“Non ho ancora recensito questo libro!” Questo è stato il pensiero quando ho letto nuovamente (dopo 7 anni) ‘Proust era un neuroscienziato’ di Jonah Lehrer. Ecco, rimediamo subito.
Mi sono innamorato (di nuovo) di questo piccolo capolavoro: una fluida e superleggibile sintesi tra “scienza” e “umanistica”, quella terra di mezzo nella quale sento affondare le mie radici come uomo.Si tratta di una serie di storie in cui l’artista o il letterato ha “scoperto” qualcosa della mente umana PRIMA che ci arrivasse la metodica (ma lenta) scienza. Per esempio, Proust con le sue famosissime ‘madeleine’ ci parla della memoria (questo è una storia molto inflazionata nelle neuroscienze ma qui Lehrer la racconta in maniera meravigliosa); oppure il pittore Cézanne che sfrutta le sue intuizioni sulla fisiologia della visione; o ancora, il compositore Stravinskij e la sua musica che è “totale violazione” a meno che l’orecchio dell’ascoltatore non si abitui ai nuovi pattern (il cervello adora gli schemi e la prevedibilità).
Solo 3 di 8 autori/artisti (e altrettanti capitoli) racconati dal giovanissimo autore (all’epoca 26enne) che con questo libro compone un inno alle ‘discipline umanistiche’ riconoscendo loro il primato temporale in termini di conoscenza di verità scientifiche.
È facile rimanere incollati alla lettura perchè Jonah Lehrer scrive egregiamente e farcisce il libro di aneddoti, citazioni e storie di altri autori/artisti oltre agli 8 principali. Ovviamente non mancano anche i nomi degli scienziati che anni o decenni dopo legittimeranno scientificamente le intuizioni umanistiche narrate. Narrazione coinvolgente: mi è sembrato di stare alla prima della “sagra della primavera” di Stravinskij.
Che altro dire… tutti possono godere di questa lettura!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro