8° (e penultimo) articolo di questa recensione anomala, iniziata due mesi fa.
Qui avevamo approcciato il tema del placebo in Still, analizzando il 1° e il 2° punto.
Qui avevamo esposto il 3° punto
Eccoci al 4° punto
1) Still aveva già nella sua persona potenti e sinceri fattori non-specifici (o placebo)
2) Still, talvolta, aumentava di proposito la presenza di fattori non-specifici (o placebo) col suo comportamento
3) La pratica osteopatica di Still già aveva una ricchezza di fattori non-specifici (o placebo)
4) Still ha chiaro in mente qual è la specificità osteopatica
Abbiamo detto fino alla nausea che la specificità di una determinata terapia è quella squisita “cosa” che caratterizza unicamente quella determinata terapia e dipende dalle competenze del terapista di quella determinata terapia.
È molto importante andare a definire la specificità osteopatica:
– per consapevolezza professionale
– inquadramento del ruolo nel panorama sanitario nazionale
– ruolo all’interno di un team multidisciplinare
– obbligo di approfondire e “approfondarsi” (cioè, diventare maestri) in un determinato aspetto della cura.
Solo un cenno a quest’ultimo punto. Sì lo so… è bellissimo sapere tutto e saper fare tutto: nutrizione, esercizi, integratori, ergonomia, psicologia, psicogenealogia e affini; è bellissimo saper fare tutto: osteopatia, riflessologia, massaggi, meditazione e affini. Ma dobbiamo accettare che o decidiamo di essere mediocri in tante cose o eccellenti in una (o poche cose). Se io decido che sono osteopata, DEVO eccellere nella specificità osteopatica. Se sono osteopata e nutrizionista (una figura che vedo svilupparsi ultimamente e cito i miei amici Mariantonietta, Gianleo ed Edoardo), allora devo eccellere solo in osteopatia e nutrizione. Stop. Posso certamente conoscere altre cose, che mi aiutano (1) ad esprimere al meglio la mia specificità osteopatica e (2) a comprendere quello che dice lo specialista di quell’altra materia. Ma le mie conoscenze di tali materie devono rimanere collaterali.
Io stesso sono stato abbagliato dall’incredibile eclettismo, dall’impressionante conoscenza/competenza trasversale di alcune personalità mediche o osteopatiche o non-sanitarie. E mi demoralizzavo. Ma riflettendo criticamente, ho notato che si tratta di persone di oltre 50 anni. Quindi:
– Hanno studiato in un’epoca priva di distrazioni (che noi invece oggi abbiamo in abbondanza). In sintesi: avevano tempo, noi no.
– Hanno studiato in un’epoca in cui la scienza progrediva più lentamente rispetto ad oggi (Nature ha calcolato che ogni 9 anni raddoppiano le pubblicazioni scientifiche. Quindi negli ultimi 31 anni, la mia età, le pubblicazioni sono aumentate di oltre 10 volte, ma a differenza dei “grandi” io devo recuperare le “basi” della conoscenza).
Ovviamente anche oggi ci sono le persone geniali, quelli che leggono a velocità quadrupla, ricordano tutto, hanno qualità di analisi e sintesi. Sono persone, appunto, geniali. Ed è possibile statisticamente che ci siano così tanti geni in giro?
Mi spiace, anche noi osteopati non facciamo eccezione a questa regola. Lo stesso Still sembra avvertirci di questo pericolo nel nono caposaldo presente nell’introduzione di ‘Ricerca e pratica’ “Riteniamo che la nostra casa terapeutica sia grande esattamente quanto è necessario per l’Osteopatia e che quando altri metodi vengono fatti entrare, altrettanta Osteopatia deve uscire” (pag 8). Quindi occorre determinare qual è la specificità osteopatica, quella in cui noi dobbiamo eccellere. Avevamo proposto una definizione di specificità osteopatica nella parte 2 del “breve viaggio ‘paradigma specificità/non-specificità’”
l’esecuzione consapevole della tecnica inserita all’interno di un ragionamento clinico che tiene conto dei principi osteopatici
Ma ho detto che come comunità osteopatica dobbiamo metterci d’accordo su questo aspetto. Vediamo cosa dice Still circa la specificità osteopatica e il rapporto tra specificità e non-specificità.
Chiariamo un punto: Still considerava la nutrizione, la chirurgia e altro delle branche dell’osteopatia “… la chirurgia non è che una branca dell’osteopatia” (pag 8). Ovviamente questo valeva per l’epoca. Per lo stesso ragionamento fatto poco fa (eccesso di conoscenza da metabolizzare) occorre diventare bravi in uno o pochi aspetti. Qui si potrebbe aprire un’altra parentesi che parte dalla famosa frase di Still “Keep it pure!”. Ve ne parlerò un’altra volta.
Nutrizione, chirurgia o altro oggi giorno non possiamo considerarli né specificità, né non-specificità. Ai nostri giorni queste cose non sono per nulla osteopatia.
Chiarito questo punto entriamo nel vivo del discorso, sostenendo la tesi “Still ha chiaro in mente qual è la specificità osteopatica”. Basterebbe anche solo presentarvi le frasi-chiave prese da ‘Ricerca e pratica’ e non avrei bisogno di aggiungere altro. Anzi, farò proprio così.
“Un osteopata che dipenda dall’utilizzo di lenzuola bagnate, fredde o calde, dimentica che le arterie, le vene e i nervi sono responsabili di una temperatura normale e delle riparazioni” (pag 7).
Adoro questa frase. Per me, umanista e romantico inguaribile, è immediato vedere un insegnamento trasversale. Per esempio psicologico: tirar fuori e risorse (forza di volontà, per esempio) invece di sostanze stimolanti. Ognuno faccia la propria considerazione. I motivatori americani hanno fatto palate di soldi su questo concetto. Still ce lo comunica con forza e con delicatezza.
Questa è la specificità osteopatica per Still:
Lavorare manualmente sul corpo portando bene a termine il trattamento guidati da un ragionamento e da alcuni principi
Non è molto diversa dalla definizione di specificità osteopatica che avevamo dato noi.
l’esecuzione consapevole della tecnica inserita all’interno di un ragionamento clinico
Per quanto riguarda la nutrizione (che oggi affideremmo ad un nutrizionista, perché è sua competenza ma per Still invece faceva parte dell’osteopatia), Still oscilla in base alle varie patologie tra un “fate mangiare questo” e “fate decidere al paziente”.
Per esempio, parlando della tonsillite acuta dice “Io trovo molto utili le farinate leggere” (pag 48). La farinata poteva anche prendere un’altra via nel paziente affetto da costipazione “nei casi seri suggerirei di far riempire l’intestino di farinata diluita a intervalli di pochi giorni” (pag 101).
Sull’altro versante abbiamo altri esempi.
“Riguardo alla dieta, non ho consigli da dare, altro che permettere a questi pazienti di mangiare i cibi semplici e nutrienti che desiderano” (pag 86) parlando dell’asma; “lasciate che sia lei a dirvi che cosa vuole da mangiare e dateglielo. Lasciate che la sua dieta sia in linea con le sue abitudini” (pag 157) parlando dell’emorragia post partum. A conferma che è una “specificità secondaria” nell’osteopatia del suo tempo.
Ricapitolando: Still aveva chiara in mente la specificità osteopatica e sembra suggerirci di focalizzarci su certe cose, tralasciando altre.
Cosa direbbe di tutti gli osteopati moderni che integrano la loro pratica con altri approcci?
Vi ho già riportato quello che ha scritto “Riteniamo che la nostra casa terapeutica sia grande esattamente quanto è necessario per l’Osteopatia e che quando altri metodi vengono fatti entrare, altrettanta Osteopatia deve uscire” (pag 8).
Ma se Still fosse in vita adesso, vedendo che del buono nelle altre discipline (compresa la medicina farmacologica che aveva rifiutati), forse sarebbe più “morbido” nella sua posizione? Cosa risponderebbe? Io penso che risponderebbe questo:
“Potete certamente usare nella vostra pratica tutto quello che può aiutare il paziente ma prima assicuratevi di essere davvero bravi con il ragionamento clinico e con le capacità palpatorie per una eccellente valutazione e un eccellente trattamento”.
E voi vi sentite veramente bravi con ragionamento clinico e capacità palpatorie, da poter dedicare tempo a diventare bravi anche in altro?
Siete, come direbbe Still, degli eccellenti filosofi e meccanici?
Io la domanda me la sono fatta e la risposta è “no”. E occorreranno molti decenni di pratica attenta e intensa per eccellere nella STRETTA specificità osteopatica.
Fra pochi giorni potrete leggere la 9^ e ultima parte della recensione: “Curiosità e fatti rilevanti”.
______________________________________
A cura di Giandomenico D’Alessandro