Talvolta la scienza non scopre cose nuove, ma si limita a “legittimare” scientificamente alcune azioni che compiamo quasi istintivamente. Qualcuno dice che è inutile farlo, ma non è così. Almeno per 3 motivi:
1) Abbiamo delle misure PRECISE degli effetti di una data azione (e non solo delle stime),
2) Convinciamo i potenziali scettici
3) Possiamo inciampare in una scoperta inaspettata.
È il caso di questo studio, tutto italiano, pubblicato su “Women and Birth” in cui gli autori investigano il ruolo
delle ninne nanne cantate dalla mamma durante e dopo la gravidanza sul legame madre-figlio e sulle coliche
COME HANNO FATTO
– 97 donne in gravidanze hanno cantato delle ninne nanne
– 99 donne in gravidanza non lo hanno fatto
Protocollo dettagliatamente descritto che potete leggere direttamente nell’articolo originale (link in fondo)
MISURAZIONI
– Questionario sull’attaccamento prenatale (PAI)
– Scala del legame madre-figlio (MIBS)
– Ritmo sonno-veglia, episodi di pianto, sofferenza a causa di coliche
– Stress del neonato percepito dalla mamma
RISULTATI
– Nessun differenza nell’attaccamento prenatale e 48 ore dopo la nascita
– Al 3° mese le mamme che hanno cantato le ninne nanne mostrano un legame maggiore con il figlio
– I neonati delle mamme “canterine” mostrano un minore stato di stress, un minor numero di risvegli notturni al 2° mese e al 1° mese piangono, in generale, meno spesso.
– Sorprendentemente questi bimbi hanno meno coliche in tutto il periodo di studio (primi 3 mesi di vita)
CONSIDERAZIONI
– L’importanza del legame madre-figlio è fondamentale per la salute psico-fisica dell’individuo (anche a distanza di decenni). Se le ninne nanne cantate durante e dopo la gravidanza danno questi risultati, dovremmo esortare le mamme a farlo, creando le situazioni ambientali ideali (tempo ed energia da rivolgere a tale compito).
– La natura sembra suggerirci l’importanza del legame “sonoro” tra mamma e figlio, dato che il sistema uditivo è perfettamente funzionante tra la 24^ e la 28^ settimana di gestazione e alla nascita il figlio è già capace di distinguere la voce della madre rispetto ad altre voci.
– Lo studio è riccamente descritto in molte parti ma metodologicamente migliorabile. Revisioni sistematiche e meta-analisi sarebbero molto utili per “garantire” robustezza ontologica a questi risultati.
Link articolo originale https://goo.gl/H2ZeQE
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A cura di Giandomenico D’Alessandro