È chiaro che il risultato della terapia fisica dipende da cosa facciamo e da come lo facciamo. Ma c’è qualcosa in più, perché, se siamo attenti, possiamo accorgerci che i risultati migliorano quando ottimizziamo la cosiddetta ALLEANZA TERAPEUTICA***. Ma è solo una nostra sensazione, quindi questo studio (link nei commenti) pubblicato qualche anno fa su “Physical Therapy” dà conferma scientifica a questo aspetto. Vediamolo insieme!
***ALLENZA TERAPEUTICA – con questa espressione si intende quel legame instaurato tra operatore e paziente derivante dalla condivisione di un obiettivo: il miglioramento della qualità della vita del paziente stesso.
Questa alleanza terapeutica è: implicita (non vi è un accordo verbale), spesso inconsapevole (manca quasi del tutto un’educazione dello studente e del professionista in tal senso), basata sull’empatia delle due persone interagenti, modificabile (fatto poco noto) soprattutto lavorando sulle parole, sulla prosodia, sui comportamenti e sull’ambiente clinico
COME HANNO FATTO
117 pazienti con lombalgia cronica sono stati suddivisi in 4 gruppi [A, B, C, D]
A) Terapia reale + limitata alleanza terapeutica
B) Terapia placebo + limitata alleanza terapeutica
C) Terapia reale + aumentata alleanza terapeutica
D) Terapia placebo + aumentata alleanza terapeutica
RISULTATI
Il gruppo C (terapia reale + aumentata alleanza terapeutica) ha ottenuto miglioramenti maggiori rispetto agli altri 3 gruppi, anche rispetto al gruppo A che ha ricevuto comunque la terapia reale ma con una limitata alleanza terapeutica!
CONSIDERAZIONI
– Concettualmente una migliore alleanza terapeutica aggiunge una quota variabile di miglioramento. Ovviamente non è un’aggiunta aritmetica dato che siamo in un sistema complesso, ma concettualmente (per adesso) va bene “visualizzarla” in questa maniera.
– I più attenti riconosceranno questo fenomeno come elemento della cornice concettuale del placebo. Giustissimo, e infatti gli autori lo discutono nel corpo dell’articolo (in maniera incompleta considerando che è un articolo di 5 anni fa e la scienza del placebo progredisce incredibilmente velocemente!)
– Il fatto che questo interessante fenomeno clinico sia stato confermato nella condizione clinica che incontriamo più frequentemente (la lombalgia aspecifica cronica) ci suggerisce quanto importante possa essere per il nostro lavoro.
– Urge aggiornare i programmi di studio che formano i professionisti sanitari del futuro alla luce di queste nuove evidenze.
– Occorre che i clinici “navigati” comincino a modificare il proprio comportamento nel loro lavoro per ricercare un miglioramento dell’alleanza terapeutica: è un peccato non utilizzare TUTTE le armi per migliorare la qualità della vita del paziente!
______________________________________
A cura di Giandomenico D’Alessandro