Altre generalità sulla sensitizzazione
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Nel precedente video/articolo abbiamo dato le definizioni di sensitizzazione, capendo il fenomeno da un punto di vista del micro-mondo neurale. La cosa più interessante riguarda il fatto che per attuarsi, la sensitizzazione non ha richiesto un intervento esterno alla sinapsi tra i neuroni A e B presentati la scorsa volta.
È stata l’attività del circuito neurale a portare ad una modifica del circuito neurale stesso.
In pratica, l’attività ha determinato un cambiamento (infatti si dice che la sensitizzazione è un fenomeno attività-dipendente).
Questo è un fenomeno di apprendimento che è tipico di tutte le strutture intelligenti, ossia che sono in grado di cambiare sulla base della loro stessa attività che a sua volta dipende dalle informazioni precedentemente ricevute.
Per esempio, i nostri comuni computer non sono in grado di imparare: essi hanno solo enormi capacità di memoria e calcolo ma i loro circuiti non sono vivi e intelligenti, quindi non imparano nel senso biologico e con un’efficienza paragonabile a quella biologica, a quella degli esseri viventi, cioè non cambiano la loro struttura in seguito alle informazioni ricevute.
I nostri circuiti neurali dal midollo spinale al prefrontale sono vivi e intelligenti, quindi cambiano in base a come si attivano in seguito alle informazioni che ricevono. Infatti i nostri neuroni A e B hanno cambiato qualcosa in seguito alla precedente attività, in particolare aumentando la loro connessione.
In altre parole, servendoci di un lessico informatico, nei sistemi viventi il software (l’informazione o funzione) porta ad un’effettiva modifica dell’hardware (la struttura sulla quale può operare il software). E se questo è impossibile per l’informatica perché creata da mano umano, è invece la normalità per la biologia, in quanto software e hardware (funzione e struttura) corrispondono.
Questo risuonerà nella mente degli osteopati che hanno meditato almeno un po’ sul significato del secondo principio osteopatico relazione struttura-funzione. Principio che, lo vedremo un’altra volta, non è osteopatico ma è un principio biologico, come tra l’altro la sensitizzazione ci insegna.
Torniamo a noi.
Se la connessione o connettività rimane solo per un breve periodo o comunque in maniera transitoria, allora si parla di sensitizzazione a breve termine; se invece l’aumento permane nel tempo si parla di sensitizzazione a lungo termine.
Breve termine e lungo termine vi ricordano qualcosa, vero?
Memoria a breve e lungo termine, no? Infatti i meccanismi molecolari e cellulari della sensitizzazione sono gli stessi della memoria classicamente intesa. Ci sono i soliti neurotrasmettitori e recettori (ce n’è qualcuno in più ma il meccanismo d’azione è sovrapponibile), ci sta l’aumento del calcio intracellulare e se è a lungo termine ci sta l’attivazione genetica con conseguente attivazione della sintesi proteica che porterà alla modificazione fisica della sinapsi.
Esattamente come la memoria classicamente intesa con un’unica differenza, però cruciale.
La sensitizzazione riguarda quei neuroni che hanno a che fare con il dolore e con il danno tissutale periferico.
Ti consiglio di vedere il video su YouTube (lo trovi a questo link).
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