A fine trattamento una paziente mi dice “Era come se le tue mani non ci fossero, come se facessero parte del mio corpo”.
Le dico che questa sua sensazione ha un corrispettivo anche dal punto di vista di noi operatori, che noi chiamiamo “perdere i confini delle mani”.
Aggiungo “quando accade è certamente positivo; a tal proposito, proprio recentemente ho letto qualcosa in un libro di uno dei più grandi osteopati della tradizione”
Lì per lì non l’ho trovato…
…mi dice “Vorrei leggerlo, quando lo trovi appuntalo così me lo fai vedere la prossima volta”.
Lì per lì non l’ho trovato…
…mi dice “Vorrei leggerlo, quando lo trovi appuntalo così me lo fai vedere la prossima volta”.
L’ho ritrovato. E la frase successiva (che avevo già dimenticato!) è altrettanto importante.
Questa esperienza mi ha fatto pensare ‘che significato clinico e neurobiologico ha quella precisa sensazione?’
Non ho alcuna risposta. Qualcuno di voi ha qualche idea?
p.s. = la recensione di questo libro arriverà fra un mesetto circa!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro