#OSTEOPATIA E LA RISPOSTA DA STRESS A SEGUITO DI UN COMPITO MENTALE STRESSOGENO ACUTO

PREMESSA
A seguito di uno stimolo stressogeno acuto, l’attività del simpatico e i livelli di cortisolo aumentano. Terminato lo stimolo, questi due elementi devono “acquietarsi”. Più velocemente ritornano “in statu quo ante”, tanto maggiore è la capacità di auto-regolazione corporea, quindi, quasi come fosse un’equazione, più alto è lo stato di salute
Può una singola seduta di #osteopatia in ambito craniale facilitare il ritorno a valori normali dell’attività simpatica e cortisolica? A questa domanda hanno cercato di rispondere i colleghi del CIO di Bologna, in questo studio del Settembre scorso (link alla fine dell’articolo) pubblicato sul JAOA

 

COME HANNO FATTO
Questo l’ordine degli eventi dello studio:
1) 20 soggetti venivano misurati il livello di cortisolo salivare e l’attività autonomica (il giorno prima e pochi minuti della seconda fase).
2) Somministrazione di un stimolo stressogeno mentale acuto.
3) 10 soggetti facevano una seduta di osteopatia in ambito craniale e 10 soggetti facevano una seduta osteopatica placebo.
4) Nuova valutazione del cortisolo salivare e dell’attività autonomica (subito dopo la fase 3 e il giorno dopo).

 

RISULTATI
Rispetto ai soggetti che hanno ricevuto il trattamento placebo, i soggetti trattati realmente hanno mostrato:
Riduzione dell’attività simpatica e dei livelli di cortisolo
Aumento del cortisolo mattutino il giorno successivo alla seduta

 

CONSIDERAZIONI
– Studio rilevante e attuale considerata l’epoca in cui viviamo e considerato che (essendo esseri umani) lo stress mentale è molto presente nella nostra vita. Questo studio dimostra che il trattamento osteopatico è un valido sistema per “aiutare” l’organismo a ritrovare una situazione di normalità immediatamente dopo uno stress mentale acuto.
– Gli autori discutono l’aumento del cortisolo mattutino (che ricordiamo essere una risposta fisiologica) sottolineandone la sua importanza alla luce delle evidenze citate (elemento che, personalmente, non mi ha convinto al 100%)
– Come comunità scientifica osteopatica dobbiamo evitare la parcellizzazione dell’osteopatia: dobbiamo, cioè, evitare di testare le singole tecniche o i singoli approcci. Ricordiamoci che la specificità osteopatica (che NESSUNA altra disciplina ha) è la diagnosi e normalizzazione di disfunzioni somatiche clinicamente rilevanti inserite all’interno di un ragionamento clinico. Sarebbe molto interessante uno studio identico a questo (con un campione più numeroso e con una più robusta metodologia) ma con un approccio osteopatico NON standardizzato.

 

Link articolo originale https://goo.gl/BFnYmL

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

… che i traguardi diventino carburante per il prosieguo del viaggio!

Il 7 e l’8 Giugno, a Milano si è svolto il 4° Congresso nazionale del ROI, Registro degli Osteopati d’Italia. Il tema è uno di quelli a me molto caro: l’utilizzo delle evidenze scientifiche nella pratica clinica quotidiana.

Abbiamo pensato di contribuire attivamente al congresso portando 2 lavori di ricerca che stiamo conducendo all’interno della COME Collaboration onlus.
Un lavoro è stato accettato per essere presentato come poster, mentre l’altro come presentazione orale. Quest’ultimo mi ha particolarmente emozionato perché è sempre una sfida esporre dinanzi ad un pubblico (per quanto vedessi ogni persona del pubblico come un amico e non come un collega).

Questi i risultati che abbiamo portato a casa:
– Primo posto nella sezione “poster” con il lavoro “L’esercitazione autonoma estiva degli studenti di osteopatia” sviluppato con Giacomo Consorti e Francesco Cerritelli
–  Secondo posto nella sezione “presentazioni orali” con il lavoro “Partita a scacchi con il placebo osteopatico” sviluppato con Marco Annoni e Francesco Cerritelli

… che i traguardi diventino carburante per il prosieguo del viaggio!

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A cura di Giandomenico D’Alessandro