Osteopatia e prematurità: un incontro che serve a tutti!

L’osteopatia serve ai neonati prematuri (e anche a noi che paghiamo le tasse!)

 

 

Oggi vi proprongo questa revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sulla rivista Medicine dai colleghi Diego Lanaro e Nuria Ruffini della COME Collaboration Onlus e Andrea Manzotti della scuola di osteopatia SOMA di Milano. Questi 3 colleghi osteopati insiema Gianluca Lista, direttore di neonatologia, patologia e terapia internsiva neonatale del Buzzi di Mialno hanno raccolto i dati di 5 ricerche che studiavano i benefici apportati dall’osteopatia ai bambini nati prematuramente. Durata di degenza e costi sono stati gli obiettivi su cui i ricercatori si sono focalizzati. 

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie al collega Daniele Guardalupi per la foto.

 

 

 

Puoi scaricare l’articolo cliccando qui.

 

 

Prima di presentarvi lo studio, dobbiamo capire che cosa significa meta-analisi. Infatti, se non capiamo questa parola, non daremo a questa pubblicazione tutto il peso che merita! In seconda battuta dobbiamo capire bene le implicazioni della prematurità, così da apprezzare meglio la portata clinico-economica di questo lavoro!

 

 

Meta-analisi, la punta della piramide

 

 

 

 

Quella che vedete qui in alto è la cosiddetta piramide dell’evidenza. La piramide dell’evidenza è un modo per mettere in ordine le varie tipologie di studi scientifici dalla meno forte metodologicamente (la base della piramide) alla più forte metodologicamente (la punta della piramide).

 

 

Attenzione: non vuol dire che quello che c’è alla base faccia schifo o che sia inutile. Si parla di metodologia, ma ogni tipologia di studio è importante per aggiungere pezzetti differenti di conoscenza della realtà e ogni tipologia di studio è adeguata ad un determinato tipo di domanda di ricerca. Ne abbiamo parlao molto nel corso di ricerca base (se clicchi qui vai direttamente all’articolo).

 

 

Come vedete dall’immagine, la parte più alta della piramide è occupata dalle revisioni sistematiche con meta-analisi. Esse si trovano lì perchè sono metodologicamente molto forti raccolgono sistematicamente (appunto, “revisione sistematica”) tutti gli studi simili e globalmente ne analizzano (appunto, “meta-analisi”) i risultati. Immaginate che è come fare un unico grande studio sperimentale con un numero ENORME di pazienti!

 

 

Perchè la prematurità è un problema?

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie alla collega Francesca Bonanno per la foto.

 

 

Se madre Natura ha deciso che la gravidanza deve durare 9 mesi un motivo c’è. Questo lungo tempo di gestazione serve alla maturazione dei sistemi fisiologici che devono arrivare ad una capacità tale da poter affrontare la vita al di fuori dell’utero. 

 

 

Le evidenze scientifiche stanno confermando quello che l’intuito e la logica ci dicono da sempre:

 

 

La prematurità è un fattore di rischio per le patologie future sia fisiche ma anche della sfera psichica.

 

 

Il motivo sta nella discrepanza tra quello che l’ambiente chiede alla nostra fisiologia e quello che la nostra fisiologia riesce a fare. 

 

 

Quando dico “prematurità come fattore di rischio”, dovete pensare che è simile al fumo di sigaretta: il tabagismo, infatti, è facilmente associato all’espressione “fattore di rischio” per la salute. Ah, anche la sedentarietà è un fattore di rischio per la salute e ne ho parlato in un articolo che puoi leggere cliccando qui.

 

 

Ma non finisce qui. Oddio, anche “solo” questo basterebbe a dire “forza, occupiamoci dei neonati pramaturi! Capiamo come possiamo aiutarli nel loro sviluppo al di fuori dell’ambiente uterino”. Ma c’è anche un altro aspetto a cui la gente comune dà poca importanza ma chi si occupa di distribuzione delle risorse sanitarie e di budget ospedaliero questa cosa la tiene molto in considerazione:

 

 

La prematurità è incredibilmente costosa per il sistema sanitario.

 

 

Reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale evangelico Betania (https://www.ospedalebetania.org).

 

 

 

Pensate alle incubatrici che diventano sempre più tecnologiche, pensate alle varie strumentazioni di assistsenza, pensate al gran numero di personale che occorre avere in reparto di terapia intensiva neonatale, e pensate alla formazione continua che questo personale deve fare! Tutte queste cosa hanno un costo ed è giusto investire soldi in questo ambito perchè dobbiamo facilitare lo sviluppo del prematuro, così da racogliere i frutti in futuro.

 

 

Un prematuro assistito meglio, sarà un adulto che si ammala meno e quindi costerà meno al sistema sanitario nazionale!

 

 

 

 

Occhio a questo passaggio. So che a molti di voi non interessa, ma vi assicuro che i policy-makers e gli stakeholders guardano con molta attenzione a questi aspetti.

 

 

Ultimo passaggio: l’effetto “lente d’ingrandimento”. Che cosa vuol dire: alle due considerazioni che abbiamo fatto (fattore di rischio e costi) aggiungiamo una cosa cruciale

 

 

La prematurità è in aumento

 

 

La prevalenza dei parti prematuri (e della sopravvivenza dei piccoli prematuri) è in netto aumento nel corso degli anni.

 

 

Questo perchè i progressi della medicina riescono a salvare bimbi che anche solo pochi anni fa non sarebbero sopravvissuti. Ci sono sempre più storie di neonati che sopravvivono anche se nati dopo 6 mesi di gestazione. Curiosità: il record mondiale di prematurità (si considera ovviamente bimbo che ce l’ha fatta a sopravvivere) è di 21 settimane e 1 giorno.

 

Ora che sappiamo qualcosa in più sulla prematurità, transitiamo un attimo per il concetto di “durata di degenza” e finalmente vediamo i risultati della revisione sistematica con meta-analisi dei colleghi osteopati.

 

 

Durata di degenza: se diminuisce vinciamo tutti!

 

 

 

La durata di degenza è il tempo transcorso in ospedale. Nel caso dei prematuri parliamo del reparto di terapia intensiva neonatale (TIN).

 

 

Quanto più un prematuro è “costretto” a stare in ospedale, tanto maggiore è la sua durata di degenza.

 

 

Il prematuro rimarrà lì fin quando il neonatologo non avrà deciso che quel prematuro è in grado di vivere al di fuori dell’ospedale. Non è un compito semplice: immaginate che grande responsabilità per il neonatologo: decidere se il prematuro è abbastanza sano/forte/maturo da poter vivere tranquillamente alla casa. Quindi il neonatologo deve valutare con molta attenzione il prematuro e decidere il da farsi.

 

 

Occhio a questo passaggio perchè è crucuale:

 

 

se il prematuro ha una durata di degenza minore vuol dire che è maturato più velocemente di un prematuro che ha una maggior durata di degenza.

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie alla collega Vittoria Bianchi per la foto.

 

 

Andiamo al passaggio successivo, seguitemi ne ragionamento: se riusciamo ad abbassare la durata di degenza dei prematuri prendiamo “2 piccioni con una fava”. Anzi, 3 piccioni con una fava.

 

 

1.  Il neonato potrà andare prima a casa con i genitori, eventuali fratellini e sorelline e se la nonna è pugliese gli farà mangiare subito i panzerotti per aiutarlo a rimettersi in forze.

 

 

2.  Il sistema sanitario nazionale avrà risparmiato migliaia di euro per ogni giorno di “accorciamento” della durata di degenza.

 

 

3. Tutte le persone intorno al prematuro saranno serene: genitori, zii, nonni, amici del prematuro non saranno mai tranquilli nel sapere che il neonato è ancora in ospedale. Apro una parentesi su cui tornerò: non immaginate quanto la salute del neonato passi attraverso la salute di chi gli sta intorno

 

 

 

 

 

Dovete capire questa cosa: prendersi cura dei prematuri cercando di aiutare il loro sviluppo e maturazione per ridurre la durata di degenza è un gioco “win-win”.

 

 

Vinciamo tutti: vince il prematuro, vince la sua famiglia e vince il sistema sanitario nazionale.

 

 

Investire risorse non solo nel far sopravviere i prematuri, ma anche nel farli maturare più velocemente (e vi ho spiegato che l’indicatore migliore di questa cosa è proprio la durata di degenza) è segno di una società avanzata e lungimirante.

 

 


 

 

Lo studio: metodi

 

 

Notare come 4 dei 5 trial clinici inclusi siano stati fatti in Italia!

 

 

I colleghi hanno raccolto i risultati di 5 trial clinici per un totale di 1306 prematuri. L’obiettivo era proprio quello di valutare la durata di degenza dei prematuri trattati osteopaticamente e quelli che non trattati osteopaticamente e vedere, appunto, se vi fosse una differenza nella loro durata di degenza. A questo si associava un secondo obiettivo, cioè la valutazione dei costi: infatti se si riduce la durata di degenza, si riducono anche i costi.

 

 

Punto importante: i neonatologi che si occupavano di valutare se i preaturi erano sani/forti/maturi abbastanza da poter essere dimessi, NON sapevano quali prematuri fossero stati trattati osteopaticamente e quali no. In gergo tecnico si dice che i neonatologi erano in cieco per quanto riguarda l’allocazione dei partecipanti. Questo è uno dei pilastri della metodologia dei trial clinici. 

 

 

Trattamento osteopatico in neonato prematuro. Grazie alla collega osteopata Marta Negroni per la foto.

 

 

Tralascio altri aspetti metodologici perchè non voglio scrivere un articolo tecnico. Se volete le mie valutazioni metodologiche, ditemelo: lo farò in un articolo dedicato. Intanto, vi anticipo sono ottime.

 

 


 

 

Risultati

 

 

Tabella dell’articolo, per comodità ve la spiego qui sotto.

 

 

Li vedete nella tabella qui sopra, ma ve li semplifico. I neonati trattati con l’osteopatia hanno mostrato una riduzione significativa della durata di degenza di 2,71 giorni. Quindi mediamente più di 2 giorni e mezzo.

 

 

Ma quella è la media. C’è di più:

 

 

– Neonati molto prematuri (nati prima della 32^ settimana di gestazione) trattati osteopaticamente venivano dimessi 9 giorni prima degli altri.


– Neonati moderatamente prematuri (nati tra la 32^ e la 34^ settimana di gestazione) trattati osteopaticamente venivano dimessi 3 giorni prima degli altri


– Neonati con prematurità tardiva (nati tra la 34^ e la 36^ settimana di gestazione) trattati osteopaticamente venivano dimessi 2 giorni prima degli altri

 

 

Quindi, il vantaggio dato dall’osteopatia era tanto più grande quanto più grave era la prematurità. In altre parole, conviene ancor di più trattare i prematuri gravi!

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie al collega Federica Basciano per la foto.

 

 

Per ogni neonato prematuro trattato osteopaticamente rispetto a chi non è stato trattato osteopaticamente, si è avuto un risparmio di oltre 1.500 euro , appunto perchè veniva dimesso prima degli altri! E ricordiamo che i neonatologi non sapevano quali neonati erano stati trattati osteopaticamente e quali no!

 

 

Ultimo risultato da riportare: non si è registrato alcun effetto collaterale, dimostrando che il trattamento osteopatico nei prematuri è sicuro!

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie alla collega Elisa Rossi per la foto.

 

 


 

 

Considerazioni

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie alla collega Alessia Melpignano per la foto.

 

 

Non ha senso fare considerazioni. Se avete letto con attenzione dall’inzio alla fine, sicuramente avete capito la grande portata della pubblicazione scientifica dei colleghi osteopati.

 

 

Dovreste anche aver compreso quanto l’osteopatia possa fare per questi prematuri e per il sistema sanitario nazionale, sistema sanitario che è sempre in affanno, con scarse risorse economiche che, ricordiamo,  siamo noi cittadini a dare pagando le tasse!

 

 

Questi non sono opinioni. Sono dati scientifici. Quindi adesso tocca a chi che si occupa di politiche sanitarie darsi da fare e far entrare l’osteopata nei reparti di terapia intensiva neonatale.

 

 

Trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale su neonato prematuro. Grazie al collega Riccardo Merletti per la foto.

 

 

Non sarà difficile, dato che l’osteopatia è ormai stata individuata come professione sanitaria. E a chi dice che può solo fare prevenzione, consiglio di starsi zitto e pazientare: questa cosa cambierà.

 

 

Ma cambierà solo se professionisti e genitori “fanno rumore”, per questo motivo dovreste girare questo articolo al maggior numero di persone possibile, perchè dobbiamo diffondere questi dati affinchè il trattamento osteopatico in terapia intensiva neonatale diventi una prassi, diventi la normalità e non l’eccezione di pochi ospedali grazie all’iniziativa di singoli pionieri!

 

 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

SENSITIZZAZIONE, QUESTA (S)CONOSCIUTA – Parte 2

Sensitizzazione: occorre conoscerla anche in osteopatia?

 

 

Nella prima parte abbiamo visto:
– che cos’è la sensitizzazione
– quali sono gli “attori” principali
– la distinzione tra sensitizzazione periferica e centrale

 

 

In questa seconda parte, proviamo a rispondere alla seguente domanda:

 

 

(altro…)

Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?

Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?

 

 

(Alla fine dell’articolo capirai perchè quelle due paroline sono in rosso)

 

 

Forse non vale solo per l’osteopatia e gli osteopati, ma io sono osteopata e mi confronto con i colleghi osteopati e posso dire che questa è la domanda più frequente.

 

 

Addirittura più frequente della domanda “riuscirai a risolvere il mio problema?”

(altro…)