La sensitizzazione, questa sconosciuta (Episodio 10)

Vediamo questo fenomeno tanto strano quanto curioso!

Allodinia: etichette tagliate, canottiere al contrario e altre cose strane

 

Andiamo avanti parlando ancora di allodinia. Cliccando qui puoi goderti la versione video di questo articolo!

 

 

 

 

Provate a chiedere ai pazienti che hanno dolore cervicale e cervico-dorsale se l’etichetta della maglia dà fastidio, addirittura  se dà dolore.

 

 

Vedrete che qualcuno di loro non solo vi dirà di sì, ma potrà aggiungere parole di questo tipo “la prima cosa che faccio quando compro una maglietta è tagliare l’etichetta perché so che puntalmente mi dà fastidio”.

 

 

Vi racconto un episodio significativo che mi è capito in clinica, riportandovi fedelmente il dialogo avuto col paziente. Giunti al lettino, gli chiedo:

 

 

…Quindi collo e nuca sono le zone più sofferenti…” “Si”
“Quelle zone sudano spesso?” (ho fatto questa domanda perché una zona “irritata” può manifestare un aumento della sudorazione) “Si!”
“E ti dà fastidio l’etichetta della maglia?”.  “Si, come fai a saperlo?” Gli spiego a grandi linee il concetto dell’allodinia e mi “confessa”: “Tolgo le etichette a tutte le maglie appena le compro…”
“Fantastico, posso fare una foto così da testimoniare questa cosa?” (Con un po’ di imbarazzo)
“Certo, considera che ho la canottiera al contrario perché mi dà fastidio anche la cucitura della canottiera…”

 

 

Wow! Prima volta che mi capita un paziente che addirittura ha allodinia non solo con l’etichetta ma anche con la cucitura interna della canottiera! Fantastico, vuol dire che il territorio dorsale alto vive una condizione di “irritazione” molto importante!

 

 

A quel punto il paziente si toglie la maglietta per immortalare l’etichetta tagliata e gli chiedo. “Ma che hai qui?”
“Una cisti, spesso si infiamma, ma non mi decido a toglierla…” Tombola!

 

La cisti rappresenta (per usare l’espressione di un mio professore) la “spina irritativa” sempre presente che “tiene in scacco” i sistemi neurofisiologici corrispondenti (in questo caso proprio quelli dorsali alti). Sarebbe, dunque, intelligente toglierla ma il paziente ci pensa solo quando si infiamma (e in quei casi bisogna aspettare che passi la fase acuta per toglierla ma, come sappiamo, passato il dolore, passa anche la voglia di fare l’intervento ed ecco che si ripresenta l’infiammazione… e così via…).

 

 

Questa è la foto che ho scattato:

 

 

 

▪ Il cerchio arancione delimita l’area “irritata”

▪ La freccia rossa indica la mancanza dell’etichetta.

▪ La freccia gialla indica la cucitura, mostrando che la canottiera è messa al contrario.

▪ La freccia blu indica la cisti che si trova in pieno territorio “irritato” e che, molto probabilmente, sostiene la sensitizzazione.

 

 

In questi casi la zona dorsale alta o il passaggio cervicodorsale o la cervicale sono sensitizzati, proprio da definizione di sensitizzazione: ho un’anormale risposta (cioè dolore) non proporzionata alla stimolazione (accarezzamento della cute). Se state attenti, noterete che questi fenomeni sono possibili quando il soggetto accusa cervicalgia da moltissimi mesi o anni.

 

 

Dovete immaginare che a livello del micro-mondo neurale c’è stato un cambiamento della forza sinaptica fra i neuroni di quella via neurale.

 

 

Parentesi osteopatica: cosa si fa in questi casi da un punto di vista osteopatico?

 

La solita cosa: fai la tua valutazione e fai il tuo trattamento, qualunque esso sia. Certamente non ti metti a trattare  quella zona solo perché c’è la manifestazione clinica della facilitazione! Ne tieni senz’altro conto nel ragionamento clinico, ma non i fiondi a trattare quella zona. Non è osteopatia, anzi è quanto di più lontano dall’osteopatia!

 

 

Altro esempio di allodinia: con il mal di testa, anche con la “semplice” cefalea muscolo-tensiva, il paziente non sopporta i fermagli, i frontini, gli elastici, gli occhiali, i cappelli perché la stimolazione esterocettiva (sistema A) trova un terreno cervicale e trigeminale facilitato.

 

 

Di solito quando passa l’episodio di cefalea tensiva, termina il fenomeno allodinico.

 

 

Ma se ad un paziente con emicrania o con cefalea tensiva da molti anni proviamo a chiedere “sopporti gli occhiali sul naso o sulle orecchie?” quasi sempre vi risponderà di no. Anche quando non hanno l’episodio acuto! Cosa succede: il loro nervo trigemino (e i primi segmenti cervicali) sono talmente irritati, cioè sensitizzati, che il semplice tocco esterocettivo degli occhiali viene percepito come se stesse causando un danno: ma non sta causando un danno.

 

 

Quella zona, essendo sensitizzata, interpreta quello stimolo come se stesse causando un danno, quindi come se fosse un stimolo nocivo.

 

 

Altra considerazione che deriva dalla clinica: è vero che normalmente il dialogo con il paziente avviene verbalmente, ma noi possiamo cogliere l’allodinia del paziente non solo attraverso le sue parole.

 

 

Il report che il paziente ci fa della manifestazione allodinica può anche essere non verbale.

 

 

Ad esempio, state passando la mano sulla colonna o state facendo un test di mobilità e il paziente salta dal dolore o comunque si allontana. Se il tocco che avete fatto non era di per sé dannoso, non avete usato uno spillo, quella reazione non verbale di fuga vi fa sospettare che ci sia una sensitizzazione.

 

 

Dovremmo considerare un altro aspetto: ci possono essere delle influenze psicologiche o top-down che amplificano quella sensazione e quindi quella reazione, ma non mettiamo troppa carne al fuoco.

 

 

Questi erano esempi di allodinia tattile. Abbiamo anche esempi di allodinia legata al movimento.

 

 

Ad esempio, in seguito ad una distorsione di caviglia ho dolore al minimo movimento della caviglia stessa. Anzi, con la distorsione di caviglia si ha sia l’allodinia tattile (non sopporti il contatto della scarpa, contatto vuol dire sono implicate le fibre Abeta quelle esterocettive) e non sopporti il movimento della caviglia.

 

Vi racconto un’esperienza personale.

 

Quando ero al 4° anno di osteopatia, stavo giocando a pallone con i miei compagni ora colleghi. Feci una distorsione di caviglia che ormai non mi capitava da 7-8 anni (poi vi svelerò una cosa che ha a che fare con questo episodio personale). Avevo allodinia tattile tanto da non sopportare il lenzuolo sul piede, allodinia da movimento infatti cercavo di non muovere il piede e avevo tachicardia quando ero a risposo, quindi avevo una avevo una risposta esagerata, la tachicardia a livello del sistema nervoso autonomo cosa che mi sembrava abbastanza strana, ma che posso interpretare come una conseguenza della sensitizzazione dei circuiti neurali dell’autonomo (ortosimpatici per la precisione).

 

 

Questa visione un po’ “spinta” della sensitizzazione è esattamente quella che abbiamo definito visione estensiva della sensitizzazione (ne avevamo parlato nella 3^ puntata).

 

 

Aggiungo solo un altro pezzettino, ricordo che quella notte (non avevo nessun antidolorifico con me) presi della propoli idroalcolica che prendevo in caso di afte in bocca o mal di gola. Ebbe qualche effetto benefico, ovviamente effetto placebo.

 

 

Ma che centra l’effetto placebo con la sensitizzazione?

 

 

Centra perché l’effetto placebo attiva una via top-down, cioè a partenza mentale o psicologica che dir si voglia, che è in grado di modulare l’attività dei neuroni sensitizzati dal trauma.

 

 

Cominciamo a intravedere come tutti i pezzi della neurofisiologia si incastrino a vicenda.

 

 

Non c’è scampo: funzioniamo come un unicum perché siamo un unicum e la neurofisiologia non fa eccezione.

 

 

E a voi è mai capitato un episodio di allodinia?

 

 

Prossima puntata in formato video e in formato articolo.

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