La sensitizzazione, questa sconosciuta (Episodio 1)

Introduzione, definizioni e micro-mondo neurale.

 

 

Iniziamo questo percorso che ci porterà a conoscere uno dei fenomeni neurofisiologici più curiosi e interessanti: la sensitizzazione. Non solo “curioso e interessante”, anche utile. Utile nella pratica clinica, osteopatica e non osteopatica.

 

 

Non esagero se dico che la sincera e profonda comprensione di questo fenomeno mi ha permesso di fare un grande salto di qualità nella comprensione dei fenomeni clinici. Ed è quello che voglio che facciate anche voi: conoscere questo meccanismo per essere in grado di capire meglio quel che accade nella quotidianità clinica.

Cliccando qui vedrete il primo video, ma se volete vi lascio anche lo script del testo che sentirete nel video così da poterlo studiare direttamente sottoforma di “appunti”.

 

 

Ovviamente vi consiglio la visione del video perchè è più compensibile, ci sono le grafiche e le animazioni ed è più coinvolgente.

 

 

Link video su YouTube –> https://youtu.be/5F9cczpkgNg

 

 

 

 

– Una problematica cervicale che si manifesta a livello di epigastrio ed ipocondrio sinistro.

– Un infarto cardiaco che si manifesta con lo stesso dolore con cui tempo prima si era manifestato un herpes zoster.

– Un reflusso gastro-esofageo che si manifesta mimando una lombalgia.

 

 

Questi sono solo 3 esempi in cui una problematica o una franca patologia si manifesta non nella maniera “normale”, ma in maniera inconsueta, o meglio e lo capiremo dopo, in una maniera individuale e originale.

 

 

Certo, sui libri ci sono tutte le manifestazioni normali e le più o meno numerose varianti, ma invece di imparare a memoria, sarebbe più funzionale e intellettualmente più stimolante conoscere un fenomeno neurofisiologico che prende il nome di sensitizzazione che ci consentirebbe di interpretare e quindi dare spiegazione a praticamente tutti i fenomeni clinici.

 

 

Ed è un fenomeno neurofisiologico utile sia nell’urgenza medica da pronto soccorso, sia nella calma di uno studio osteopatico. Ovviamente a me, come osteopata, interessa il secondo aspetto.

 

 

Abbiamo detto che questo fenomeno prende il nome di sensitizzazione.

 

 

Facciamo la sua conoscenza un passo alla volta, partendo dal micro-mondo neurale per arrivare al macro-mondo clinico.

 

La sensitizzazione ha diverse definizioni che possono inizialmente confondere perchè sembrano descrivere fenomeni diversi, ma in realtà descrivono lo stesso fenomeno evidenziando aspetti differenti.

 

 

Prima definizione

 

La sensitizzazione è un aumento a breve o a lungo termine della connessione fra i neuroni.

 

 

Seconda definizione

 

La sensitizzazione è l’amplificazione dell’output di un neurone in seguito a stimoli con precise caratteristiche che lo stesso neurone ha precedentemente ricevuto.

 

 

Come si instaura la sensitizzazione?

 

Prendiamo due neuroni, A e B connessi fra loro. Il neurone A stimola in maniera normale che definiremo “non significativa” il neurone B, il quale si attiva. Successivamente il neurone A stimola il neurone B in una maniera che chiameremo “significativa” cioè ripetutamente al di sopra di una certa frequenza o poche volte ma al di sopra di una certa soglia. In questo caso accade che il neurone B si attiva in maniera esagerata. Quando, però, A torna a stimolare B in maniera non significativa, accade qualcosa di strano. Per motivi elettrochimici e biologici che non non diciamo (ma che chiederò all’esame), il neurone B continuerà ad attivarsi in maniera esagerata (per un periodo di tempo più o meno lungo). Ecco che il neurone B è sensitizzato, cioè si attiva anche per stimoli non più significativi.

 

 

 

 

Tornando alle definizioni iniziali, possiamo capire perché esse stiano raccontando la stessa cosa in maniera diversa: è infatti l’aumentata connessione fra i neuroni, che può essere transitoria o permanente, a “obbligare” il neurone B ad emettere un output aumentato.

 

 

In altre parole, gli  input con precise caratteristiche hanno portato ad un aumento della connettività tra i neuroni (immaginiamo come se ci fosse un contatto maggiore) e quindi il successivo input, benchè non significativo, conduce ad un aumento dell’output. Il bello è che, nella sensitizzazione a lungo termine, avremo veramente un contatto maggiore, cioè aumenta il contatto fisico tra i neuroni perché avviene la formazione di nuove sinapsi.

 

 

Potrete incontrare due sinonimi di sensitizzazione: ‘sensibilizzazione’ e ‘facilitazione’ che rendono molto bene il concetto.

 

 

Infatti sensibilizzazione ci fa capire che quella zona è sensibile; facilitazione ci fa pensare che quel neurone è facilitato ad attivarsi. Anche per poco. Se è chiaro l’esempio con i due neuroni A e B, adesso possiamo far finta che A e B siano due circuiti neurali. Il fenomeno è lo stesso, soltanto che lo stimolo sarà considerato rispetto a tutto il circuito neurale e la risposta sarà considerata di tutto il circuito neurale. Allargandoci, A e B possono essere nuclei cerebrali oppure intere aree del sistema nervoso centrale.

 

 

In pratica il fenomeno è lo stesso su scale diverse.

 

 

Clicca qui per vedere la versione video (te lo consiglio caldamente)

 

 

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