Evidenze scientifiche: la mia nuova rubrica
Anche se vi avevo già presentato un’evidenza scientifica riguardante l’osteopatia nella prematurità (clicca qui se vuoi leggerla), oggi vi rivelo il nuovo progetto: la rubrica “evidenze scientifiche” in cui troverai la sintesi e spiegazione di vari articoli scientifici accompagnati da alcune mie personali considerazioni.
Non mi limiterò agli articoli scientifici in ambito osteopatico, ma estenderò la rubrica anche ad alcuni interessanti studi che comunque possono aiutare l’osteopata a comprendere meglio la realtà clinica e la salute in generale.
Perchè ho deciso di iniziare ques’altra rubrica? Pochi giorni fa ne avevo iniziata un’altra, quella dei “consigli di lettura” (che potete trovare cliccando qui).
Ecco i due motivi per cui inizio oggi quest’altra impegnativa rubrica:
1. L’evidenza scientifica è di grande aiuto al clinico.
Troppo spesso sento dire che clinica e ricerca sono mondi separati, ma chi parla lo fa senza cognizione di causa. Anche per smontare questa stupidaggine, Francesco Cerrittelli ha creato il corso di ricerca così da far capire a tutti l’utilità clinica della ricerca. Nell’articolo che puoi trovare cliccando qui, ho raccontato la mia emozione nell’apprendere che avrei affiancato Francesco in questo corso!
2. Voglio regalare una sintesi critica in lingua italiana a chi non conosce l’inglese o a chi non ha tempo/voglia di leggere l’intero articolo.
Questa cosa la perdono agli osteopati italiani che hanno più di 40 anni. Per i più giovani questa scusa dell’inglese non è ammessa. E non è nemmeno ammessa la scusa della mancanza di tempo. Infatti nel corso di ricerca che vi ho menzionato prima, si può imparare a leggere l’articolo in modalità “cecchino”, cioè andando subito liddove sappiamo esserci le informazioni davvero importanti.
Fatte queste doverose premesse, vediamo questo articolo!
Osteopatia e cefalea post-traumatica
C’è un elemento fondamentale che deve far riflettere leggendo il case report che potete trovare cliccando qui presentato dai colleghi Vito Adragna, Simona Piazzola, Giacomo Lo Voi del Centro Studi di Osteopatia Tradizionale (CSOT) di Roma al primo congresso della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, nel 2015.
Alla fine del case report ti spiego qual è l’elemento fondamentale.
La donna comincia a soffrire di mal di testa: 2/3 attacchi al mese (ibuprofene al bisogno). Nel 2013, dopo un mal di testa continuativo per ben 2 settimane, arriva a consulto dai colleghi osteopati.
Come hanno trattato questa signora i colleghi osteopati?
I colleghi hanno fatto 5 sedute osteopatiche, nelle quali è stato utilizzato il nostro caro approccio “black-box” detto anche “patient need-based treatment”. Ti spiego in 17 parole che cosa vuol dire. Non c’era un protocollo standardizzato: l’osteopata trattava quello che riteneva necessario sulla base dell’individuale valutazione osteopatica.
Quali sono state le misurazioni?
I colleghi osteopati hanno testato il risultato dell’intervento osteopatico, mediante due scale:
La scala Headache Impact Test (HIT-6) che descrive l’impatto che la cefalea ha sulla qualità della vita. Il punteggio va da 36 a 78, più alto il punteggio, peggio è!
– La Numerical Rating Scale (NRS) che permette al paziente di indicarzi l’intensità del dolore. Va da 0 a 10, più alto il punteggio, peggio è!
Quali sono stati i risultati?
I risultati sono stati incredibili:
– La scala HIT-6 passa da 63 a 38. Ti ricordo il minimo è 36, quindi c’è stato un miglioramento quasi totale.
– La scala NRS è passata da 8 a 0, rivelando un miglioramento totale della sintomatologia.
Ma arriviamo all’ultimo risultato: un anno dopo l’ultimo trattamento la donna ha riportato di aver avuto 2 soli episodi di moderata intensità! Ragazzi! 2 soli episodi in un intero anno! Parliamo di una donna che aveva 2/3 episodi al mese, quindi 24/36 all’anno! Incredibile! Immaginate quanto possa essere stata contenta questa signora!
Le mie considerazioni su questo case report
Già conoscevamo l’efficacia dell’osteopatia nella cefalea primaria, ossia quella senza causa apparente. Addirittura l’osteopatia è stata inserita tra le terapia consigliate per la cefalea primaria da parte di un gruppo di esperti. Se clicchi qui puoi leggere l’articolo che ho scritto a rigurdo.
Ma In questo caso non si tratta di cefalea primaria. Si tratta di una cefalea secondaria, ossia che insorge in seguito a qualcosa, in questo caso è un trauma cranico. Quindi anche se si tratta di un case report, questa evidenza aggiunge un tassello strategico al quadro delle evidenze scientifiche in ambito osteopatico.
Adesso parliamo dell’elemento fondamentale che vi avevo menzionato all’inizio di questo articolo. Forse non tutti lo hanno colto, per questo lo riporto mettendo un forte accento:
Modificare un dolore cronico che dura dal 1994, quasi 20 anni, indica che si è riusciti a cambiare il funzionamento dei relativi circuiti neurali che erano “bloccati” in un determinato stato per decenni!
Ripeto, forse pochi si rendono conto della portata di questa cosa: il trattamento osteopatico è riuscito a modificare i processi mnestici, di sensitizzazione che sostenevano quella sintomatologia cronica!
Se è la prima volta che senti la parola sensitizzatione, è molto grave perchè se sei un osteopata o in generale in clinico, devi conoscere la sensitizzazione! Conoscendo la sentizzazione, infatti, capirai meglio i fenomeni clinici.
Per tua fortuna ho fatto una serie di artioli che trattano della sensitizzazione e anche un’intera playlist su YouTube (che ti consiglio, perchè è più gradevole degli articoli). Puoi leggere gli articoli cliccando qui, oppure la playlist su YouTube cliccando qui.
Ultima considerazione: sarebbe stato interessante sapere se vi fossero anche manifestazioni cliniche di sensitizzazione centrale come allodinia e/o iperalgesia primaria in zona trigemino-cervicale e anche manifestazioni autonomiche. Se sì, esse si sono modificate?
Complimenti e grazie ai colleghi Vito Adragna, Simona Piazzola, Giacomo Lo Voi per questo lavoro!
______________________________________
A cura di Giandomenico D’Alessandro
Evidenze scientifiche: la mia nuova rubrica
Anche se vi avevo già presentato un’evidenza scientifica riguardante l’osteopatia nella prematurità (clicca qui se vuoi leggerla), oggi vi rivelo il nuovo progetto: la rubrica “evidenze scientifiche” in cui troverai la sintesi e spiegazione di vari articoli scientifici accompagnati da alcune mie personali considerazioni.
Non mi limiterò agli articoli scientifici in ambito osteopatico, ma estenderò la rubrica anche ad alcuni interessanti studi che comunque possono aiutare l’osteopata a comprendere meglio la realtà clinica e la salute in generale.
Perchè ho deciso di iniziare ques’altra rubrica? Pochi giorni fa ne avevo iniziata un’altra, quella dei “consigli di lettura” (che potete trovare cliccando qui).
Ecco i due motivi per cui inizio oggi quest’altra impegnativa rubrica:
1. L’evidenza scientifica è di grande aiuto al clinico.
Troppo spesso sento dire che clinica e ricerca sono mondi separati, ma chi parla lo fa senza cognizione di causa. Anche per smontare questa stupidaggine, Francesco Cerrittelli ha creato il corso di ricerca così da far capire a tutti l’utilità clinica della ricerca. Nell’articolo che puoi trovare cliccando qui, ho raccontato la mia emozione nell’apprendere che avrei affiancato Francesco in questo corso!
2. Voglio regalare una sintesi critica in lingua italiana a chi non conosce l’inglese o a chi non ha tempo/voglia di leggere l’intero articolo.
Questa cosa la perdono agli osteopati italiani che hanno più di 40 anni. Per i più giovani questa scusa dell’inglese non è ammessa. E non è nemmeno ammessa la scusa della mancanza di tempo. Infatti nel corso di ricerca che vi ho menzionato prima, si può imparare a leggere l’articolo in modalità “cecchino”, cioè andando subito liddove sappiamo esserci le informazioni davvero importanti.
Fatte queste doverose premesse, vediamo questo articolo!
Osteopatia e cefalea post-traumatica
C’è un elemento fondamentale che deve far riflettere leggendo il case report che potete trovare cliccando qui presentato dai colleghi Vito Adragna, Simona Piazzola, Giacomo Lo Voi del Centro Studi di Osteopatia Tradizionale (CSOT) di Roma al primo congresso della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee, nel 2015.
Alla fine del case report ti spiego qual è l’elemento fondamentale.
La donna comincia a soffrire di mal di testa: 2/3 attacchi al mese (ibuprofene al bisogno). Nel 2013, dopo un mal di testa continuativo per ben 2 settimane, arriva a consulto dai colleghi osteopati.
Come hanno trattato questa signora i colleghi osteopati?
I colleghi hanno fatto 5 sedute osteopatiche, nelle quali è stato utilizzato il nostro caro approccio “black-box” detto anche “patient need-based treatment”. Ti spiego in 17 parole che cosa vuol dire. Non c’era un protocollo standardizzato: l’osteopata trattava quello che riteneva necessario sulla base dell’individuale valutazione osteopatica.
Quali sono state le misurazioni?
I colleghi osteopati hanno testato il risultato dell’intervento osteopatico, mediante due scale:
La scala Headache Impact Test (HIT-6) che descrive l’impatto che la cefalea ha sulla qualità della vita. Il punteggio va da 36 a 78, più alto il punteggio, peggio è!
– La Numerical Rating Scale (NRS) che permette al paziente di indicarzi l’intensità del dolore. Va da 0 a 10, più alto il punteggio, peggio è!
Quali sono stati i risultati?
I risultati sono stati incredibili:
– La scala HIT-6 passa da 63 a 38. Ti ricordo il minimo è 36, quindi c’è stato un miglioramento quasi totale.
– La scala NRS è passata da 8 a 0, rivelando un miglioramento totale della sintomatologia.
Ma arriviamo all’ultimo risultato: un anno dopo l’ultimo trattamento la donna ha riportato di aver avuto 2 soli episodi di moderata intensità! Ragazzi! 2 soli episodi in un intero anno! Parliamo di una donna che aveva 2/3 episodi al mese, quindi 24/36 all’anno! Incredibile! Immaginate quanto possa essere stata contenta questa signora!
Le mie considerazioni su questo case report
Già conoscevamo l’efficacia dell’osteopatia nella cefalea primaria, ossia quella senza causa apparente. Addirittura l’osteopatia è stata inserita tra le terapia consigliate per la cefalea primaria da parte di un gruppo di esperti. Se clicchi qui puoi leggere l’articolo che ho scritto a rigurdo.
Ma In questo caso non si tratta di cefalea primaria. Si tratta di una cefalea secondaria, ossia che insorge in seguito a qualcosa, in questo caso è un trauma cranico. Quindi anche se si tratta di un case report, questa evidenza aggiunge un tassello strategico al quadro delle evidenze scientifiche in ambito osteopatico.
Adesso parliamo dell’elemento fondamentale che vi avevo menzionato all’inizio di questo articolo. Forse non tutti lo hanno colto, per questo lo riporto mettendo un forte accento:
Modificare un dolore cronico che dura dal 1994, quasi 20 anni, indica che si è riusciti a cambiare il funzionamento dei relativi circuiti neurali che erano “bloccati” in un determinato stato per decenni!
Ripeto, forse pochi si rendono conto della portata di questa cosa: il trattamento osteopatico è riuscito a modificare i processi mnestici, di sensitizzazione che sostenevano quella sintomatologia cronica!
Se è la prima volta che senti la parola sensitizzatione, è molto grave perchè se sei un osteopata o in generale in clinico, devi conoscere la sensitizzazione! Conoscendo la sentizzazione, infatti, capirai meglio i fenomeni clinici.
Per tua fortuna ho fatto una serie di artioli che trattano della sensitizzazione e anche un’intera playlist su YouTube (che ti consiglio, perchè è più gradevole degli articoli). Puoi leggere gli articoli cliccando qui, oppure la playlist su YouTube cliccando qui.
Ultima considerazione: sarebbe stato interessante sapere se vi fossero anche manifestazioni cliniche di sensitizzazione centrale come allodinia e/o iperalgesia primaria in zona trigemino-cervicale e anche manifestazioni autonomiche. Se sì, esse si sono modificate?
Complimenti e grazie ai colleghi Vito Adragna, Simona Piazzola, Giacomo Lo Voi per questo lavoro!
______________________________________
A cura di Giandomenico D’Alessandro