Consigli di lettura: La speranza è un farmaco – Fabrizio Benedetti

“Vedo che molti di voi hanno il penultimo libro che ho scritto, ma nessuno di voi ha l’ultimo libro”. Così ci ha sorpreso Fabrizio Benedetti durante il corso sul placebo di Settembre 2018.
Aveva ragione. Molti di noi erano arrivati a quel corso con un libro che vi ho già recensito qui ma nessuno di noi aveva ‘La speranza è un farmaco’.
Chiedo l’assoluzione delle mie colpe con questa recensione

Un titolo (e un sottotitolo) che raggiungono il duplice scopo di incuriosire e di sintetizzare IL concetto chiave, anche se è una sintesi che potrebbe lasciar spazio a cattive interpretazioni, soprattutto adesso che la ‘new age’ sta impazzando e che ciarlatani di ogni sorta propongono le loro terapie. Per fortuna Benedetti pochi mesi fa ha scritto un editoriale a riguardo, e scrive anche un capitolo a riguardo in questo libro.

 

Un libro diverso dai precedenti perchè

  • molto più semplice (ci sono solo dei cenni “tecnici” nella parte finale)
  • molto più leggero (si legge molto velocemente)
  • molto più corto (se non fosse per la grandezza del font, sarebbe praticamente un libricino)
  • molto più “umanistico” (c’è molto spazio alle storie dei pazienti, anche i discorsi diretti). Quest’ultimo aspetto mi ha ricordato la narrazione di Oliver Sacks, che Benedetti ovviamente conosce. Devo dire che l’effetto non è lo stesso (Sacks è semplicemente inarrivabile, qui e qui trovate la recensione di due sue libri), ma apprezzo il tentativo del professore italiano di scrivere un libro divulgativo in questo stile.

 

Ma di che parla questo libro? Benedetti è uno degli esperti mondiali di placebo, quindi questo libro parlerà di placebo? No, o meglio: in parte. Si perchè la parola ‘placebo’ la troviamo poche volte nei primi due capitoli e poi nell’ultimo capitolo (molto interessante, sull’effetto placebo a quote alte con riduzioni anche importanti di ossigeno). Lo scopo del libro lo lasciamo dire all’autore “voglio lanciare questo messaggio: parole, speranze e farmaci inducono effetti simili con meccanismi simili”. Infatti grazie alle moderne metodiche di neuroimaging è possibile vedere come un rituale terapeutico, una relazione terapeutica e le parole del medico sono in grado di attivare le stesse aree cerebrali che vengono attivate, ad esempio, dagli antidolorifici. Anzi, come dice Benedetti, con grande consapevolezza, sono i farmaci che agiscono sui bersagli cerebrali di cui ci ha dotato l’evoluzione per trovare beneficio grazie alla speranza, nutrita dal contesto (riti e relazioni umane). Infatti il sentimento che chiamiamo speranza’ compare evoluzionisticamente prima dei farmaci!

 

Il libro si apre con Cornelia, una “good placebo responder” diremmo oggi, una delle primissime pazienti che ha fatto intravedere al ricercatore la potenziale portata della speranza e del placebo. Il libro continua con diverse storie che sono un’occasione per parlare di diversi aspetti connessi al placebo e alla speranza: la storia di un suicida, il ruolo delle parole, il tema della morte, le paralimpiaodi, il confronto tra ospedali accoglienti e ospedali infernali. Tutto punta nella stessa direzione: la speranza è un ingrediente fondamentale per la buona riuscita della terapia!

 

Un libro adatto a:
– non addetti ai lavori
– tutte le professioni che si occupano di cura e assistenza.

E gli esperti di placebo? Beh, lo consiglierei anche a loro, benchè non troveranno nulla di nuovo: dovrebbero già sapere che un farmaco somministrato di nascosto è meno efficace di uno somministrato dinanzi agli occhi del paziente (il famoso paradigma sperimentale ‘open-hidden’) o che una relazione operatore-paziente empatica è in grado di amplificare gli effetti specifici della terapia (anzi, qui vi ho sintetizzato uno studio di osteopatia a riguardo e qui uno sulla terapia manuale in generale). Tuttavia questo libro rafforza questi concetti e li regala al cultore del placebo in una forma più “umanistica”, meno tecnica quindi più godibile. Inoltre aiuta a ricordare l’utilità del placebo e l’importanza di appropriarsene clinicamente: le parole che nutrono la speranza possono curare nel senso che aiutano i “principi attivi” di ogni terapia ad essere più efficaci.

Qui è possibile acquistare il libro

 

Oltre a quello presentato all’inizio, ecco altri due libri di Benedetti sul placebo che abbiamo già recensito
– http://bit.ly/Benedetti_CervelloPaziente
– http://bit.ly/Benedetti_Placebo_1

 

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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