Ero molto indeciso se inserire il libro ‘Caos‘ di James Gleick nei consigli di lettura perché in questa rubrica vi recensisco solo libri che in qualche maniera possono avere a che fare con l’osteopatia. E questo è un libro sulla complessità, quindi perché essere titubante se sono stra-convinto che lo studio della complessità sia fondamentale per l’osteopatia (e la medicina in generale)?
La mia titubanza deriva da questo: rispetto agli altri libri sullo stesso argomento Formicai, imperi e cervelli, Auto-organizzazioni, Medicina Coerente, La complessità in medicina, questo libro è un po’ diverso:
- È il più vecchio: infatti la prima edizione è del 1987 (ed è infatti spesso citato dai i libri che trattano di complessità).
- Racconta la complessità in maniera trasversale, beccando tutti gli argomenti potenzialmente collegati ad essa.
- È un libro che narra gli aneddoti, le storie, le peripezie personali degli scienziati che hanno scoperto (il più delle volte casualmente) le tracce della complessità.
- Difficile, più difficile dei precedenti.
Quindi partiamo subito dicendo che questo libro, nonostante sia stato pubblicato oltre 30 anni fa, potrebbe essere letto (paradossalmente) dopo aver letto un po’ di libri sulla complessità e (nel caso) essersi appassionati all’argomento. Vi dico questo perché ho letto questo libro 8 anni fa ma solo rileggendolo ora (dopo aver letto quei libri che vi ho indicato sopra) l’ho veramente apprezzato e compreso un po’ di più.
Per esempio, è stato molto più semplice “gustare” il capitolo strettamente biologico dal titolo “ritmi interni” in cui viene raccontato l’approccio che negli ’70 e ’80 è stato utilizzato dai cardiologi per comprendere la complessità cardiaca: detto in parole povere… non è detto che il caos (o irregolarità) che si manifesta a livello cardiaco rappresenti necessariamente un problema. Può addirittura rappresentare un indice di salute. Oppure anche in psichiatria: si cominciò a studiare ritmo e frequenza di chiusura dell’ammiccamento per diagnosticare o prevedere la schizofrenia dei pazienti. Per il gigante psichiatra Mandell “le scoperte del caos impongono un mutamento degli approcci clinici al trattamento di disturbi psichiatrici”. Sempre in questo capitolo ho incontrato alcuni passaggi che vi riporto per intero perché mi hanno emozionato “La struttura nata in mezzo all’assenza di forma: è questa la bellezza fondamentale della natura e il suo fondamentale mistero” e poi la mia super super super preferita “la vita assorbe ordine da un mare di disordine” con una romantica citazione al libro ‘Che cos’è la vita‘ del fisico quantistico Erwin Schrodinger che pensava che “un organismo ha la sorprendnte dote di concentrare un flusso d’ordine su se stesso e di evitare così di cadere nel caos atomico”. Magnifico. Magnifico e molto osteopatico, direi…
Interessante è stato vedere come la nascita della teoria del caos sia stata fortuita (come spesso accade), che diversi studiosi erano giunti alle stesse conclusioni in posti diversi (come spesso accade), che gli scienziati russi (anzi, unione sovietica) erano giunti in anticipo a sviluppare la matematica non lineare che tanto serviva in questa nuova disciplina, che all’inizio questa teoria è stata poco considerata, anzi, ostacolata: come poteva convivere il disordine con l’ordine? Come poteva la Natura essere disordinata, caotica, imprevedibile ma allo stesso così evidentemente perfetta?
Per noi clinici e “naturalisti”, un capitolo bellissimo che riguarda le forme evidenziate da D’arcy Thompson, grande biologo che faceva dell’analogia la sua costanza: era affascinato dalle somiglianze non solo tra le forme naturali ma tra esseri viventi e fenomeni/processi: ad esempio la somiglianza tra una medusa e la forma che lascia un colorante lasciato cadere nell’acqua. Biologo adorato da tutti i biologi ma immediatamente dimenticato perché era un romantico, uno che pensava sistemico e non vi era spazio nel primo ventennio del 1900 per tutto ciò e l’arrivo della biologia molecolare (40 anni dopo) cancellò tutto questo. Non vedo l’ora di leggere il suo libro ‘On growth and form‘ che mi dà tanto di embriologico e, quindi, osteopatico… vi aggiorno a riguardo…
Una menzione speciale merita il continuo report aneddotico presente nel libro. Infatti James Gleick non ci parla solo dell’attrattore di Lorenz, ma ci parla dell’odissea di Lorenz che cerca di comprendere il tempo atmosferico; non ci parla solo dei frattali di Mandelbrot ma ci parla anche dell’ego smisurato del matematico francese, odiato praticamente da tutti perché pretendeva di mettere becco in tutte le discipline (e direi che la complessità permette di fare questo solo che Mandelbrot esagerava un po’); non ci racconta solo i contenuti delle ricerche del mitico Collettivo dei sistemi dinamici di Santa Cruz ma ci fa vivere le appassionanti avventure dei suoi componenti: Crutchfield, Farmer, Packard e Shaw (che fu talmente preso dalla teoria del caos che mise da parte la tesi di dottorato sulla superconduttività); non ci spiega solo le teorie di Feingenbaum ma ci fa sorridere narrandoci le sue diatribe ai congressi. A volte questa aspetto è esagerato, a volte l’ho accolto con benedizione, dato che interrompeva le parti più tecniche e un po’ “pesanti”. Quest’aspetto narrativo mi ha ricordato un libro (che non c’entra nulla con la complessità) “Breve storia di quasi tutto” che vi ho raccontato en passant nel gruppo di recensioni del bimestre Luglio-Agosto.
Tutti gli aspetti del caos (attrattori, biforcazioni, autosomiglianza, dipendenza dalle condizioni iniziali, circuiti a retroazione, proprietà emergenti, amplificazioni di piccole modifiche) non mi va di ripeterle perché le trovate trattate nei 4 libri che vi ho messo all’inizio.
Quindi, libro difficilotto, pietra miliare della letteratura sul caos o complessità, che fa dell’alternanza tra scienza e narrazione aneddotica il suo punto forte.
Da leggere dopo aver letto qui libri che vi ho indicato, se cominciate ad appassionarvi all’argomento!
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Buona lettura!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro