La sensitizzazione, questa sconosciuta (Episodio 13)

Svenimenti con ciclo ed odori forti: la visione estensiva della sensitizzazione  

 

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C’era una ragazza di 25 anni, Anita, che trattavo per dei mal di testa. Mi disse che quando aveva il ciclo mestruale, le forti sensazioni che provava le causavano degli svenimenti.

 

Reazione spropositata (svenimento) rispetto ad uno stimolo (ciclo mestruale) non significativo. Esami e visita ginecologica tutto negativo. Quando mangiava, la maggior parte delle volte aveva nausea e talvolta vomitava. Esami e visita gastroenterologica tutto negativo.

 

 

Avendo ormai interiorizzato il concetto di sensitizzazione in termini estensivi, cercavo eventuali conferme di quella che mi sembrava essere una manifestazione di sensitizzazione intesa in senso estensivo, cioè una risposta esagerata non solo dolorosa ma anche mediata dal sistema nervoso autonomo a stimoli non significativi.

 

 

In particolare, considerato il coinvolgimento ormonale, autonomico ed interocettivo, cercavo degli indizi relativi a sensitizzazione di terzo livello, quindi sopramidollare, pensando all’insula e al lobo limbico in generale.

 

 

La domanda chiave che ho fatto ad Anita è stata “Che succede quando senti odori sgradevoli o comunque odori molto forti?”. Sgranò gli occhi in un’espressione di paura (praticamente il viso già mi diede la risposta) e mi disse “Non sopporto gli odori, infatti non uso profumi e nessuno li deve usare quando è vicino a me. Una volta all’università sono svenuta perché il ragazzo che stava accanto a me puzzava di sudore”.

 

 

Perché le ho fatto la domanda sull’olfatto?

 

L’olfatto è una modalità sensoriale molto particolare in quanto ha un elevato valore emotivo e per emotivo non intendo sono l’aspetto del sentimento cioè del sentire consapevole di una data emozione ma intendo anche il risvolto endocrino, autonomico, interocettivo, quindi corporeo, connesso insomma alla regolazione omeostatica.

 

 

Aperta parentesi: se siete curiosi sulla questione “emozione/sentimenti e cervello” qui trovate il primo di diversi articoli che vi guidano alla comprensione del paradigma neurobiologico appunto di emozioni e sentimenti di Antonio Damasio.

 

 

Torniamo all’olfatto. Avevamo detto che l’olfatto ha una forza emotiva incredibile. Ma perché? Fondamentalmente perché nel nostro passato evolutivo l’odore è connesso al senso di pericolo, all’alimentazione e all’accoppiamento quindi ad informazioni altamente emotive, cioè che hanno a che fare con l’omeostasi, quindi biologicamente rilevanti. Quindi la natura gli ha riservato un canale d’entrata speciale: infatti a differenza di vista, udito e tatto (ma similmente al gusto) l’informazione olfattiva entra direttamente in pieno territorio limbico senza passare dal talamo.

 

 

Il ragionamento che ho fatto è stato: ho diversi sintomi (svenimento, nausea, vomito) che io interpreto come manifestazioni di una sensitizzazione di terzo livello; ora cerco un’eventuale prova di questa cosa qui e mi ricordo di questa particolarità anatomo-funzionale della via olfattiva.

 

 

In questa ragazza, quell’odore trova un territorio neurale sensitizzato e la risposta è spropositata: sia lo svenimento (che è la risposta successiva all’esposizione degli odori forti) sia l’evitamento degli odori (che è comunque una risposta, seppur anticipatoria, ma pur sempre una risposta nel senso di un output del sistema). Interessante capire il perché di questa situazione così marcata e la risposta l’ho trovata nell’anamnesi della paziente.

 

 

Nella sua anamnesi non vi era un elemento diciamo normale: nata prematura, con sofferenza fetale, in seguito a gravidanza molto stressante a causa di minacce d’aborto, infanzia costellata di stitichezza, rigurgiti, insonnia, tonsilliti, otiti, febbri ricorrenti. Nell’adolescenza sviluppa una personalità insicura e ansiosa come CONSEGUENZA di questo malessere corporeo (a proposito del già menzionato Damasio, egli citando il filosofo Spinoza dice “la mente è un’idea del corpo”). Insomma quella ragazza era una prova incredibile di come il passato lasci delle tracce, in questo caso dei solchi profondi come burroni, condizionando il modo in cui il cervello reagisce agli stimoli attuali sia esterni (gli odori), sia esterni (il ciclo mestruale).

 

 

La traccia mnestica, l’avevamo visto nella 2^ video, la memoria di quel che è accaduto al corpo, è esattamente la sensitizzazione. Nei sintomi di quella ragazza, anche se non avevano a che fare con il dolore, io vedevo all’opera la definizione della sensitizzazione “nella sensitizzazione gli stimoli precedenti portano ad una amplificazione della risposta”. In questo caso su una scala decennale.

 

 

Ora, io l’ho dato per scontato all’inizio, quando ho menzionato per due volte il concetto di visione estensiva della senstizzazione. E sebbene ve l’avessi già presentata nella 3^ puntata di questo percorso, ve lo ripresento perché adesso sarà più chiaro.

 

 

Quando abbiamo iniziato a parlare di sensitizzazione, abbiamo detto che qualche studioso afferma che con  la parola sensitizzazione ci dovremmo riferire esclusivamente ai fenomeni del micro-mondo neurale. Questa è la visione esclusiva.

 

 

Qualche altro studioso suggerisce che la parola sensitizzazione possa includere anche i fenomeni del macro-mondo clinico che hanno a che fare con il dolore. Perché? Perché il dolore dipende strettamente dai fenomeni del micro-mondo neurale. Questa è la visione inclusiva. Quella inclusiva, per intenderci, dice che allodinia, iperalgesia e dolore spontaneo (che abbiamo visto in altri video) le puoi tranquillamente considerare come manifestazioni cliniche della sensitizzazione.

 

 

Adesso se prendiamo la visione inclusiva e la estendiamo, possiamo sviluppare una terza visione che ho chiamato visione estensiva perché appunto estendiamo il concetto di sensitizzazione dal dolore a qualsiasi sintomo.

 

 

Ora… dico qualsiasi sintomo, ma poi diremo qualsiasi fenomeno che incontriamo nel mondo clinico, anche i segni clinici registrati dal clinico.

 

 

È molto semplice il concetto di base: ogni qual volta ci troviamo di fronte ad una risposta, un output, un report verbale o non-verbale, un fenomeno spropositato rispetto alla normalità, possiamo pensare ad una manifestazione della sensitizzazione.

 

 

È chiaro che è estrema come posizione e che non rispetta gli stretti canoni scientifici. Infatti prossimamente parleremo del Central Sensitization Inventory, uno strumento scientifico e che ci permette di rilevare se vi è una sensitizzazione centrale.

 

 

Ma adesso non ci interessa perché quello che deve passare è il concetto di base, cioè dobbiamo mentalmente fare un’estremizzazione che ha la capacità di cambiare il nostro punto di vista rendendo sia me che il paziente più consapevoli dei fenomeni clinici.

 

 

La visione estensiva della sensitizzazione mi è servita per spiegare la presentazione clinica di quella ragazza e per trovare degli indizi per confermare o disconfermare l’ipotesi di partenza.  

 

Prossima puntata in formato video e in formato articolo.

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