Consigli di lettura: Il normale e il patologico – Georges Canguilhem

 

Non è un libro semplice,
per tanti motivi,
ma vale la pena di leggerlo,
per tanti motivi.

Qui, ho provato a recensire quello che fin’ora è il libro più impegnativo della rubrica ‘Consigli di lettura’.

George Canguilhem, storico e filosofo della medicina e docente alla Sorbona di Parigi, ha vissuto la propria vita (1904-1995) nell’arco di tutto il Novecento. Secolo ambiguo, certamente, ma che ha visto un’impressionante fioritura sia

dal punto di vista medico-biologico che filosofico. Solo comprendendo l’enorme livello dei tanti “scontri” culturali del Novecento possiamo intuire, prima, e capire, dopo, la monumentalità di questo saggio che propone un’originale visione di quelle cose “normali” e “patologiche” che definiamo tali per abitudine, senza riflettere nemmeno un po’.

 

Questo piccolo capolavoro raccoglie el riflessioni sui fenomeni oggetto della scienza medica (malattia, salute, guarigione, normalità, norma, errore e così via) e di come la scienza medica le analizza.
Il libro è la riproposizione della tesi di dottorato dell’autore del 1943, arricchita da ulteriori riflessioni sullo stesso tema (1963). Un’introduzione meritevole di attenzione di Mario Porro apre il libro. A chiuderlo una conclusione di Michel Foucolt.

La parte principale del libro è suddivisa in due parti. Nella prima parte vi è un riassunto delle comuni (per il suo tempo, ma comuni ancora oggi) valutazioni dei fenomeni sopra enunciati, che serve alla seconda parte, vera parte innovativa del libro.
Provo a presentare gli elementi centrali del punto di vista del filosofo francese ⬇

  1. Il concetto di “normalità” inteso come valore medio quantificabile statisticamente e oggettivabile non è in grado di “catturare” l’essenza della vita. La statistica è solo uno di modi per indagare la realtà e il fatto che la medicina stia dando sempre più spazio all’aspetto narrativo individuale è eloquente…
  2. La valutazione della salute deve derivare esclusivamente da un apprezzamento soggettivo, in quanto vi è un’importanza troppo forte dell’aspetto affettivo della sofferenza. Tutt’ora ci stiamo rendendo conto che, sebbene la valutazione oggettiva sia sempre più scientifica ed economica, è sempre più importante lo stato di salute per come è percepito dal paziente stesso.
  3. Un soggetto è in salute quando è NORMATIVO, cioè in grado di stabilire delle norme di vita, ossia definire nuove modalità operative, del tutto personali e soggettive. Oggi diremmo (solo se abbiamo una conoscenza fisiologica sopra la media) che il soggetto è in salute quando riesce a usufruire dei cambiamenti funzionali dei suoi sistemi allostatici (frequenza cardiaca, pressiore arteriosa, attività metabolica, attività respiratoria, ecc) per mantenere l’omeostasi. (Ricordiamo che in quel periodo si andava definendo il fenomeno omeostatico, ma tutta la portata allostatica, quello che fa il grosso del lavoro, sarebbe stata compresa solo più tardi).
  4. Le norme individuali sono continuamente cangianti soprattutto in relazione a quella che Canguilhem elegantemente chiama “infedeltà dell’ambiente” in cui l’individuo si trova. Se intendiamo l’ambiente sia esterno che interno, possiamo qui notare la presenza del cosiddeto “sovraccarico allostatico”.
  5. La malattia, di per sè, non è la mancanza di norme, ma è l’instaurazione di una nuova norma. Ad esempio in una società violenta un bambino deve crescere in maniera violenta per poter sopravvivere; altro esempio, la beta-talassemia è una buona norma biologica di funzionamento in paesi in cui la malaria è endemica.
  6. Il fatto più grave per un vivente è perdere la possibilità di creare nuove norme, una sorta di diminuzione del ‘potere normativo’. Possiamo dire, oggi, una diminuzione del ‘potenziale allostatico’.
  7. L’intervento del medico e del terapeuta dovrebbe consentire l’auto-generazione di nuove norme, ma non si può tornare alla norma originale. Infatti, come dice l’autore: “la vita lotta contro l’entropia crescente”. Questo stona in maniera importante con il principio osteopatico biodinamico che punta all’ “emergenza dell’originalità”. Troppo lungo per poterne parlare adesso.

Trattandosi di un libro ricco di concetti impegnativi è molto probabile che ci siano aspetti che non sia riuscito a “vedere” e quindi a sintetizzarvi qui…

 

Il linguaggio non è sempre semplice e le frasi estremamente lunghe non aiutano la comprensione. Mi sono trovato a rileggere alcuni passaggi, impegnandomi per capirne il significato. Ne è valsa quasi sempre la pena, tranne (per fortuna poche volte) quanto le pagine trasudavano troppa teoria, con riferimento a concetti filosofici estremamente specialistici di cui ignoravo il significato.
In compenso posso dire di aver evidenziato un numero indicibile di frasi, tanto eleganti quanto illuminanti… e ho tutta l’intenzione di raccoglierle e proporvele a breve!

 

Punti di forza:
– Saggio monumentale della storia della medicina
– Linguaggio raffinato ed elegante

 

Punti di debolezza:
– Linguaggio a tratti troppo “filosofico” per il lettore medio

Qui è possibile acquistare il saggio di Canguilhem!

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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