Nella parte zero avevamo illustrato il programma di questa sintesi semplificata del pensiero di Damasio:
– I livelli della macchina omeostatica
– Cos’è un’emozione
– Cos’è un sentimento (che emerge da un’emozione)
– Il ruolo strategico dei sentimenti nella sopravvivenza
– Sentimenti “come se” o false rappresentazioni: una considerazione clinica
Iniziamo con i primi 2 aspetti, quelli di colore arancione.
I livelli della macchina omeostatica
Per mantenersi in vita, l’organismo deve garantire l’omeostasi. Deve, cioè, mantenere costanti determinati parametri vitali, quali il pH, la temperatura, l’osmolarità del sangue, la concentrazione di ioni, la glicemia, la pressione parziale di ossigeno. E per mantenere costanti questi parametri l’organismo deve attuare una serie di cambiamenti corporei, modificando le sue funzioni. In altra parole si deve servire dell’attività di tanti “attori” per mantenere costante il mezzo interno. L’insieme di questi “attori” e delle loro funzioni prende il nome di allostasi.
Esempio: se nel mio corpo vi è carenza di ossigeno, i polmoni aumentano la loro attività per incamerare più ossigeno e il cuore aumenta la frequenza cardiaca per trasportare l’ossigeno in tutto il corpo. L’esempio è semplice ma complesso è il meccanismo che c’è dietro. Perchè c’è bisogno di sistemi che informano sullo stato del corpo, sistemi che devono prendere le decisioni, sistemi che devono cambiare la loro attività. Nei viventi non dotati di cervello è tutto molto semplice: se non c’è il cervello vuol dire che il livello di complessità di quel vivente non è così alto. E infatti è così: negli organismi semplici questi 3 elementi che compongono i protettori dell’omeostasi si trovano vicinissimi tra loro, anzi spesso nemmeno si distinguono chiaramente. Quando saliamo nella scala evolutiva e andiamo negli animali, fino all’uomo, le cose diventano più complesse e occorre un “decisore” centrale: compare il sistema nervoso centrale, prima rudimentale, poi sempre più raffinato. Esso riceve le informazioni dal corpo (afferenza), elabora la risposta (decisione) e tramite i nervi e il sistema endocrino dice ai visceri e ad altri attori cosa fare (efferenza).
Oltre al concetto omeostatico/allostatico, abbiamo già accennato alle caratteristiche funzionali di quella che Damasio chiama “macchina omeostatica”: la presenza di livelli. Si parte da livelli bassi, semplici che non hanno bisogno di tanti “pezzi”, fino ad arrivare a livelli complessi, molto complessi dotati di centinaia di migliaia di “pezzi”.

Damasio mette al gradino più basso (non in senso dispregiativo, eh! Basso = semplice) il metabolismo cioè l’insieme delle reazioni chimiche che avvengono nelle cellule e fra le cellule, i riflessi fondamentali ad esempio il riflesso da retrazione come quando ci scottiamo con una fiamma e il sistema immunitario che penso non abbia bisogno di descrizioni.
Al secondo livello troviamo una complessificazione data dai comportamenti più complessi che possono essere categorizzati in “avvicinamento” e “allontanamento”. Facile capire perché fanno parte della macchina omeostatica: avvinarci al cibo è vitale se qualcosa minaccia la nostra glicemia, e allontanarsi da un pericolo è vitale perché potremmo incorrere in un danno anatomico che porterebbe alla rapida e difficilmente correggibile modificazione dei parametri omeostatici (pensate ad una preda che viene azzannata da un predatore, in quanto tempo vedrà diminuire la pressione parziale di ossigeno a causa del sanguinamento)
Al terzo livello troviamo gli impulsi e le motivazioni. Sono sistemi più complessi che dipendono da un’aumentata complessità dei substrati neurofisiologici. Cominciano ad assomigliare alle emozioni. L’impulso, ad esempio, di tirare fuori la testa dall’acqua preserva la nostra omeostasi e la motivazione che spinge intere mandrie a spostarsi per chilometri per una pozza d’acqua è sempre un tentativo di preservare l’omeostasi. Il filosofo Spinoza chiamava gli impulsi appetiti e la consapevolezza di tali appetiti desideri. Occhio che questa distinzione tornerà utile quando parleremo della differenza tra emozioni e sentimenti… Spinoza dimostrò di aver colto la sottile differenza tra le due cose…
Infine ci sono le emozioni vere e proprie che Damasio definisce come il “capolavoro della regolazione automatica dei processi vitali” e sono certamente innate, ma possono essere modulate dall’esperienza in maniera più o meno variabile.
L’ultimo dispositivo della macchina omeostatica che la Natura ha previsto sono i sentimenti: il sentire cosciente di tutte queste “cose” gerarchicamente inferiori.
Damasio insiste con la sua visione biologico-evoluzionistica “Giacchè la vita è un atto finemente calibrato, in massima parte i sentimenti sono espressione di una lotta per l’equilibrio” (pag 17).
Si, ma in che senso, come e perché emozioni e sentimenti sarebbero dei vantaggi evolutivi?
Per rispondere a questa domanda dovremmo prima capire cosa è un’emozione (e poi, cos’è un sentimento).
Cosa sono le emozioni?

Un’emozione è la rappresentazione cerebrale di uno stato corporeo.
L’emozione è una particolare configurazione dei circuiti neurali che dipendono strettamente dallo stato corporeo. Immaginiamo di avere una macchina fotografica speciale che immortala tutte le parti del corpo, che ci dà un report di come sta il corpo: Come sta la glicemia in quell’istante? Com’è la frequenza cardiaca in quell’istante? Come stanno i miei muscoli? Quanta infiammazione c’è nella caviglia? Quanto sono dilatati i vasi del bracci? Quanta energia sotto forma di creatinchinasi c’è ne muscolo? Quanto sangue sta andando ai visceri? Quanta peristalsi c’è nell’intestino? Quanto è pieno lo stomaco? In quali punti il corpo sta sudando? Dov’è la pilo-erezione sulla superficie corporea? Quanto sangue sta affluendo nei corpi cavernosi del pene? Quanto ossigeno c’è nel sangue? Che temperatura ha il corpo? Quanti ioni idrogeno ci sono nel liquido extracellulare? Immaginate un miliardo di parametri in questa fotografia.
Questi parametri vengono costantemente riportati al sistema nervoso centrale che… occhia a questa parola… rappresenta lo stato corporeo mediante la rappresentazione di tutti questi parametri.
Una macchina fotografica del genere esiste: è il nostro cervello, che fa costantantemente delle “fotografie” al corpo. Aspettate, ovviamente questo era un esempio approssimativo. 3 cose sono da precisare: le foto sono molto ravvicinate a formare un video, infatti noi non abbiamo una sensazione frammentata e discontinua del nostro corpo; un’altra approssimazione dell’esempio sta nel fatto che la fotografia è in grado di riportare fedelmente la scena immortalata: nel caso del cervello, quest’ultimo prende solo alcuni parametri e gli altri li crea sfruttando la capacità di previsione (che incontrermo di nuovo nella quarta parte). Però la metafora dovrebbe aver reso l’idea: il cervello rappresenta la condizione corporea su particolari “lastre impressionabili” (è un esempio, eh!): le mappe. Ce ne sono diverse, e ci ritorneremo sempre nella quarta parte.
Si chiamano mappe sensoriali perché rappresentano un’afferenza corporea. Queste mappe sensoriali contengono queste metaforiche “foto”.
Bene, questa foto cerebrale è un’emozione. Andate a leggere la frase dell’inizio di questo paragrafo che adesso dovrebbe essere più comprensibile.
Che se ne fa il cervello di queste emozioni, cioè di queste mappe che descrivono lo stato corporeo?
Organizza delle risposte per fare in modo di mantenere… l’omeostasi! Esatto! Sempre lei!
E per organizzae le risposte (in efferenza, cioè un’uscita), ci sono altre mappe. Queste mappe si chiameranno motorie, perché da loro partirà appunto un output.
Quindi l’emozione è sia la rappresentazione dello stato corporeo che l’insieme delle reazioni atte a ripristinare l’omeostasi corporea.
Le mappe sensoriali e motorie si trovano ad ogni livello del sistema nervoso centrale (midollo spinale, bulbo, ponte, mesencefalo, cervelletto, talamo, ipotalamo, corteccia). Possiamo controllare volontariamente le mappe motorie? Dipende. Una regola generale è che: più bassa è la mappa motoria, meno possibilità di controllo abbiamo. Però possiamo, in parte, controllare le mappe più alte che a loro volta influenzeranno quelle più basse. Il sistema è altamente integrato e c’è una gran comunicazione fra tutte queste aree.
Tornando alle mappe sensoriali: ci sono alcune informazioni corporee più importanti di altre per determinare un’emozione? Tra tutte le informazioni interne al corpo (interocezione, propriocezione, equilibrio, gusto, olfatto) e quelle esterne (esterocezione, vista e udito) l’interocezione sembra essere quella più importante per il sistema nervoso centrale ai fini della generazione delle emozioni. Lo anticipiamo perché tornerà utile dopo…
Ora facciamo un esempio.

Prendiamo una delle emozioni più famose: la paura, che in questi periodo di coronavirus, è un’emozione che alberga in molti di noi. Emozioni utile in una certa misura per farci stare nel nostro rifugio così da limitare le possibilità di contagio e quindi la vita (ecco come l’emozione aiuta a preservare l’organismo). Il problema è quando la paura è esagerata, perché provoca l’attivazione di quelle mappe motorie che certamente non fanno bene se mantenute attive per più di una manciata di minuti. Ma questo è un altro discorso. Torniamo all’esempio. Se c’è un predatore, nelle aree mappe sensoriali del mio cervello si innescherà l’emozione paura che rappresenta la migliore risposta al predatore: me la devo dare a gambe, quindi il cervello dice ai muscoli scheletrici di attivarsi, dice ai vasi che vanno ai muscoli di dilatarsi per portare più sangue ai muscoli stessi, dice al cuore di battere più forte, dice ai vasi del viso di ridurre il calibro perché tanto non occorre molto sangue al viso in questa circostanza (per questo diventiamo bianchi in volto quando c’è la paura) e così via. Contemporaneamente sperimento la paura e cominciamo a dire che la sperimentazione cosciente (non consapevole, cosciente!) della paura prende il nome di sentimento della paura.
Facciamo un altro esempio con l’emozione ‘fame’.

Sì: la fame è un’emozione perché ogni istante abbiamo un emozione perché ogni istante abbiamo un corpo. Solo che alcune emozioni hanno alcuni profili caratteristici e noi le diamo un nome specifico.
Insomma, se cala la glicemia, ci sarà l’emozione ‘fame’. Attenzione! Perché non ho detto “ho fame”? Perché se avessi detto “ho fame” avrebbe significato che l’emozione fame ha già raggiunto livelli alti della macchina omeostatica! Anzi, dire “ho fame” è un passo ulteriore ancora, perchè significa che oltre ad essere cosciente sono anche consapevole della fame! E la consapevolezza richiede livelli gerarchici della macchina omeostatica ancora più alti! Per adesso siamo fermi alle emozioni… non vi preoccupate se non è chiaro: ci torneremo quando nel prossimo articolo faremo l’esempio del ragazzo che si sveglia dal coma.
Torniamo all’esempio dell’emozione ‘fame’.
L’emozione ‘fame’, oltre agli aspetti sensoriali, è caratterizzata da alcune risposte predeterminate geneticamente e che possono essere un pochino modulate con l’esperienza. Per esempio, nell’emozione ‘fame’, nello stato corporeo di ‘fame’, il pancreas produce più glucagone, i surreni producono adrenalina e cortisolo, il fegato comincia a produrre glucosio attingendo ad altri substrati, si risparmiano alcune funzioni e l’organismo si “avvicina” (ricordate “avvicianemento/allontanamento”?) ad una fonte di cibo.
Posso anche non essere né cosciente né consapevole della fame ma l’emozione è sufficiente a preservarmi. Damasio infatti scrive: “Anche quando la reazione emozionale ha luogo senza una conoscenza consapevole dello stimolo, ciò nondimeno l’emozione esprime il risultato della valutazione della situazione da parte dell’organismo” (pag 73).
L’emozione corporea ‘fame’ è stata rappresentata in varie mappe sensoriali cerebrali ed è già partito un programma motorio atto a ristabilire la normalità omeostatica. Dovreste aver già intuito la stretta relazione fra la componente sensoriale e quella motoria. E infatti questo è uno dei pilastri di tutto il funzionamento del sistema nervoso centrale: la continuità tra sensorialità e motricità. La sensorialità serve per affinare le caratteristiche dell’output motorio (autonomico, ormonale o muscolo-scheletrico che sia) affinchè sia le più adeguate possibili alla data circostanza. Infatti ogni aspetto motorio dovremmo chiamarlo senso-motorio.
Ci sono delle eccezioni: i central pattern generation, o CPG, generatori centrali del pattern, una sorta di pacemaker che se lasciati a se stessi hanno un funzionamento ripetuto (oscillano, in gergo) e vengono modulati nel loro profilo di scarica, in base alle informazioni sensoriali (quindi in un certo senso il principio senso-motorio è rispettato). È il caso del pacemaker cardiaco, per intenderci ma circuiti oscillatori sono presenti in decine di “posti” del sistema nervoso centrale.
Ma sto andando fuori tema. Torniamo a noi.

Le emozioni non compaiono subito subito nella storia dei viventi: i primi viventi erano di una semplicità disarmante. Poche cellule da far lavorare insieme, più o meno tutte sapevano l’una dell’altro, le risposte da dare agli stimoli (interni ed ambientali) non erano così variegate e raffinate, e questi primi viventi erano immersi in un ambiente semplicissimo e poco variabile. Che senso ha sprecare energie per un cervello? Il cervello consuma tantissimo! A quei primi viventi non serviva il cervello: bastavano reazioni locali e semplici e magari avevano pure qualche neurone e magari pure qualche ganglio nervoso per velocizzare le risposte (pensiamo alle meduse apparse nei mari decine di milioni di anni fa) ma non vi era un vero e proprio cervello
Ma le cose si sono complicate: aumentava il numero delle cellule (che si organizzavano nei tessuti e negli organi e nei sistemi/apparati); le cellule cominciavano a non sapere molto bene cosa facessero a distanza le altre cellule; l’ambiente diventava più complesso (tipicamente quando le specie arrivarono sulla terra ferma). Basta, serviva il cervello, un decisore centrale che orchestrasse il tutto, ma per farlo necessitava di essere aggiornato sullo stato del corpo così da suggerire al corpo stesso le migliori risposte per ogni circostanza… ecco le emozioni: rappresentazioni dello stato corporeo che danno il vantaggio evolutivo di controllare e mantenere l’omeostasi.
Ci sono alcune emozioni, però, che potrebbero non servirci più: la rabbia adrenalinica che ci serviva in passato per togliere il cibo al nostro competitor, forse non serve più oggi. La tristezza idem. Curiosità: tempo fa da qualche parte ho letto che la tristezza rivestisse questo fine biologico ed evoluzionistico: far tendere all’isolamento per proteggere l’organismo nel caso in cui avesse una carenza immunitaria o fosse ferito.

Damasio distingue le emozioni in tre categorie:
– Emozioni di fondo: lasciamole descrivere direttamente a lui “sono espressioni composite di quelle azioni regolatrici così come esse si dispiegano e si intersecano, momento per momento nella nostra vita. Io immagino queste emozioni come il risultato, in larga misura imprevedibile, di diversi processi regolatori concomitanti, intrapresi in quella grande arena che è il nostro organismo. Tutto questo calderone di interazioni sempre mutevoli è lo stato del nostro essere: buono, cattivo una via di mezzo tra le due cose. Quando qualcuno ci chiede “come ti senti?” noi consultiamo questo nostro stato e rispondiamo di conseguenza” (pag ).
– Emozioni primarie o fondamentali: disgusto, paura, rabbia, sorpresa, tristezza, felicità. Quelle che vengono in mente subito quando parliamo di emozione. Sono universali.
– Emozioni sociali: compassione, vergogna, senso di colpa, orgoglio, gelosia, invidia, gratitudine, disprezzo, ammirazione, indignazione.
Qui Damasio descrive il concetto di ‘annidamento’, cioè l’utilizzo delle strutture inferiori da parte di quelle superiori: “Pensate a come il disprezzo prenda a prestito le espressioni facciali dal disgusto un’emozione primaria evolutasi in associazione al rifiuto, automatico e vantaggioso, di cibi potenzialmente dannosi”. Non sono confinate all’uomo, si riconoscono in delfini, scimmie, elefanti, ecc.
Mi fermo qui, nel prossimo articolo vedremo cosa sono i sentimenti e capirete quanto sia stato fondamentale puntualizzare questi concetti.
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A cura di Giandomenico D’Alessandro
Grazie Giandomenico, letto con piacere, aspetto il prossimo, un abbraccio
Grazie Marcello! Arriva presto…
Sempre. Un piacere leggere i tuoi articoli. Grazie Giandomenico…
Ciao Roberto! Sono contento, grazie!