Recettori e Sensitizzazione Periferica.
Eccoci al 4° video/articolo. Come al solito, qui trovi la versione in video!
Abbiamo detto che nella sensitizzazione gli stimoli precedenti portano ad un’amplificazione della risposta. Quindi per sensitizzazione si intende la iper-responsività, l’iper-reattività di un neurone, di un circuito neurale, di un nucleo cerebrale o di un’area cerebrale (non fa differenza, il concetto è lo stesso).
Può essere a breve termine quando le modifiche durano per un periodo di tempo limitato o a lungo termine quando si hanno dei veri e propri cambiamenti fisici della circuiteria neuronale (tipicamente un aumento delle connessioni sinaptiche fra i neuroni).
Avevamo anche detto che la sensitizzazione si distingue in “periferica” e “centrale”.
Partiamo dalla sensitizzazione periferica.
La sensitizzazione si definisce periferica quando ad essere sensitizzati sono i recettori periferici.
A questo punto vediamo, a grandi linee, le caratteristiche principali dei recettori. Dobbiamo pensare ai recettori come a delle interfacce poste fra il mondo esterno e il sistema nervoso centrale.
Come facciamo a vedere, sentire, provare dolore?
C’è un’informazione che arriva al sistema nervoso centrale. Il problema è che il sistema nervoso centrale è in grado di comprendere un’unica forma di linguaggio, un’unica forma di energia: il potenziale d’azione.
Ma come facciamo a vedere se la luce non è potenziale d’azione ma radiazione elettromagnetica? Come facciamo a sentire se il suono è energia cinetica? Come facciamo a sentire un odore se l’odore dipende dagli osmofori, cioè molecole che letteralmente «trasportano l’odore»? Come facciamo a sentire una carezza se la carezza è una stimolazione meccanica?
Il cervello comprende solo il potenziale d’azione!
Ecco, occorrono proprio i recettori!
Il recettore è in grado di trasformare una forma di energia non comprensibile per il sistema nervoso in una forma comprensibile per il sistema nervoso. O meglio, nell’unica forma energetica comprensibile per il sistema nervoso, cioè il potenziale d’azione.
Possiamo vedere il recettore come un traduttore, infatti si chiama anche trasduttore. La retina ha coni e bastoncelli che trasformano l’energia luminosa in potenziale d’azione (più precisamente, potenziale recettoriale che poi diventa potenziale d’azione). Nell’orecchio interno abbiamo un recettore (la coclea) che trasforma l’energia meccanica dell’onda sonora in potenziale recettoriale. Così vale anche per il tatto. E anche per il dolore, che è una modalità sensoriale diversa dal tatto, lo vedremo nel prossimo video. Noi non potremmo sentire il dolore senza recettori del dolore. Sento dolore soltanto perché ho dei recettori che registrano il danno o in senso generale un cambiamento esagerato e repentino dell’ambiente intorno ai recettori che potrebbe essere la prova di un imminente danno.
I recettori trasducono tutto ciò in potenziale recettoriale. Poi potenziale d’azione che raggiungerà il midollo spinale mediante le fibre Adelta e poi le piccole fibre c. Per ora facciamo finta che siano un tutt’uno, poi vedremo le differenze. Dal midollo spinale il segnale, tramite alcune vie che vedremo, raggiungerà i centri nervosi più alti dove nascerà l’esperienza dolorifica per come la conosciamo.
Quindi i recettori sono il punto di contatto fra gli stimoli esterni e il mondo interno del sistema nervoso centrale.
Ora, la sensitizzazione periferica si verifica quando ad essere ipereccitabili, iper responsivi sono proprio i recettori (NON le stazioni del sistema nervoso centrale, perché si parlerebbe di sensitizzazione centrale). Occhio alla differenza perché vi boccio al’esame.
Fermiamoci qui per ora.
Nel 5° video oppure se preferisci nel 5° articolo, continua la nostra comprensione della sensitizzazione!
Se il recettore del dolore, che si chiama nocicettore, è iper-responsivo è chiaro che appena giungerà uno stimolo che crea un danno o un potenziale danno il recettore reagirà in maniera eccessiva e informerà il sistema nervoso centrale in maniera catastrofica che sta avvenendo qualcosa di incredibilmente grave sul tessuto periferico.
La sensitizzazione periferica la possiamo chiamare anche sensitizzazione di primo livello.
Ricordiamo la particolarità dei recettori dolorifici che, a differenza dei recettori tattili ad esempio, non hanno esistenza a se stante: essi sono la terminazione libera di un nervo afferente del sistema nervoso periferico. Il nervo afferente o sensoriale andrà a fare sinapsi nel sistema nervoso centrale, ma il suo corpo si trova al di fuori del sistema nervoso centrale. Ecco perché è definito periferico.
Quando si ha la sensitizzazione periferica?
Grosso modo, quando sul tessuto periferico avviene una modificazione infiammatoria.
Modificazione infiammatoria tissutale periferica che potrebbe instaurarsi non solo perché c’è qualcosa che di esterno interferisce con il tessuto. Potrebbe anche instaurarsi perché il corpo stesso ha prodotto degli ormoni che vanno ad interferire con il funzionamento di questi recettori. E poi può avvenire a causa dell’affascinante attività delle piccole fibre c che fanno parte proprio di questa categoria interocettiva e nocicettiva. Quest’affascinante attività prende il nome di infiammazione neurogena (vedremo anche questa), un trasporto di sostanze proinfiammatorie dal centro alla periferia. È un processo detto “antidromico” perché ha un verso contrario rispetto al potenziale d’azione di un nervo afferente, di un nervo sensoriale che chiaramente va dalla periferia al centro.
Ecco, questo trasporto antidromico di sostanze proinfiammatorie può alterare la soglia di attività del recettore stesso, rendendolo sensitizzato, quindi più responsivo ai prossimi eventuali stimoli dannosi.
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