C’è un’imbarazzante asimmetria di prospettiva che riguarda il TEMPO.
Per l’odierna fisica il tempo “non esiste” (e ringrazio l’amico e collega Edoardo per avermi consigliato il libro del fisico Carlo Rovelli “L’ordine del tempo”) mentre per la nostra mente il tempo esiste eccome! Tutto quello che facciamo è in relazione al tempo, la nostra stessa vita è dettata ed è segnato dallo scorrere del tempo.
Come si spiega questa differente visione del tempo da parte della fisica e dell’esperienza soggettiva?
Il neurologo Arnaldo Benini parte proprio da questa (oserei dire) “ontologica differenza” e in un breve ma intenso viaggio di poco più di 90 pagine ci racconta il punto di vista del cervello.
Il concetto ricorrente riguarda la CREAZIONE del tempo da parte della nostra stessa mente (si, CREAZIONE non percezione!): il tempo, infatti, è una necessità degli organismi viventi, non solo perchè essi sono in movimento (il movimento “ha bisogno” del tempo) ma anche in relazione alle sensazioni ed ai processi biologici interni.
La mente crea il tempo, dunque, e una delle prove sta nel fatto che la mente può manipolare il tempo: restringerlo o dilatarlo a seconda della circostanza: emozioni ed attenzione, infatti, sono i principali fenomeni in grado di incidere sulla “durata” del tempo… ovviamente del “personal time” non del “governement time” che è invece oggettivo e su cui siamo tutti d’accordo. Questo è il cosidetto fenomeno della “compressione del tempo”, la capacità del cervello di rendere incoscienti intervalli e latenze reali fra gli eventi della coscienza per darci un senso di continuità. Meraviglioso!
I capitoli brevi (trovata perfetta perchè si lasciano rileggere e ci si può fermare a meditare un po’ prima di proseguire) si trovano al confine tra le neuroscienze, la psicologia con cenni di fisica e di filosofia. Alcuni capitoletti sono puramanete neuroscientifici, ad esempio quando di parla delle aree cerebrali connesse alla percezione dello scorrere del tempo (che sono, come spiegato in alcune interessanti pagine, le stesse aree cerebrali che “manipolano” i concetti di ‘tempo’, ‘spazio’ e ‘numero’).
Ignoravo completamente tutti questi aspetti relativi al rapporto ‘cervello-tempo’ e, ben lontano da aver capito tutto, sento che è un argomento da approfondire per capire meglio come funzioniamo e come funziona la realtà, anche la realtà clinica!
Ad esempio, le pagine sulla balbuzie mi hanno dato diversi spunti per riflettere sulla temporizzazione dei fenomeni biologici. In particolare ho avuto la possibilità di collegare il concetto di “scorrere del tempo” presentato nel libro al senso dello scorrere del tempo come è proposto da Craig e quindi nella visione interocettiva.
Due altri elementi che mi hanno fatto gradire particolarmente il libro sono state
– la ricca bibliografia (molti libri e articoli interessanti)
– le tantissime citazioni (da Aristotele a Hume, da Dant’Agostino a Searle) che, per citare qualcuno, ci consentono un costante dialogo con i grandi del passato.
E a proposito di citazioni, questa è una citazione del libro che ben riassume tutta la faccenda. “Il tempo, di cui la fisica si occupa per espellerlo dalla realtà, è la creazione cerebrale di una dimensione del reale”.
Può essere difficile comprendere il punto di vista fisico (interessante, però, notare che i mistici riferiscano la sensazione di mancanza del tempo quando si trovano in stati di coscienza non ordinaria) ma per quanto riguarda il “punto di vista” della mente questo libro è certamente molto consigliato.
Punti di forza:
▪ Tema affascinante e spiegato semplicemente
▪ Libro breve ma “denso”
▪ Ricchezza di citazioni e bibliografia
Punti di debolezza:
Nessuno
Per questo bel libro di Benini, cliccare qui
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A cura di Giandomenico D’Alessandro