Consigli di lettura: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello – Oliver Sacks

“Poi, evidentemente convinto che la visita fosse finita, si guardò intorno alla ricerca del cappello. Allungò la mano e afferrò la testa di sua moglie, cercò di sollevarla, di calzarla in capo. Aveva scambiato la moglie per un cappello!”

 

 

Il dottor P. riconosce le forme stilizzate, riesce ad astrarre, riconosce Wiston Churchill grazie ad un particolare (il sigaro), ma non riesce più ad avere un rapporto con l’intera immagine che gli si presenta davanti, soprattutto i volti. Agnosia visiva (“prosopagnosia” quando si tratta dell’incapacità di riconoscere i volti). La vista è perfetta, ma la realtà non ha significato, perdi la capacità di nominarla a meno che non passa per altri canali sensoriali, come il gusto, l’olfatto, il tatto o l’udito. Ed ecco che una rosa diventa tale non vedendola ma solo odorandola! Caso raro perchè qualsiasi processo patologico deve essere molto preciso per andare a mettere fuori gioco parti molto piccole del cervello tanto da dare particolarissimi condizioni cliniche come quella del dottor P. 

 

 

C’è una bella espressione che descrive questo aspetto “Il bisturi della malattia” come dice Antonio Damasio ne Alla ricerca di Spinoza, tanto crudele quanto fantastico: è veramente in grado di provare lesioni precise e circoscritte in grado di mettere in evidenza dis-funzioni altrettanto ben specifiche. E dall’alterata normalità ecco che noi possiamo capire a cosa serve quella zona. Capiamo, come nel caso del dottor P., che non è sufficiente vedere. Per dare un nome alle cose, per riconoscerle l’informazione visiva deve passare per altre aree e altre ancora in un processo che, quando funziona tutto perfettamente, dà vita a quella sensazione di unità e fluidità sensoriale (e senso-motoria) che noi diamo per scontata.

 

Sono 24 i casi neurologi raccontati in questo libro da Oliver Sacks, più che un neurologo una star, oltre che per la sua bravura, per la sua inimitabile capacità di raccontare le storie dei suoi pazienti. Oliver Sacks è una consocenza già nota alla nostra rubrica Consigli di lettura: avevamo recensito Musicofilia e Emicrania

 

Il libro è suddiviso in 4 parti: la prima (in cui c’è il dottor P.) è quella delle “perdite”, ossia i pazienti che perdono una determinata funzione sensoriale o motoria; la seconda parte dal titolo “eccessi” è quella più divertente e drammatica allo stesso tempo (la neurologia ha spessissimo questa ambivalenza); la terza parte “trasporti” che raccoglie tutti i casi di allucinazione è veramente un trasporto, un viaggio in situazioni assolutamente incredibili. La quarta e ultima parte “il mondo dei semplici” con le storie di pazienti con ritardi, “bambini innocenti e concreti”. Forse la parte più commovente

 

No, non renderei giustizia al capolavoro di Sacks. OGNI storia è commovente. Perchè è una storia. Non è un libro di neurologia: quei pazienti tu lettore li vedi perchè Sacks ha la capacità, mediante la scrittura, di risvegliare il mago che è in noi (“immaginare”, “in-me-mago-agere”, “in me agisce un mago”). E quel mago, che è il nostro cervello, quel “telaio incantato” come lo chiamava Sherrington è in grado di creare un film dal libro (dai libri!) di Sacks. E, insieme alle storie, questo piccolo miracolo che avviene nella testa del lettore forse testimonia quello che Sacks voleva far passare con le sue storie: che bellezza il cervello, vero?

 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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