Consigli di lettura: L’uomo che credeva di essere morto – Vilayanur Ramachandran

C’è un filo conduttore in questo libro di Ramachandran: il tentativo di unire la prospettiva evoluzionistica (il cervello umano è “solo” più complesso di quello di altri primati) all’unicità umana.

 

In questo libro Ramachandran tratta tanti temi tra cui quelli già presentati in quest’altro libro aggiungendo quello che le neuroscienze hanno scoperto negli 8 anni intercorsi fra la pubblicazione dei due libri.

 


Nel capitolo 1 troviamo l’arto fantasma (può mai mancare in un libro di Ramachandran?) che introduce la plasticità cerebrale, la quale viene vista come elemento cruciale per lo sviluppo culturale dell’uomo.
Capitolo 2: visione. Anche questo non può mancare, dato che per 20 anni il professore di neuroscienze e psicologia all’università della California di San Diego si è occupato proprio di visione.
Il mio capitolo preferito è stato il 3: tratta di sinestesia, la mescolanza sensoriale che porta alcune persone a vedere i numeri colorati. Particolarità: Ramachandran adora il metodo deduttivo di Sherlock Holmes. In questo capitolo, più che in altri, ripercorre passo passo gli incontri con pazienti sinestetici per farci capire come lui ragiona e interpreta gli “indizi”: questo aspetto rende il libro molto coinvolgente!
I capitoli  4, 5 e 6 trattano di neuroni specchio, autismo e linguaggio (voto 9, non 10 come il resto)
7 e 8 sono sulla neuroestetica: in che modo il cervello reagisce all’arte? Quanto siamo speciali nel nostro creare l’arte ed esservi sensibili?
Si conclude con il capitolo 9 che tratta il tema dell’autocoscienza. Questo capitolo mi ha comunicato l’immensa sensibilità umana e filosofica di Ramachandran (tratto tipico di OGNI scienziato di spessore).

 

Lo stesso autore dice che nel libro ha inserito molte sue speculazioni ma (e questo mi piace assai) aggiunge anche 

 

“la scienza DEVE procedere per intuizioni quando i dati non ci sono”.

 

Il libro ha un carattere di intimità per la presenza di: casi clinici e storie in generale, dialoghi diretti, condivisione del suo stato mentale (sentimenti e pensieri) in determinate circostanze, aneddoti della sua vita (come quando spiega il disegno che lui stesso fece a 10 anni in cui aveva messo la palma tra due colline, contravvenendo al principio estetico dell'”avversione per le coincidenze”).

Punti di forza:
Coinvolgimento del lettore mediante l’uso di dialoghi diretti, casi clinici.
– Ottimo equilibrio tra accuratezza e semplicità (adatto a pubblico specialistico e non)
– Presenza di disegni che facilitano la comprensione
Avvincente anche nei temi su cui non vi è nulla di nuovo.
Punti di debolezza:
Nessuno
 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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