Osteopatia per il russamento e per l’apnea notturna (OSAS)
“L’osteopatia può far qualcosa per mio marito che russa e non mi fa dormire?”. Questa domanda, ti sembrerà strano, l’ho ricevuta decine di volte e a volte era il marito a fare questa domanda perchè era la moglie a russare…
Il russamento è una manifestazione lampante di una disfunzione che non è solo fastidiosa ma anche dannosa. Una scorretta respirazione, infatti, può alterare la fisiologia corporea e rappresentare una piccola o grande minaccia alla salute coporea. Il russamento è collegato alle apnee notturne che sono certamente meno rumorose, ma molto più devastanti.
A noi osteopati capita spesso che il paziente si addormenti durante il trattamento e talvolta notiamo la presenza di queste apnee che possono durare anche 10-20 secondi! Ricordo che durante un trattamento mi stavo spaventando perchè il paziente non respirava più e continuava a dormire beato… “beato” si fa per dire…
D’istinto ho mosso le mani per svegliarlo così ha potuto prende un bel respiro e… riaddormentarsi di nuovo con continue apnee notturne.
Certamente è lecito domandarsi che cosa può fare l’osteopatia per questi disturbi del sonno legati alla cattiva respirazione, che si tratti di apnee notturne o russamento.
Come avevo riportato nel precedente articolo sul mal di schiena in gravidanza (lo trovi cliccando qui), noi clinici abbiamo qualche esperienza a riguardo ma sarebbe interessante vedere cosa dice l’evidenza scientifica.
Oggi ti propongo l’analisi di un questo studio pubblicato su BMC Complementary and Alternative Medicines, i colleghi “cugini” d’oltralpe (notevole la presenza dell’università Sorbona di Parigi tra le affiliazioni dello studio) hanno sperimentato l’effetto della celebre tecnica osteopatica sul ganglio sfeno-palatino in soggetti affetti da OSAS.
Ma prima di procedere andiamo a definire che cosa indica questa strana parola: OSAS.
Cosa sono le OSAS?
OSAS è un acronimo che sta per “Obstructive Sleep Apnea Syndrome”, cioè un insieme di sindromi in cui vi è una chiusura delle vie respiratorie con conseguente difficoltà di respirazione. Oltre al russamento, i pazienti lamentano stanchezza, irritabilità e sonnolenza diurna. Quest’ultima può rappresentare un vero e proprio pericolo per sè e per gli altri. Immagina un colpo di sonno alla guida di un veicolo…
Le cause delle OSAS sono da ricercarsi nelle particolari conformazioni anatomiche di testa e collo, nell’eccessivo rilassamento dei muscoli del faringe e della lingua e nell’obesità.
Le OSAS peggiorano notevolmente la qualità della vita, ma purtroppo la medicina tradizionale vede uno scarso armamentario terapeutico. Si può utilizzare la CPAP che è uno strumento per l’immissione di aria a pressione positiva durante il sonno. Gli altri trattamenti a disposizione, come l’intervento chirurgico per protrusione mandibolare o la terapia farmacologica, sono potenzialmente forieri di effetti collaterali. Il calo del peso ponderale è la cosa meno dannosa (anzi, aiuterebbe un po’ tutto l’organismo), ma è molto difficile da portare avanti…
Ora che sappiamo qualcosa in più sulle OSAS, è lecito chiedersi “in che modo l’osteopatia dovrebbe poter aiutare?”. Ecco, andiamo a vedere lo studio fatto dai colleghi francesi.
Come hanno impostato lo studio?

Ognuno dei 10 pazienti inclusi nello studio ha ricevuto sia la tecnica reale che la tecnica simulata (cioè un placebo manuale chiamato “sham therapy”)
Quale tecnica osteopatica hanno utilizzato? La tecnica osteopatica reale utilizzata era una delle mie tecniche preferite: l’inibizione del muscolo pterigoideo esterno. Con questa tecnica l’osteopata inibisce il muscolo pterigoideo esterno e le strutture molli poste attorno. I miei pazienti lo sanno: questa tecnica è molto dolorosa (ma a me piace farla lentamente, cioè con una pressione dapprima leggera e che aumenta col passare del tempo così da dare modo ai tessuti di rilassarsi). Anche se dolorora, è una bella tecnica perchè il paziente percepisce subito il cambiamento della bocca, il senso di apertura.
Gli effetti fisiopatologici della tecnica riguardano certamente il miglioramento del flusso venoso da parte del plesso pterigoideo che si trova proprio nei pressi del muscolo pterigoideo esterno, dall’altro lato ci può essere un effetto indiretto sul ganglio pterigo-palatino che si trova più internamente rispetto al muscolo.
In questo ganglio fanno sinapsi fibre parasimpatiche del nucleo salivatorio superiore o muconasolacrimale. Questa tecnica è riportata anche nel libro dei colleghi Simone Rigalza e Massimo Garavaglia che ho recensito e che puoi leggere cliccando qui.
La tenica sham, cioè la tecnica simulata è stata fatta poggiando il dito sulla superficie vestibolare dell’ultimo molare, quindi nei pressi della zona da trattare ma senza fare nulla. In questo modo si dava l’impressione al paziente di stare a fare qualcosa.
Misurazione Principale
La misurazione principale consisteva nella valutazione della pressione critica negativa che occorre per arrestare il flusso aereo.
Si misura in questo modo: il paziente indossa una maschera nasale connessa ad un circuito che genera una pressione negativa. Più grande è la pressione negativa che occorre per interrompere il flusso aereo, meglio è. Infatti vorrebbe dire che le vie aeree riescono a rimanere pervie nonostante un forte “invito” da parte della pressione negativa a farle collassare.
L’esatto contrario della CPAP (di cui più su nell’articolo vedete un’immagine), la quale si usa per introdurre aria a pressione positiva per, ovviamente, facilitare la pervietà delle vie aeree.
Risultati
Rispetto alla tecnica placebo, la tecnica reale porta a far chiudere le vie aeree a pressioni critiche negative maggiori: questo significa che le vie aeree sono più stabili rispetto ad uno stimolo che, invece, le spinge a chiuderle.
Considerazioni

Voglio mettere in evidenza 2 criticità di questo studio:
(1) si tratta di una singola tecnica, ma su questa criticità possiamo sorvolare perchè, ogni tanto, possiamo fare degli studi in cui si utilizzano singole tecniche. Tuttavia sarebbe stato interessante creare un approccio mix-method che, cioè, tenesse conto sia di teniche decise a priori (come questa) e tecniche globali a seconda della valutazone fatta dall’osteopata.
(2) occorre aumentare la numerosità campionaria perchè 10 soggetti sono un po’ pochini per trarre conclusioni robuste e convicenti.
Questo studio è interessante perchè conferma che non è solo l’anatomia a spiegare l’eziopatogenesi delle OSAS: vi sono aspetti funzionali legati al sistema nervoso autonomo che nel caso di questi pazienti ha cambiato la sua attività. Poi la diatriva sarebbe “è cambiata la sua attivitià perchè è stato stimolato direttamente il ganglio sfeno-palatino” oppure “è cambiata l’attività del sistema nervoso autonomo in riflesso al cambiamento interocettivo dei tessuti perigangliari?”
Nota di merito: i pazienti coinvolti nello studio non sono stati in grado di distinguere quale delle due tecniche fosse quella reale, in altre parole vuol dire che il “cieco” è stato mantenuto con successo.
Cliccando qui puoi leggere tutte le altre evidenze scientifiche!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro