I pazienti sono soddisfatti dell’osteopatia? Un’indagine dice di sì

In questo articolo riporto i dati (ottimi) relativi alla soddisfazione da parte dei pazienti trattati osteopaticamente.

Soddisfazione dei pazienti trattati con l’osteopatia in un ambulatorio ospedaliero

 

 

 

Il contesto è importante

 

 

La ricerca è alleata della clinica perchè dà dei dati più oggettivi sui quali basare le nostre scelte cliniche e il nostro comportamento clinico.

 

 

Scelte cliniche e comportamento clinico non si riferiscono soltanto agli aspetti tecnico-specifici ma anche a quelli umani, relazionali, quelli insomma più ampi e che considerano la persona a 360° anche nella sua esperienza globale nella clinica.

 

 

 

Non possiamo tralasciare il contesto, l’insieme dei fattori che “circondano” la somministrazione di una qualsivolgia terapia (osteopatia, farmaco, intervento chirurgico, ecc). Del contesto, sicuramente professionisti e ambienti sono gli aspetti più importanti.

 

 

Molto spesso ci capita di sentire dai pazienti “quel medico è bravo, ma è scontroso” oppure “si, il tuo collega era in gamba ma la stanza era fredda e sporca”. Insomma, una cattiva esperienza contestuale può lasciare delle tracce negative nel paziente. E ricordiamo che è il passaparola la migliore pubblicità!

 

 

In osteopatia ci siamo sempre concentati sugli aspetti tecnico-specifici della terapia e sulle loro conseguenze, ad esempio qui cliccando  puoi leggere l’incredibile risultato dell’osteopatia nella terapia intensiva neonatale dove si vede l’accorciamento della durata di degenza dei neonati prematuri trattati osteopaticamente.

 

 

Ma abbiamo qualche studio sulla più globale esperienza del paziente trattato osteopaticamente? La risposta è sì, e oggi te la presento proprio in questo articolo.

 


 

Lo studio

 

 

 

 

 

In questo studio  i colleghi romani Marco Tramontano, Marco Petracca, Gaeta Angela e il compianto Maurice Audouard hanno indagato il livello di soddisfazione dei pazienti che tra il Gennaio 2013 e il Dicembre 2014, sono stati trattati osteopaticamente presso l’ospedale della Fondazione Santa Lucia di Roma.

 

 

Come hanno fatto

 

 

I ricercatori hanno chiesto ad ogni paziente trattato osteopaticamente presso la fondazione Santa Lucia di compilare 3 questionari. Questi 3 questionari avevano l’obiettivo di misurare il livello di soddisfazione del servizio osteopatico, comprese le competenze e le abilità comunicative degli osteopati.

 

 

Questi dati sono stati incrociati tra loro e con altri dati tra cui sesso, età, educazione scolastica, numero di trattamenti ricevuti e localizzazione dei sintomi. L’incrocio dei dati è fondamentale per capire se ci sono delle relazioni/associazioni tra la tipologia di pazienti e elementi che compongono la soddisfazione (o non soddisfazione) dei pazienti stessi.

 

 

Risultati

 

 

All’inizio stavo sorvolando su questo dato, ma poi ho detto “perchè non metterlo in evidenza?”. Quindi il primo risultato è l’alto livello di soddisfazione riportata, dai pazienti che hanno usufruito dei trattamenti di osteopatia. Ma mettiamo da parte questo aspetti per guardare gli elementi che più nel particolare meritano molta attenzione e, poi, riflessione.

 

 

Il numero di trattamenti NON è correlato ad alcuna “voce” dei questionari. Quindianche un solo trattamento è sufficiente al paziente per farsi un’idea del servizio osteopatico! Questo a me ricorda una frase del mio prof di filosofia. Infatti, molto spesso, faceva una sola domanda allo studente interrogato e talvolta lo interrompeva dicendo “non occorre mangiare tutta la torta per capire se è buona o meno”. Questa non deve essere una regola. Spesso la prima impressione può non rivelare davvero la bontà/utilità del servizio osteopatico, ma è bene tenere a mente questo concetto

 

 

Per i soggetti anziani la soddisfazione dipende molto dalla vicinanza della sede del trattamento e dalla disponibilità del parcheggio. Anche la costanza di essere trattato dallo stesso operatore è importante. Dovremmo far attenzione a questo aspetto perchè, benchè abbiamo dimostrato come l’ostepatia sia molto utile nei più piccoli (clicca qui per leggere uno studio sui neonati prematuri), dobbiamo tener presente che l’età media della popolazione italiana, e quindi dei nostri pazienti, sta salendo. Dobbiamo preoccuparci anche di questi aspetti.

 

 

Un risultato interessante riguarda la differenza tra donne e uomoni: le donne sono mediamente più soddisfatte degli uomini. Molto probabilmente perchè, sempre mediamente, le donne sono più attente alla cura dei dettagli (pulizia degli ambienti e dell’operatore, relazione terapeutica, empatia) rispetto agli uomini.

 

 

Il prossimo risultato ci può dare diversi suggerimenti: i pazienti con un’educazione scolastica maggiore sono più soddisfatti del servizio osteopatico, ma solo se vengono trattati dallo stesso osteopata. Inoltre, preferiscono che anche i loro familiari vengano trattati dal medesimo osteopata. Della serie “se ha aiutato me, allora è molto probabile che possa aiutare anche i miei cari”. 

 

 

Ultimo, ma non per importanza, risultato: la soddisfazione generale dei pazienti è correlata al costo della terapia ma in maniera maggiore alla qualità del servizio. Significa che sicuramente un costo inferiore rende più felice il paziente. D’altronde tutti noi siamo clienti di qualcosa/qualcuno e, da clienti, cerchiamo il miglior prodotto/servizio con un rapporto qualità/prezzo vantaggioso: la miglior qualità al minor costo. Ma la qualità del servizio sembra più importante rispetto al costo nel computo totale della soddisfzione. Questo significa che il servizio potrebbe anche costare di più, ma se la qualità è davvero alta, allora la soddisfazione del paziente è rispettata!

 


 

Considerazioni

 

 

La ricerca ha il compito di indagare i fenomeni della pratica clinica e dato che quest’ultima è molto complessa, occorrono tante tipologie di studio dato che ognuna di esse indaga una parte della realtà clinica. La realtà clinica è composta anche da elementi non-specifici o placebici. Se ti stai chiedendo cosa significa, sarà tutto più chiaro se leggi l’articolo che ho scritto a riguardo (lo trovi cliccando qui).

 

 

In questo studio, gli autori hanno indagato la soddisfazione del paziente trattato osteopaticamente e la soddisfazione, appunto, è un elemento non-specifico (o placebico), cioè non caratterizzante l’osteopatia. 

 

 

Secondo me ognuno di noi può prendere spunto da questo articolo per poter ottimizzare alcuni aspetti della propria gestione clinica.

 

 

Ultima cosa che voglio aggiungere: l’alta soddisfazione dei pazienti trattati osteopaticamente in un ospedale dimostra che sono maturi i tempi per un’integrazione sanitaria dell’osteopatia.

 

 

 

Ma non dimentichiamo di non concentrarci troppo su questi aspetti. Infatti, nella mia esperienza, ho notato che quando ci si sofferma troppo su aspetti “collaterali”, cioè non-specifici, cioè placebici, cioè contestuali… accade una cosa particolare… perdiamo di vista la specificità osteopatica. Questa è la trappola del placebo e io ci sono cascato molte volte. Non fate il mio stesso errore.

 

 

Se clicchi qui accedi a tutte le evidenze scientifiche che ho sintetizzato e commentato!

 

 

______________________________________
A cura di Giandomenico D’Alessandro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.