Consigli di lettura: L’errore di Cartesio – Antonio Damasio

Tutti abbiamo un libro a cui siamo estremamente legati, un libro che ha un significato particolare, qualunque sia il motivo. Per me questo è “L’errore di Cartesio”. Non sarà, quindi, una recensione imparziale e oggettiva. Ma chi se ne frega?

 

A dispetto del titolo, non si parla di filosofia, come lo stesso autore ci tiene a precisare nell’introduzione. E allora?

Da un punto di vista contenutistico, sono 3 le tesi (brillantemente ed elegantemente) sostenute in questo libro da Antonio Damasio, professore di neurologia, neuroscienze e psicologia alla University of Southern California:
– Certi aspetti delle emozioni e dei sentimenti sono indispensabili per la razionalità e il ragionamento
– L’essenza di un sentimento dipende (più che dall’oggetto che si sta percependo/pensando) dalla percezione diretta del ‘paesaggio corporeo’ (diremmo, lo stato INTEROCETTIVO)
– I sentimenti sono qualcosa che possiamo sperimentare diventando consapevoli dello stato ‘emotivo’ (leggi ‘corporeo’)

 

EMOZIONE e RAGIONE, dunque. Si parte dai casi clinici (vecchi e nuovi). Disgraziati che mantengono intatte le facoltà mentali ma non riescono a decidere o prendono decisioni svantaggiose, non etiche e incomprensibili. Si parla di cervello, (prima) dei substrati neurali che sono condivisi dai processi emotivi e quelli razionali e (dopo) della reciproca influenza tra i due sistemi. Alla fine a Damasio la magia riesce perfettamente: il lettore coglie la continuità e l’intima connessione fra i due fenomeni. Meraviglioso. E allora perché “L’errore di Cartesio”? Perchè è stato Cartesio, con la distinzione tra la ‘res cogitans’ e la ‘res extensa’, a suggerie che emozione e ragione siano faccende separate. Ma era in errore. Ma non vi è nulla di filosofia? In realtà Damasio sottolinea come si debba cercare un “ponte” (come lo chiama lui) tra le discipline scientifiche e umanistiche, dimostrando che la cosa non è nemmeno difficile. (Rimando alla lettura di questo libro http://bit.ly/Churchland__Libro sulla cosiddetta neurofilosofia)

 

Il modo di scrivere di Damasio è incantevole, ipnotico e coinvolgente. Alcuni trucchetti, come il rivolgersi direttamente al lettore e la presenza di dialoghi diretti certamente aiutano, certo… ma non è solo quello. Infiniti esempi, digressioni nella storia delle neuroscienze, racconti di esperienze personali con pazienti veri, linguaggio metaforico, domande retoriche. Ho difficoltà a ricordare saggi scientifici così. E poi le pagine trasudano calma e serenità: ovvio se chi scrive sa da dove si parte, qual è il punto di arrivo e come condurre lì i suoi lettori!

 

La sensibilità letteraria di Damasio si coglie, oltre che nelle decine di riferimenti letterari e artistici oltre che nel peculiare incipit romanzesco: “Sciagura nel Vermont”. La sciagura è uno dei casi clinici più celebri della neurologia: Phineas Gage e la barra di metallo che gli perforò il cranio

 

Chi deve leggere questo libro? Tutti, i terapisti bottom-up per capire il potenziale “tropismo psichico” di un trattamento corporeo e i terapisti top-down  per ricordarsi del concetto di “mente incarnata”.

 

Punti di forza:
 Lettura piacevole e scorrevole
 Presenza di disegni e schemi
 Tesi innovativa, elegantemente ed efficacamente sostenuta
 Libro di medio-bassa difficoltà ma in cui chiunque può trovare spunti enormi

 

Punti di debolezza:
Nessuno.

 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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