OSTEOPATIA E PERFUSIONE CEREBRALE

Il sistema nervoso centrale è il velocizzatore di TUTTE le funzioni patogenetiche e salutogeniche. In merito alle ultime, è fondamentale comprendere cosa succede da un punto di vista neurobiologico in seguito a trattamento osteopatico. Questo recentissimo studio, apparso qualche giorno fa su “Frontiers in Autonomic Neuroscience” aggiunge un altro pezzetto alla nostra conoscenza. L’articolo è firmato dai colleghi osteopati Federica Tamburella, Barbara Spanò, Marco Tramontano, gli psicologi ricercatori Federica Piras e Fabrizio Piras, tutti della Fondazione Santa Lucia e Tommaso Gili Dell’IMT school for Advanced Studies Lucca. Il team di ricerca ha indagato gli effetti del trattamento osteopatico sulla perfusione cerebrale

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Consigli di lettura: Scienza e applicazione clinica in terapia manuale – Hollis King, Wilfrid Janig, Michael Patterson

Il sistema nervoso centrale (SNC) è il “velocizzatore” di tutti i processi fisiopatologici e salutogenici. Questa insindacabile verità fisiologica, che trova conforto nell’attenta osservazione del rapporto tra comparsa della “roba neurale” e ‘filogenesi’, sembra non essere stato compreso pienamente dalla medicina trazionale: il SNC, infatti, vede riconosciuto il suo ruolo di “catalizzatore” solo nell’ambito neurologico, psicologico e in alcune condizioni reumatologiche. La medicina manuale, invece, si è sempre contraddistista per il suo “neurocentrismo”, ossia per quell’attitudine a spiegare i fenomeni clinici e terapeutici avendo come elemente centrale il SNC; anzi: per quanto riguarda

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 #OSTEOPATIA E LA RISPOSTA DA STRESS A SEGUITO DI UN COMPITO MENTALE STRESSOGENO ACUTO

PREMESSA
A seguito di uno stimolo stressogeno acuto, l’attività del simpatico e i livelli di cortisolo aumentano. Terminato lo stimolo, questi due elementi devono “acquietarsi”. Più velocemente ritornano “in statu quo ante”, tanto maggiore è la capacità di auto-regolazione corporea, quindi, quasi come fosse un’equazione, più alto è lo stato di salute
Può una singola seduta di #osteopatia in ambito craniale facilitare il ritorno a valori normali dell’attività simpatica e cortisolica? A questa domanda hanno cercato di rispondere i colleghi del CIO di Bologna, in questo studio del Settembre scorso (link alla fine dell’articolo) pubblicato sul JAOA

 

COME HANNO FATTO
Questo l’ordine degli eventi dello studio:
1) 20 soggetti venivano misurati il livello di cortisolo salivare e l’attività autonomica (il giorno prima e pochi minuti della seconda fase).
2) Somministrazione di un stimolo stressogeno mentale acuto.
3) 10 soggetti facevano una seduta di osteopatia in ambito craniale e 10 soggetti facevano una seduta osteopatica placebo.
4) Nuova valutazione del cortisolo salivare e dell’attività autonomica (subito dopo la fase 3 e il giorno dopo).

 

RISULTATI
Rispetto ai soggetti che hanno ricevuto il trattamento placebo, i soggetti trattati realmente hanno mostrato:
Riduzione dell’attività simpatica e dei livelli di cortisolo
Aumento del cortisolo mattutino il giorno successivo alla seduta

 

CONSIDERAZIONI
– Studio rilevante e attuale considerata l’epoca in cui viviamo e considerato che (essendo esseri umani) lo stress mentale è molto presente nella nostra vita. Questo studio dimostra che il trattamento osteopatico è un valido sistema per “aiutare” l’organismo a ritrovare una situazione di normalità immediatamente dopo uno stress mentale acuto.
– Gli autori discutono l’aumento del cortisolo mattutino (che ricordiamo essere una risposta fisiologica) sottolineandone la sua importanza alla luce delle evidenze citate (elemento che, personalmente, non mi ha convinto al 100%)
– Come comunità scientifica osteopatica dobbiamo evitare la parcellizzazione dell’osteopatia: dobbiamo, cioè, evitare di testare le singole tecniche o i singoli approcci. Ricordiamoci che la specificità osteopatica (che NESSUNA altra disciplina ha) è la diagnosi e normalizzazione di disfunzioni somatiche clinicamente rilevanti inserite all’interno di un ragionamento clinico. Sarebbe molto interessante uno studio identico a questo (con un campione più numeroso e con una più robusta metodologia) ma con un approccio osteopatico NON standardizzato.

 

Link articolo originale https://goo.gl/BFnYmL

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A cura di Giandomenico D’Alessandro