OSTEPATIA nella SCLEROSI MULTIPLA

Con questo articolo vorrei colmare una mancanza all’interno della rubrica Evidenze scientifiche. Mancavano i 3 studi (gli unici 3 studi finora pubblicati) che hanno indagato il potenziale contributo dell’osteopatia nella sclerosi multipla. Precisiamo: ci sono ancora tanti studi che devo analizzare, sintetizzare e spiegare ma questo “buco” nella suddetta rubrica andava colmato.

La sclerosi multipla non ha bisogno, purtroppo, di presentazioni: trattasi di una malatta autoimmune demielinizzante. Tutte le porzioni del sistema nervoso centrale possono essere colpite: dal midollo spinale alla corteccia. Segni e sintomi, ovviamente, dipenderanno dalla localizzazione delle lesioni. Esistono diverse forme (recidivante-remittente, primariamente progressiva, secondariamente progressiva, ecc), classificate in base all’andamento nel tempo dei cosiddetti “attacchi”. 

Da un punto di vista terapeutico non è possibile una terapia eziologica dal momento che la causa non si conosce, al di fuori della solita interazione genetico-ambientale. Esistono terapie farmacologiche per le fasi acute e per le fasi remissive, soprattutto immunosoppressori.


Perchè l’osteopatia?

L’idea di sperimentare l’osteopatia è legittima da un punto di vista etico e pratico dato che si tratta di una disciplina:
– non invasiva
– con pochi o nulli effetti collaterali
ed è legittima da un punto di vista di scientifico, visto che l’osteopatia ha dimostrato di avere documentato tropismo per il sistema nervoso centrale 

Quindi, vediamo questi 3 studi


Studio di un gruppo statunitense-australiano pubblicato nel 2002 sulla rivista “The Journal of American Osteopathica Association”.

COME HANNO FATTO 
7 donne con sclerosi mulltipla vengono sottoposte ad un protocollo per 3 mesi. Il protocollo prevede:
esercizi ad alta intensità (circa 20 sessioni)
– sedute di osteopatia: tecniche miofasciali e articolatorie; tecniche spinali e costali sia dirette che indirette (non si capisce quanti trattamenti)

MISURAZIONI
Forza , Coordinazione, Resistenza e senso di fatica

RISULTATI
Dopo 3 mesi le donne hanno mostrato un miglioramento nella forza e nella resistenza. Nessun cambiamento per quanto riguarda la coordinazione e il senso di fatica percepito.

CONSIDERAZIONI 
Poco da dire: a differenza dei due studi italiani, in questo non vi è un gruppo di controllo: le partecipanti sono state comparate rispetto alla baseline. Non è chiaro se i trattamenti sono stati fatti in occasione delle sedute di allenamento o se sono stati fatti a parte.

Mi chiedo solo una cosa: questo studio è stato fatto nel 2002. Perchè è passato così tanto tempo per vedere altri studi di osteopatia nel campo della sclerosi multipla?

 


I colleghi Jacopo Verini, Annalisa Armezzani e Luigi Ciullo della IEMO Istituto Europeo per la Medicina Osteopatica Genova… in collaborazione con l’Università di Genova e la Fondazione sclerosi multipla di Genova e altri ricercatori d’oltre oceano hanno pubblicato questo studio su The Journal of American Osteopathic Association nel 2018

 

COME HANNO FATTO 
22 soggetti con sclerosi mulltipla (differenti forme) hanno scelto autonomamente di finire in due differenti gruppi:
– gruppo con osteopatia: 5 trattamenti in un mese; valutazione globale del paziente con metodiche passive e trattamenti in quella che più volte abbiamo chiamato modalità “black-box” con tecniche miofasciali, BLT, BMT e craniali.
– gruppo di controllo: 5 incontri in un mese; nelle sessioni
un medico spiegava ai pazienti diversi aspetti relativi alla sclerosi multipla.

 

MISURAZIONI 
Sono state utilizzate le seguenti scale di valutazione
▪ Expanded Disability Status Score (disabilità)
▪ Modified fatigue impact scale (fatica)
▪ Beck Depression Inventory-II (depressione) .
▪ Beck Anxiety Inventory (ansia)
▪ Short forme health survey (qualità della vita)


Misurazioni fatte prima della prima seduta, una settimana dopo la prima seduta e 6 mesi dopo l’ultima seduta.

RISULTATI
Miglioramenti statisticamente significativi a una settimana dopo l’ultima sessione nel gruppo osteopatia, per quanto riguarda:
fatica
depressione;
Miglioramento NON significativo della qualità della vita

Nessuna differenza a 6 mesi

CONSIDERAZIONI
Tra i 3 questo è lo studio più forte metodologicamente e strutturato meglio. Ottima anche la scrittua dell’articolo in sè.

Devo rimarcare la mancanza del controllo placebo che, ripetiamo, soprattutto in caso di misure soggettive sono fondamentali.

Spesso gli studi osteopatici mancano di misure di follow-up. Il paradosso di questo studio è che è stata fatto una valutazione a 6 mesi, ma siamo di fronte ad una patologia cronica (e non si tratta di una lombalgia cronica), pertanto è condivisibile il commento degli autori che sottolineano l’importanza di trattamenti per “stabilizzare” il paziente.

 


Infine questo studio pilota pubblicato sotto forma di “short communication” sulla rivista “Complementary Therapies in Medicine” nel 2018 da un gruppo italiano.

COME HANNO FATTO 
20 soggetti con sclerosi multipla recidivante-remittente sono stati randomizzati in due gruppi
– gruppo di intervento: 3 sessioni settimanali di allenamento riabilitativo convenzionale + 2 sessioni osteopatiche settimanali, per un totale di 24 + 16 sessioni.
– gruppo di controllo: 5 sessioni settimanali di allenamento riabilitativo convenzionale per un totale di 40 sessioni.

Durata: 8 settimane.

MISURAZIONI 
Sono state utilizzate le seguenti scale di valutazione
▪ Expanded Disability Status Score (disabilità)
▪ Barthel Index (attività quotidiane)
▪ Test di camminata per 10 metri.
▪ Hamilton anxiety rating scale (ansia)
▪ Fatigue severity scale (fatica)

Misurazioni fatte prima e dopo ogni sessione

RISULTATI
Miglioramenti significativi del gruppo d’intervento in:
fatica
ansia
camminata

CONSIDERAZIONI
Non si capisce che tipo di intervento è stato fatto: gli autori parlano di “osteopathic training” e “specific OMT”. Che vuol dire?
Le misure sono tutte soggettive. Andrebbe pure bene, ma con misure soggettive non posso considerare attendibili i risultati se non utilizzo un intervento placebo.
Sarà per la tipologia di articolo (“short comunication”)? Non so, gli autori non me ne vogliano, ma l’articolo è scritto con superficialità.

Insomma, un articolo “anacronistico”, considerando l’ottima qualità metodologica degli studi osteopatici degli ultimi 3-5 anni.

Prendiamo quel che c’è di buono:
– batte strade fino ad ora poco battute
– risultati incoraggianti (da prendere con le pinze)
– un pezzettino in più nel computo totale dell’evidenza scientifica (da un punto di vista quantitativo)
tanto da imparare per poter fare meglio


Che dire? Sicuramenti dobbiamo ringraziare gli sforzi e i contributi dei colleghi. Questi risultati (da prendere con le pinze) a causa delle mancanza, più o meno gravi, dei vari studi sicuramente ci incoraggiano a insistere su questa strada. 

Ma l’osteopatia necessita di evidenze scientifiche di qualità.
Significa che gli studi scientifici
devono essere pensati (e bene) prima di essere attuati

 

Noi osteopati dobbiamo essere i primi
ad esigere alti standard di ricerca,
perchè quando gli standard sono alti
possiamo leggere i risultati positivi esultando di gioia:
la robustezza degli studi assicura
che “ci possiamo fidare dei risultati”!

 

So che alcuni osteopati continuano con il vecchio mantra “non ci serve l’evidenza scientifica”. Vorrei poter essere della stessa opinione, ma se guardo a come funzionano i sistemi sanitari, è l’evidenza scientifica il lasciapassare per entrare nel mondo sanitario dalla porta principale

 

Certo, senza evidenza scientifica potremmo trattare qualche paziente con sclerosi multipla se magari cerca, per caso, il nostro aiuto. Personalmente fino ad ora ho trattato tre pazienti con sclerosi multipla e i feedaback sono stati positivi. E conosco vari colleghi che hanno trattato vari pazienti affetti da sclerosi multipla. Ma i report aneddotici si trovano al gradino più basso della cosiddetta piramide dell’evidenza.

 

Ma immaginate se avessimo delle solide evidenze scientifiche? Immaginate se avessimo 20 trial clinici e qualche revisione sistematica con meta-analisi (i “piani alti” della piramide dell’evidenza) che affermano con certezza che l’osteopatia apporta dei benefici ai pazienti con sclerosi multipla?
Si potrebbe pensare di “far rumore” e pretendere (si: PRETENDERE), evidenze scientifiche alla mano di trattare questi pazienti.
E sapete cosa accadrebbe? Accadrebbe che dopo 10 anni sarà normale per un paziente con sclerosi multipla fare 6-8-10 (non so) trattamenti annuali di osteopatia perchè la ricerca scientifica ha dimostrato che apportiamo valore: migliora la qualità della vita, diminuiscono le ricadute, diminuisce la quantità di farmaci, diminuiscono le ospedalizzazioni…

 

Strada lunga e difficile? Siamo osteopati!

 

Esistono soltanto due cose:
scienza ed opinione.
La prima genera conoscenza,
la seconda ignoranza.

Ippocrate

Come promesso all’inizio, ecco una lista di qualche studio (di quelli che ho già analizzato su questo blog) che dimostrano il particolare tropismo osteopatico per il sistema nervoso centrale. 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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