OSTEOPATIA PER I BAMBINI CON ADHD
Durante la crescita di un bambino, avviene (o dovrebbe avvenire) un processo naturale molto semplice e lineare: l’educazione e l’interazione sociale “smussano” tutti quegli aspetti di iperattività, impulsività, distraibilità, impazienza del bambino. Come si “smussano”? In altre parole, come fa il cervello del bambino a modificarsi e quindi a modificare il comportamento?
Descrivendo il processo in poche righe, possiamo dire che educazione e interazione sociale agiscono sul “maturando” prefrontale che impara che “ci si comporta così”, “questo va bene e questo no”, “così non si fa”, ecc. Qualcuno definisce il prefrontale “lobo censorio” proprio perché è in grado di scegliere i comportamenti, le emozioni e i sentimenti più adeguati inibendo quelli inadeguati in un determinato momento.
In alcuni bimbi qualcosa non va in questa direzione e queste caratteristiche
permangono, spesso in maniera estrema. Esse trasformano il bambino in una “nota stonata” (mi si perdoni questa forte dicitura) all’interno del contesto ludico, scolastico e nel resto delle situazioni sociali. Ecco che si parla di ADHD o Disturbo da deficit d’attenzione e iperattività.
Che cos’è l’ADHD e come si comporta u bambino con ADHD?
Facciamo riferimento alla descrizione che troviamo sul sito AIFA – Associazione Italiana Famiglie ADHD – per cui i bambini con ADHD “si mostrano continuamente agitati, in continuo movimento, non riescono a stare mai fermi, si dimenano continuamente e i genitori trovano grande difficoltà a tenere buoni. Quando, poi, iniziano a frequentare la scuola sono quei bambini che le insegnanti non vorrebbero mai tenere: si alzano continuamente dal loro posto, danno fastidio ai compagni, non riescono a svolgere i compiti assegnati e finiscono spesso per cambiare banco, classe e talvolta … scuola. Il loro profitto scolastico proprio per la ridotta capacità di concentrazione è spesso scarso o comunque sufficiente e difficile è il loro rapporto con i coetanei, ma anche con gli adulti per la grande impulsività”. Questa descrizione dipinge chiaramente il dramma di questa situazione che, quindi, non riguarda solo il bimbo: tutti quelli che si trovano intorno in qualche maniera risentono di tale condizione.
Ma da cosa dipende l’ADHD?
AIFA prosegue dicendo che l’ADHD è una “vera patologia organica” . ‘Organica’, significa che ha un substrato biologico, in questo caso, dato che di mezzo c’è il cervello, si parla di substrato neuro-biologico. L’ADHD si può diagnosticare quando “il bambino risponde ad una serie di criteri clinici ben definiti dal mondo scientifico”. Rimando al sito dell’AIFA onlus (http://www.aifaonlus.it) per ulteriori approfondimenti.
Quali terapie esistono al momento?
Attualmente, la terapia consiste nell’utilizzo di strategie psicologiche, parent training e farmaci. Molti progressi sono stati fatti, a partire dall’inquadramento fino ad arrivare alla terapia, ma come società e mondo scientifico dobbiamo continuare a sperimentare per poter ridare a questi bimbi e alle loro famiglie una vita “normale”.
Che ruolo ha l’osteopatia in tutto ciò? A questa domanda hanno iniziato a rispondere nel 2012 Alessandro Accorsi (un collega dal cuore grande grande) e altri pubblicando sul “Journal of American Osteopathic Association” questo studio (link in fondo alla pagina).
COME HANNO FATTO
Di 28 bambini (5-15 anni d’età) con diagnosi di ADHD:
– 14 hanno ricevuto il trattamento osteopatico
– 14 non hanno ricevuto il trattamento osteopatico
TUTTI i bambini proseguivano con la terapia convenzionale
– 6 trattamenti (2 settimanali e 4 bisettimanali)
– Le tecniche osteopatiche erano eseguite sulla base della valutazione effettuata.
MISURE
Test di Biancardi-Stroppa modificato in cui il bambino deve individuare nel minor tempo possibile tutte le campanelle all’interno di un disegno molto confuso e ricco di molti altri stimoli confondenti: questo è un compito che richiede focalizzazione e concentrazione.
RISULTATI
– I bambini trattati osteopaticamente hanno migliorato la rapidità di esecuzione del test delle campanelle; la regressione lineare multivariata ha evidenziato un miglioramento nell’accuratezza. Questo dimostra un miglioramento nelle capacità di concentrazione, focalizzazione e esclusione dei fattori distraenti.
– Nessun effetto collaterale registrato
CONSIDERAZIONI
– Trattamento non protocollato che lascia spazio ad un approccio basato sull’individuale espressività dell’organizzazione disfunzionale.
– Primo studio “sui generis” che deve entusiasmarci e invogliarci (magari adoperando un gruppo placebo) a proseguire, su questa strada: il corpo ha un ruolo ancora troppo sottovalutato nelle condizioni in cui è il cervello l’elemento centrale e questo errato preconcetto di Cartesiana impronta è, purtroppo, gravemente limitante per un approccio che potrebbe fare la differenza.
Link articolo originale https://goo.gl/vVBqfD
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A cura di Giandomenico D’Alessandro