La sensitizzazione, questa sconosciuta (Episodio 9)

Allodinia: quando il tocco innocuo è nocivo

 

 

Questo articolo puoi vederlo in formato video (te lo consiglio).

 

 

 

Inizio estate di 8-10 anni fa. Mare di una qualche località pugliese. Un mio amico ha con sé un piccolo canotto e decidiamo di andare al largo (molto al largo). Usciamo alle 10.30 e rientriamo intorno alle 14.00 rimanendo diverse ore sotto il sole cocente, nell’orario peggiore, senza crema protettiva, in uno dei primi giorni di mare di quella stagione estiva. Non siamo stati poco accorti, eravamo proprio scemi perché solo dopo un paio d’ore avevamo capito che per far andare dritto il canotto entrambi avremmo dovuto remare nella stessa direzione. Remando in direzioni opposte praticamente il canotto ruotava su se stesso e la corrente decideva dove portarci.

 

Quella sera e per due sere successive non sono uscito perché non ero in grado di sopportare il dolore che la maglietta mi dava sulla spalle. Ricordo che riuscivo a stare solo a pancia in giù perché non sopportavo che il dorso toccasse materasso o divano.

 

 

Questa è un’esperienza che praticamente tutti abbiamo fatto nella vita. Non mi riferisco al canotto, mi riferisco al dolore in una zona corporea provocato da un tocco di per sé non doloroso, o meglio, non nocivo, in seguito a possiamo dirlo stato infiammatorio di quella zona corporea.

 

 

Questa è esattamente la definizione di allodinia che è la prima manifestazione clinica della sensitizzazione.

 

 

L’etimologia ci aiuta “allos” che significa “altro” e “dinia” che sta per “dolore”.

 

 

Quindi, percepisco dolore in seguito ad uno stimolo che letteralmente è “altro” da dolore, cioè non doloroso, o meglio, non nocivo, cioè che non induce un danno.

 

 

Al di fuori dell’episodio della maglietta sulla cute ustionata, che è una condizione transitoria, anzi è protettiva perché ti sta dicendo che in quella zona c’è qualcosa che non va, quindi presta un minimo di attenzione, l’allodinia è caratteristica di condizioni patologiche conclamate quali la fibromialgia e le neuropatie periferiche (una lesione nervosa ad esempio) e centrali (come la sindrome da dolore regionale complesso).

 

 

Nell’allodinia accade un fenomeno strano perché un contatto cutaneo innocuo che attiva le fibre Abeta del sistema A scatena un dolore. Ed è strano perché  studiando il sistema somato-sensoriale abbiamo visto che il dolore è un’esperienza somatica mediata dall’afferenza del sistema B, quindi fibre Adelta e c.

 

 

In qualche maniera lo stimolo non nocivo delle fibre Abeta riesce a raggiungere il sistema nocicettivo, come se andasse per un periodo di tempo variabile ad interferire con il normale processamento delle informazioni.

 

 

In realtà i due sistemi sono comunque integrati: sia sulla lamina 5 del midollo spinale, tra le lamine del midollo spinale dato che non sono separate da porte blindate e lungo tutto il sistema nervoso centrale il sistema A e il sistema B si interfacciano praticamente ad ogni livello. Non aggiungiamo altro perché qui si tratta di entrare nel micro mondo neurale e dedicheremo un video approfondito, meticoloso quindi un video lungo che spiegherà i meccanismi del micro mondo neurale della sensitizzazione.

 

Per adesso ci basta aver compreso il fenomeno e aver capito perché l’allodinia è una perfetta manifestazione clinica della sensitizzazione: perchè ho una risposta, un output (dolore) abnorme e spropositata in seguito ad uno stimolo, un input (la maglietta o qualsiasi altro tocco) non significativo.

 

 

Alcune considerazioni sull’allodinia.

 

 

Primo: l’allodinia non compare subito subito. Se io mi sono ustionato al mare la mattina, l’allodinia legata alla maglietta sulle spalle comincia dal tardo pomeriggio o dalla sera. Questo perché occorrono i tempi biologici affinchè si attivino quei meccanismi periferici e centrali che vedremo in quel video lungo. Ovviamente, non dimentichiamo che i fenomeni naturali non si lasciano incasellare e definire facilmente quindi teniamo a mente che il tempo di latenza può variare da persona a persona a causa dello stato di salute del tessuto precedentemente allo stato infiammatorio e a causa delle influenze top-down, quelle informazioni che dai centri nervosi più alti vanno verso il midollo e che riescono a interferire con i processi centrali della sensitizzazione (vedremo anche questo nel video lungo).

 

 

La seconda considerazione riguarda l’utilità biologico-evolutiva dell’allodinia: l’allodinia ha il compito di avvertirci che c’è qualcosa che non va in quella zona, quindi è bene proteggerla, tenerla al riposo per fare in modo che i processi naturali sistemino la situazione tissutale periferica. Quando il tessuto periferico vede riparato il danno l’allodinia non ha più motivo di esistere e infatti scompare. Io uso in maniera intercambiabile le parole “danno” e “infiammazione”, perché in una visione biologica (l’unica visione ragionevole in quest’ambito) all’infiammazione e ad i suoi 5 costituenti (rubor, dolore, calor, tumor e functio laesa) è sempre associata la presenza di tutta una serie di protagonisti  e processi che (vedremo nel video lungo) e sono strettamente legati al danno tissutale perché ne rappresentano la causa o la conseguenza e molte volte causa e conseguenza dato che si crea il più elementare dei circoli viziosi. Quindi risolta l’infiammazione periferica, si risolve anche l’allodinia.

 

 

Ma purtroppo non è sempre così.

 

 

E lo vediamo nel prossimo contenuto passando dall’esempio della scottatura estiva a qualche esempio preso dalla pratica clinica.

 

Guarda il prossimo contenuto in formato video oppure in formato di articolo

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