Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?

In questo articolo esploro tutto quel che c’è dietro una delle domande più frequenti dei nostri pazienti. Lettura consigliata sia ai pazienti che agli osteopati!

Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?

 

 

(Alla fine dell’articolo capirai perchè quelle due paroline sono in rosso)

 

 

Forse non vale solo per l’osteopatia e gli osteopati, ma io sono osteopata e mi confronto con i colleghi osteopati e posso dire che questa è la domanda più frequente.

 

 

Addirittura più frequente della domanda “riuscirai a risolvere il mio problema?”

 

 

Perchè i pazienti chiedono quante sedute occorrono?

 

 

 

 

Qualcuno potrebbe dire “semplice, perchè stanno soffrendo, quindi vogliono eliminare al più presto il dolore, il sintomo, la sofferenza”.

 

 

Non sono d’accordo. O meglio, sono d’accordo solo in parte.

 

 

Solo i pazienti che hanno dolori “freschi” sono ossessionati dalla rapidità della guarigione. Con dolori “freschi” intendo dolori non cronici, cioè presenti da meno di 3-6 mesi.

 

 

Infatti, quando il dolore è ancora “fresco”, rappresenta ancora una novità, un qualcosa di estraneo. Un qualcosa a cui il paziente non si è ancora abituato e per il quale il paziente stesso non ha trovato ancora valide strategie di “coping” ossia di gestione/convivenza del dolore.

 

 

Quindi è normale che quando il dolore è “fresco”, il paziente ha fretta, ansia e paura e quindi vuole sapere quante sedute serviranno per liberarsi di questo dolore.

 

 

Cominciate a vedere il punto?

 

 

La maggior parte dei pazienti che vediamo sono pazienti cronici. I sintomi sono presenti da anni se non decenni.

 

 

Il paziente si è abituato a quella situazione.

Il sintomo fa parte del paziente.

 

 

Non dico che non sarebbe felice di eliminarlo velocemente. Dico che non c’è tutta quell’urgenza che caratterizza il dolore più acuto perchè è un paziente diverso da quello cronico.

 

 

Anzi, in questi anni di esperienza clinica ho notato che il paziente che ha un dolore cronico è consapevole che ci vorrà molto tempo e sa anche che potrebbe non risolvere il suo problema.

 

 

Il paziente cronico non ha in mente la domanda “quante sedute occorrono?”.

 

 

Il paziente cronico si chiede (dentro di sè) “questo professionista è bravo, competente e professionale?”

 

 

Proprio perchè sa che ci vorrà tempo, il paziente cronico è disposto a fare il percorso con un professionsita che appare bravo, competente e professionale… oltre che sincero, sicuro, aperto, disponibile e competente.

 

 

Ah, e ne ha visti tanti di professionisti della salute. Spesso anche altri osteopati, quindi riesce a giudicare molto bene il nostro operato.

 

 

Quindi il vero motivo per cui il paziente chiede “quante sedute occorrono?” non è quasi mai la fretta di volersi liberare del problema.

 

 

Il vero motivo per cui i pazienti chiedono quante sedute occorrono per risolvere un problema.

 

 

 

 

 

Il motivo è la preoccupazione dell’impegno economico che il paziente pensa di sobbarcarsi quando inizia un percorso osteopatico.

 

 

E devo dire che la colpa è di molti miei colleghi che hanno delle tariffe improponibili, nemmeno fossero Dio sceso in terra.

 

 

Chiariamo: si possono anche avere tariffe esorbitanti, ma l’osteopata deve risolvere il problema in 1 o 2 sedute. E quando dico “risolvere il problema del paziente” intendo che lo deve risolvere davvero. Non che magari il paziente dice di stare meglio perchè ammaliato dalle parole, dalla fama, dall’apparenza dell’osteopata. Sul tema del costo della seduta osteopatica ci torniamo perchè ho le idee molto chiare a riguardo. Non avete idee di tutte le considerazioni che ho da fare.

 

 

Dicevamo? Ah, l’impegno economico che preoccupa il paziente e quindi giustamente vuole farsi due conti per capire se può permettersi di venire da noi.

 

 

Questa preoccupazione è IMPORTANTISSIMA e merita tutta la nostra ATTENZIONE.

 

 

Qui si aprirebbe un altro capitolo: come tenere conto di questo fattore nella gestione continuativa del paziente? Se ora inizio a rispondere a questa domanda, questo articolo diventa un libro. Quindi ricordatemi in qualche modo che devo fare un articolo specifico su questa domanda

 

 

Andiamo avanti.

 

 

Cosa rispondo ai pazienti?

 

 

La risposta che adesso do ai pazienti, e che è cambiata dall’inizio della mia carriera, è la seguente:

 

 

“Indicativamente occorrono dalle 3 alle 6 sedute, ma non si può essere precisi perché ogni paziente è diverso. Alcune volte è capitato che ci son volute più di 6 sedute; altre volte con 1 sola seduta il paziente è “rinato”; in altri casi dopo 2-3 sedute ci siamo resi conto che non valeva la pena proseguire; in altri casi ancora occorre fare un trattamento ogni 3 o 4 o 6 mesi per mantenere i risultati ottenuti. Io non so di quale categoria fai parte, quindi non ti posso dare una risposta certa perchè ogni paziente è diverso“.

 

 

Ogni paziente è diverso.

 

 

Voglio che i pazienti capiscano veramente che vuol dire “ogni paziente è diverso”.

 

 

Per noi osteopati (e penso anche per fisioterapisti, medici, chiropratici, ecc) è chiaro il motivo per cui ogni paziente è diverso. Ma per il paziente non è così chiaro e magari può pensare che questa sia una risposta “paraculo”.

 

 

Ecco perchè adesso spiego i 4 fattori che influenzano il numero di sedute necessarie ad un paziente per risolvere un determinato problema.

 

 

Sono sicuro che i miei colleghi osteopati prenderanno spunto da questo articolo e, per brevità, potrebbero inviare questo articolo direttamente ai pazienti per far leggere loro direttamente quando sia difficile rispondere a questa loro domanda.

 

 

I 4 fattori che determinano quante sedute occorrono ad un paziente per risolvere un determinato problema.

 

 

 

 

4 fattori influenzano il numero di sedute necessarie ad un dato paziente per risolvere un determinato problema: tipologia della problematica, cronicità del dolore, età del paziente, impegno del paziente nel seguire le indicazioni.

 

 

Tipologia della problematica.

 

 

 

 

 

Ci sono alcune problematiche più difficili di altre. Questo è abbastanza intuitivo, ma due esempi potrebbero aiutare a capire meglio.

 

 

Nel grande campo del “mal di testa” l’emicrania necessita di più sedute di una cefalea muscolo-tensiva. Si tratta sempre di mal di testa, ma la patogenesi dei due tipi di mal di testa è differente. Nell’emicrania non è nemmeno conosciuta del tutto. Quindi, sebbene non sia una regola vera sempre, posso dire con buona approssimazione che a parità di tutte le altre variabili, quando ho di fronte un’emicrania so già che ci vorrà qualche seduta in più.

 

 

Altro esempio: la lombalgia, cioè il comune “mal di schiena”. Una lombalgia dovuta ad una contrattura muscolare è meno grave, più semplice, più benigna di una lombalgia che deriva dalla compressione di un ramo nervoso ad opera di un’ernia. A proposito, cliccando qui trovate un interessante articolo circa mal di schiena ed ernia. Date un’occhiata.

 

 

Quindi, la tipologia della problematica è sicuramente il primo fattore da tenere in considerazione. Lo ripeto a scanso di equivoci: non è una regola fissa, ma una buona approssimazione.

 

 

Cronicità del dolore

 

 

 

 

 

Cioè: da quanto tempo è presente questo benedetto dolore? Diamo una regola generale che rappresenta una buona approssimazione:

 

 

Normalmente un dolore presente da più tempo richiede un maggior numero di sedute.

 

 

Una cefalea muscolo-tensiva che perdura da 5-10 anni richiede un maggior numero di sedute rispetto ad una cefalea muscolo-tensiva insorta da poche settimane.

 

 

Questo ha a che fare con i processi di sensitizzazione neuronale, una forma di memoria dolorosa, di cui gli addetti ai lavori possono trovare una spiegazione tecnica, dettagliata e approfondita in questo articolo scientifico che ho avuto il piacere di scrivere con due personaggi notevoli nel panorama medico-scientifico internazionale (qui è disponibile anche la traduzione in italiano).

 

 

Se vi interessa il tema della sensitizzazione, ho scritto diversi articoli su questo blog. Il primo di questi articoli lo potete leggere cliccando qui e poi proseguite con i successivi. Ma se posso darvi un consiglio, vi suggerisco di andare a vedere i video che ho pubblicato su YouTube. Secondo me sono più chiari ed efficaci degli articoli. Clicca qui per vedere la playlist su YouTube sul tema della sensitizzazione.

 

 

Età del paziente.

 

 

 

L’osteopatia basa la sua efficacia sulle capacità autocorrettive del corpo il quale è dotato di grandissimo potenziale di autoguarigione.

 

 

Quando parlo di autoguarigione o autocorrezione non dovete immaginare chissà quale strano fenomeno esoterico… La prova di questa capacità intrinseca ce l’abbiamo ogni volta che si rimargina una ferita, si ricompone una frattura, si produce nuovo sangue in seguito ad una donazione e così via.

 

 

Una ferita o una frattura si rimarginano più velocemente nel giovane o nell’anziano? Ovviamente nel giovane! L’età è importante! Bene, anche in osteopatia è possibile vedere questa differenza.

 

 

Infatti, i pazienti più giovani necessitano di un minor numero di sedute rispetto a chi è più… attempato!

 

 

Esiste anche un altro motivo, più complesso. È stato documentato che la scomparsa del dolore (soprattutto se cronico) è associata ad un cambiamento del network neuronale, cioè al cambiamento delle connessioni tra i neuroni (la cosiddetta “plasticità neuronale”). Il cervello, sebbene sempre plastico, è più plastico quando si è più giovani, per questo il giovane ha miglioramenti più rapidi dell’adulto e dell’anziano!

 

 

Impegno del paziente nel seguire le indicazioni.

 

 

 

 

 

Ebbene si: il paziente ha un ruolo attivo nella terapia e quindi nel processo di guarigione. Molto spesso noi osteopati suggeriamo ai pazienti alcuni esercizi oppure alcuni cambi di abitudine. Un esempio può essere un cambio di alimentazione. A volte chiediamo al paziente di andare da un oculista o optometrista  perchè abbiamo notato che la vistadi quel paziente ha qualche problema ed è un peccato perdere tempo. Spesso, quando il paziente indossa i nuovi occhiali, il suo corpo inizia a funzionare meglio e la risposta alla terapia osteopatica è decisamente migliore. Anzi, in alcuni casi il cambio della correzione diottrica ha eliminato del tutto il dolore senza nessun intervento da parte dell’osteopata. Sono sicuro di poter dire questa cosa anche a nome dei miei colleghi.

 

 

Una cosa simile capita con le problematiche occlusali: sistemati i denti, passa da solo il dolore oppure il corpo risponde incredibilmente bene al nostro trattamento.

 

 

Ma al di fuori dell’aiuto dato da altri professionisti sanitari, quando parlo di impegno del paziente, faccio riferimento soprattutto al cambio di alcuni stili di vita: iniziare a fare sport, mangiare meglio, rispettare le ore di sonno, riposarsi dopo il trattamento appena conclutosi…

 

Se il paziente collabora si arriva prima alla salute e in termini generali un paziente svogliato guarirà più lentamente di un paziente che si impegna!

 

 

Il cambio della domanda…

 

 

 

 

 

Spero che questo articolo possa essere utile ai pazienti. E sarà stato utile nella misura in cui i pazienti inizieranno a cambiare il modo in cui pongono la domanda:

 

Visti questi fattori 4 fattori che influenzano il numero di sedute che occorre per raggiungere l’obiettivo, i pazienti non dovrebbero più chiere

 

 

“Quante sedute serviranno per risolvere un problema?”

 

 

ma dovrebbero chiedere

 

 

“Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?”

 

 

Ecco spiegate quelle due paroline in rosso! Quei 4 fattori hanno a che fare con il paziente (età e impegno) e con lo specifico problema (tipologia e cronicità)

 

 


 

Edit del 15-03-2020

 

 

Torno su questo articolo dopo qualche anno. Infati, devo fare un doveroso riferimento al padre dell’osteopatia Andrew Taylor Still.

 

 

Egli nel libro ‘Ricerca e pratica’ (del quale trovate la mia recensione) parla della frequenza delle sedute e, quindi, del numero delle sedute che occorrono per ogni circostanza.

 

 

Ho raccolto i passaggi salienti in cui Still parla di questo e li ho formalizzati nel 4° paradigma emergente che potete leggere cliccando qui.

 

 

Vi anticipo che se aveste posto a Still la domanda “quante sedute mi occorrono per risolvere il mio problema?” egli avrebbe risposto “Dipende!”.

 

 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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1 thought on “Quante sedute mi serviranno per risolvere un determinato problema?”

  1. Ciao Giandomenico, leggo sempre con interesse i tuoi articoli. Posso chiederti qualche consiglio sulla gestione continuativa del paziente?

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