Perchè non dovreste più essere scettici quando l’osteopata è fermo con le mani.
C’è uno studio che secondo me è destinato a diventare una pietra miliare dell’osteopatia e della scienza in generale. Il primo autore, nonchè l’ideatore, è Francesco Cerritelli di cui ne avevo parlato in un articolo che trovi cliccando qui.
L’articolo in questione, invece, lo trovi cliccando qui e te lo sintetizzo in questo articolo.
L’impostazione centrale dello studio

40 soggetti sani sono stati randomizzati in due gruppi, ricevendo due diversi trattamenti:
Gruppo OTA: operatore con attenzione tattile, in cui l’operatore era concentrato nel percepire i movimenti sotto le sua mani.
Gruppo OAA: operatore con attenzione acustica, in cui l’operatore era concetrato nell’ascoltare dei suoni che gli arrivavano nelle cuffie.
Qual è la cosa straordinaria?
La cosa straordinaria è che IN ENTRAMBI I GRUPPI l’operatore rimane fermo per 20 minuti applicando una forza minima di 0,2 N (una forza irrisoria) sui malleoli esterni del paziente, il quale è all’interno dello scanner della risonanza magnetica funzionale che intanto registra l’attività cerebrale.
Cosa cambia tra i due gruppi?
L’unica cosa che cambia tra i due gruppi è l’attenzione dell’operatore. Lo ripetiamo: nel primo caso (OTA), l’operatore rivolge la sua attenzione a ciò che sta accadendo sotto le mani. Nel secondo caso (OAA) l’operatore (ricordiamolo, sempre nella stessa posizione) è impegnato a contare i suoni che gli arrivano mediante cuffie.
Risultati

Fondamentali aree del sistema nervoso centrale come insula destra e giro frontale inferiore destro, ma anche insula sinistra e corteccia posteriore del cingolo, cambiano la loro attività in maniera significativa quando l’operatore assume un diverso stato attentivo. In particolare questa differenza si nota negli ultimi 5 minuti di contatto fisico.
Nell’immagine in alto, infatti, ogni coppia di immagini rappresenta la media di 5 minuti di registrazione. La prima coppia di immagini, è il riferimento iniziale, la cosiddetta ‘baseline’, ossia quando l’operatore non aveva ancora toccato il paziente.
Nell’immagine qui in basso è più facile vedere l’evoluzione temporale delle varie aree. Per comprendere meglio le immagini, considera che c’è corrispondenza tra le varie scansioni cerebrali e i vari timepoint dei grafici. Si nota chiaramente la differenza nei 5 minuti finali nelle aree del giro infero-frontale destro e nell’insula destra.

Gli autori suggeriscono che l’attenzione tattile stimola più facilmente un preciso tipo di fibre cutanee (le fibre c). Avevamo parlato delle fibre c in un articolo che puoi vedere cliccando qui.
Considerazioni
Spero si riesca a cogliere la portata scientifica di queste evidenze: la modalità attentiva di un operatore esterno modifica l’attività cerebrale di un altro soggetto che viene “attenzionato” dall’operatore! E le aree cerebrali di cui parliamo sono fondamentali in tantissimi processi, tra cui il dolore, le emozioni e i sentimenti, il senso del sè.
Quindi, non è tanto il tocco (identico nei due gruppi) che modifica l’attività cerebrale dei pazienti, ma la modalità attentiva di chi tocca!
Qui si aprono moltissimi scenari e tantissime domande. Queste sono quelle che mi vengono così, su due piedi:
✔ Si può imparare questo tipo di attenzione? Se sì, come?
✔ Una volta imparata, i risultati saranno simili per tutti gli operatori?
✔ Se già abbiamo imparato questo tipo di attenzione, la possiamo incrementare e allenare?
✔ Esistono altri tipi di attenzione che potrebbero dare risultati ancora più sorprendenti?
✔ Quanto è importante l’attenzione del paziente, ossia le influenze top-down in tutto questo processo?
✔ Cosa sarebbe successo nei minuti successivi se il trattamento fosse proseguito?
✔ Cosa succede quanto il paziente torna a casa?
✔ Quanto dura il cambiamento registrato?
✔ Come stanno i soggetti? Che sensazioni hanno nei giorni a seguire?
✔ Questo risultato è stato ottenuto in soggetti sani. Cosa accadrebbe nel cervello di soggetti malati? E i soggetti malati, come si sentirebbero nei giorni a seguire?
Di una cosa comincio ad essere convinto:
credevamo di essere avanti quando dicevamo che “l’osteopatia è una medicina basata sul paziente”.
In realtà siamo ancora più avanti:
L’osteopatia è una medicina basata sulla diade (o monade?!) paziente-osteopata!
Prima abbiamo parlato di dolore, emozioni e sentimenti, senso del sè. Ovviamente tutte queste cose le intendiamo da un punto di vista scientifico.
Ma si possono intendere da un punto di vista scientifico cose come le emozioni e i sentimenti? Certo, infatti in una seire di articoli che puoi iniziare cliccando qui, spieghiamo la teoria di emozioni e sentimenti di Antonio Damasio. Acquisiti questi concetti anche i fenomeni clinici saranno più intellegibili.
Ti ricordo che cliccando qui puoi vedere altre evidenze scientifiche!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro