MIGLIORAMENTI NELLA GUARIGIONE e NELLA DURATA DEL POSTOPERATORIO DOPO SUGGERIMENTI VERBALI DURANTE L’INTERVENTO IN PAZIENTI IN STATO DI ANESTESIA GENERALE
… che in soldoni significa: i soggetti che sono in anestesia GENERALE, se durante l’intervento ascoltano dei suggerimenti, hanno un migliore decorso postoperatorio rispetto ad altri pazienti che non hanno avuto quei suggerimenti.
“Giando, mi stai prendendo in giro… vero?”
Anch’io credevo di aver letto male ma è tutto vero. Anche perchè si tratta di uno studio scientifico pubblicato su “The Lancet” una delle prime riviste scientifiche al mondo…
Per questo motivo ho letto con attenzione questo studio pubblicato nel lontano 1988. Non ne avevo mai sentito parlare… ora ve lo sintetizzo
Idea curiosa, divertente, incredibile (nel senso che “non ci si crede”), ma la scienza è esattamente così!
COME HANNO FATTO
Le protagoniste di questo studio sono 39 donne pronte a sottoporsi ad un intervento di isterectomia. Dopo aver fatto compilare i questionari sociodemografici e vari questionari psicologici per fare in modo di creare due gruppi omogenei e confrontabili in tutto e per tutto. Le donne sono state anestitizzate e si è proceduto a far indossare delle cuffie (preparate apposta per l’occasione) che avrebbero impedito ai rumori della sala operatoria di raggiungere le orecchie delle pazienti. Tramite le cuffie, le donne avrebbero dovuto ascoltare un nastro su audiocassetta e qui sta il bello:
19 donne del gruppo di studio ascoltavano 12 minuti di suggerimenti ripetuti 3 volte, così costituiti:
(1) 9 minuti narravano le normali procedure postoperatorie con dei consigli su come comportarsi al meglio (per esemio “la velocità di ripresa dall’intervento dipede da te; più rilassata stai più comoda ti sentirai”);
(2) 2 minuti di suggestioni terapeutiche dirette (per esempio, “non ti senti stanca, non avrai alcun dolore”);
(3) 1 minuto di suggerimenti raccontati in 3^ persona (per esempio, Pare che l’intervento stia andando bene e la paziente sta bene”).
20 donne del gruppo di controllo ascoltavano un nastro vuoto, ossia privo di traccia audio.
MISURAZIONI
Un’infermiera (che non era a conoscenza del gruppo di appartenenza delle donne) ha riportato alcuni parametri nei giorni successivi all’intervento:
– quantità di aiuto richiesto,
– episodi di vomito,
– mezze giornate con temperatura superiore a 37,3°C,
– uso di analgesici.
Ogni paziente, al giorno 5, ha compilato delle scale di valutazione per indicare:
– intensità del dolore,
– distress causato dal dolore,
– difficoltà nella minzione,
– meteorismo,
– defecazione
– severità della nausea.
Registrazione della durata di degenza postoperatoria
Le infermiere avrebbero dovuto anche valutare se la guarigione di ogni singola paziente è avvenuta “meglio del previsto”, “come previsto” o “peggio del previsto”.
RISULTATI
Le donne del gruppo di studio che hanno ascoltato l’audiocassetta con suggerimenti positivi hanno avuto rispetto al gruppo di controllo:
– una degenza postoperatoria minore di 1.3 giorni (16% in meno) [non vi era associazione con l’età delle pazienti].
– 1.8 giorni (45%) in meno di mezze giornate senza aumento di temperatura corporea;
– minori disturbi gastroitestinali;
– guarigione migliore del previsto secondo la valutazione delle infermiere
Tutti questi risultati sono statisticamente significativi.
CONSIDERAZIONI
Solo io non conoscevo questo studio? Tra l’altro quest’articolo cita altri studi di questo tipo… gli autori suggeriscono che, considerati i costi praticamente nulli, sarebbe buona prassi fare in modo che i pazienti in anestesia totale ascoltino questo genere di suggerimenti verbali (che praticamente rappresenterebbero una sorta di ipnosi, nel senso che rappresentano, appunto, dei suggerimenti al cervello che poi tende a comportarsi in un certo modo).
Il risultato di questo studio è altamente attendibile dato che ci troviamo di fronte ad una metodologia impeccabile.
Qui si trattava di suggerimenti/suggestioni non primariamente ipnotiche, nel senso che non erano somministrate utilizzando una metodica dell’ipnosi, ma comunque venivano “introdotte” in una psiche in uno stato alterato di coscienza causato appunto dall’anestesia (alterato nel senso che mica noi siamo in questo stato di coscienza nella vita normale se non in fase piccolissime del sonno). Ma probabilmente, al di fuori della sala operatoria, questo stato alterato o particolare di coscienza si potrebbe indurre proprio mediante l’ipnosi che, tra l’altro, pare stia tornando in auge.
E poi mi è venuta in mente una cosa che voglio dirvi… ve l’accenno soltanto perchè ne parleremo un’altra volta. Possiamo considerare che (adesso entriamo nel mondo clinico “normale” a noi più familiare) un paziente che va da un qualsiasi terapeuta si trovi in uno stato di consapevolezza (non coscienza, eh, ci tengo alla differenza!) alterato? Secondo qualcuno sì: il paziente quando è in un setting di cura si trova in uno stato di consapevolezza alterato, in quanto vi sono stimoli nuovi, paradigmi nuovi, ha un ruolo nuovo, cioè entra nell’archetipo del paziente, ha una predisposizione diversa rispetto al normale (per esempio spesso non ha senso critico, si fida ciecamente del terapeuta, talvolta fino ad osannarlo). In questo caso, quando si crea un’asimmetria di posizione tra terapeuta e paziente, in cui il terapeuta ha una posizione di “vantaggio” se non proprio di “dominanza”, le parole del terapeuta possono avere un peso ancora più importante di quello che hanno normalmente perchè incontrano un “terreno”, cioè la mente del paziente, privo di qualche difesa. In un certo senso le parole del terapeuta possono avere un potere ipnotico, inteso in senso molto ampio, cioè hanno un potenziale di suggestione maggiore rispetto a quando, magari, le stesse cose vengono dette in un setting non terapeutico, in cui banalmente non vi è una dinamica di cura. Certamente ci saranno delle eccezioni allo scenario che dipingo (per esempio, il paziente iper-critico, il paziente maniaco di controllo o che è più carismatico del terapeuta stesso…) ma per adesso mi andava semplicemente di dirvi ‘sta cosa prima di dimenticarla.
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A cura di Giandomenico D’Alessandro