In questi giorni di reclusione forzata seguendo la campagna #iorestoacasa per rallentare la diffusione del coronavirus, ovviamente le attività osteopatiche sono sospese. Ci sono senz’altro delle conseguenze positive: un po’ di meritato riposo, la possibilità di scrivere tanti articoli per il blog, riorganizzare le idee per dare la giusta priorità ai vari progetti in corso…
Ma i dolori, i malesseri, i fastidi non aspettano solo perchè dobbiamo rimanere in casa. Anzi, in condizione di ansia, paura e preoccupazione (sia di salute che economica) certi sintomi possono aumentare la loro morsa.
Ma… come fare ad aiutare i pazienti? Come osteopata non posso certamente aiutare i pazienti mediante la cosiddetta specificità terapeutica: essa si estrinseca mediante il contatto manuale!
L’osteopatia, però, vede decine di aspetti non-specifici che vanno dagli esercizi ai consigli posturali, dalla stessa relazione terapeutica ai suggerimenti operativi di vita quotidiana. E il bello è che alcuni degli aspetti non-specifici possono essere comunicati al paziente senza contatto fisico, anche mediante uno smartphone!
Nelle immagini qui sotto vedete un esempio. Questa ragazza (a cui daremo un nome di fantasia… diciamo… Elena!) mi chiede qualche suggerimento per poter ridurre il dolore in zona cervicale e quello che le do è un consiglio operativo che possiamo far rientrare nella cateogoria dei fattori non-specifici!




Aggiungo solo una considerazione per i miei colleghi osteopati:
quando dico ‘specificità osteopatica‘ e ‘non-specificità osteopatica‘ faccio riferimento al paradigma ‘specificità/non-specificità‘, nato dalla scienza del placebo
Se non lo conoscete, non vi preoccupate! Trovate un articolo in cui ve lo spiego. Anzi due articoli: infatti ho spiegato questo paradigma in maniera minuziosa ed approfondita, portando diversi esempi. Potete leggere qui il primo articolo e qui la seconda parte!
Aggiungo un’ultima cosa: quello di evitare il contatto fra i denti è una cosa piccola, veramente minuscola; non può essere paragonata a qualcosa di molto più grande, come il trattamento osteopatico.
O forse no?
Studiando i sistemi complessi, sappiamo che uno stimolo piccolissimo (se applicato nel punto giusto e se ha le caratteristiche giuste) può portare a grossi cambiamenti in un sistema che è altamente integrato come il corpo umano.
Altra considerazione (un’altra, sì): il piccolo stimolo in questione va a modificare la fisiologia di un sistema (quello occlusale) che ha a che fare con “sua maestà” (come lo chiamava la mia prof) il trigemino!
Quindi, oltre al discorso della complessità, si tratta anche di interferire (positivamente) con un sistema neurofisiologico notoriamente caratterizzato da grande reattività!
p.s. = se volete leggere qualcosa sulla complessità, ecco qui le recensioni di 4 libri sul tema!
Complessità libro 1
Complessità libro 2
Complessità libro 3
Complessità libro 4
A causa della reclusione forzata da coronavirus, abbiamo tanto tempo a disposizione…
A cura di Giandomenico D’Alessandro