Cronobiologia: ne hai mai sentito parlare?
Perché alcuni sono pimpanti la mattina e crollano la sera?
Perché altri studiano e lavorano meglio di notte?
Perché alcune persone necessitano di poche ore di sonno e altre (come me) se non dormono 8 ore diventano zombie?
C’è un ramo scientifico che sta a metà strada tra la biologia e la psicologia che risponde a queste ed altre domande: la cronobiologia.
Vediamo di che si tratta
La cronobiologia è lo studio di come cambiano le funzioni fisiologiche dell’individuo in relazione al proprio orologio biologico interno.
Occhio che quando io uso la parola individuo, la sto utilizzando nel suo pieno significato etimologico: “in-dividuo”, cioè “non-divisibile”, quindi quando io dico “individuo” intendo sia corpo che mente.
Ed è, infatti, l’intera individualità corpo mente della persona che pare risentire di questa ritmo circadiano interno.
La cosa che mi ha sorpreso è scoprire che l’orologio interno di ognuno di noi è estremamente “personalizzato” e che molti nostri problemi possono dipendere da uno sfasamento tra tempo interno e tempo sociale! Quindi ho fame intorno alle 12.00 ma la scuola o il turno di lavoro finiscono alle 13.00. E dalle 12.00 alle 13.00 io come individuo non funziono al meglio. E quindi anche le performance calano.
Till Roenneberg e il suo libro, “Che ora fai?”

Addentrandosi nella lettura, il cronobiologo Roenneberg, professore di cronobiologia presso l’Istituto di Psicologia Clinica di Monaco di Baviera, ci dà gli strumenti per capire il nostro cronotipo, rispettive forze e debolezze e cambiare la routine quotidiana in accordo, ove possibile.
Originale la scelta dell’impostazione del libro: ogni capitolo, infatti, ha una prima parte in cui si racconta una storia e una seconda parte in cui si spiega scientificamente quel che è accaduto nella storia. Una soluzione didatticamente intelligente perchè fa immediatamente calare il lettore nell’applicazione pratica e aiuta subito a catturare l’attenzione!
Ho scoperto che anche diverse patologie possono essere legate a questo sfasamento. Ho avuto conferma dei potenziali danni che i turni di lavoro possono provocare all’individuo.
Ho anche potuto capire qualcosa in più della pratica clinica: parlando con un paziente che frequentava il 5° superiore e che aveva qualche difficoltà a stare attento a seguire nelle prime ore di lezione, mi ha detto testuali parole “io la mattina non capisco niente, anche se vado a dormire presto la sera e anche se prendo il caffè la mattina. Il mio compagno di banco sa che almeno per la prima ora non deve darmi rivolgermi la parola”.
Immaginate questo ragazzo alle prese con un compito in classe fatto alla prima ora quando la sua individualtià non funziona a causa, in parte, di questo sfasamento. Poi se non ha studiato stiamo apposto. L’episodio di questo ragazzo è capitato per magia proprio mentre leggevo questo libro. Forse non si tratta di magia, ma si tratta di bias cognitivo, cioè ho dato peso a queste sue parole perché ero cognitivamente condizionato dalla lettura di quei giorni. Magari altre volte sono capitati fatti simili, ma semplicemente non li ho visti, non li colti. Ovviamente non bisogna pensare che sia solo questa la spiegazione di tutti i fenomeni, ma essendo una lacuna nella mia conoscenza questo libro l’ha colmata in maniera soddisfacente.
Punti di forza e di debolezza di ‘Che ora fai?’
Direi che i punti di forza di questo libro sono: la modalità con cui esso è organizzato, le ricche note nella parte finale e la semplicità
I punti di debolezza riguardano la visione eccessivamente genetico-centrica (mi sarebbe piaciuto sapere degli eventuali effetti ambientali nella regolazione di questi ritmi interni). E poi si percepisce che è un libro tradotto: la sintassi non è molto fluida.
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A cura di Giandomenico D’Alessandro