Alterazioni del disco intervertebrale in soggetti asintomatici
Prima ripetiamo un concetto che potrebbe non essere chiaro a tutti, e poi vediamo il concetto in un certo senso “complementare”.
Il concetto che stai per leggere qui sotto credo che da ormai 5-6 anni sia stato accettato da tutti (tranne proprio quelli che sono fuori dal mondo).
Possiamo avere mal di schiena senza avere alterazioni evidenziate con esami strumentali.
Spessissimo capitano pazienti che hanno fatto una risonanza perchè avevano mal di schiena, ma la risonanza non ha evidenziato nulla di particolare, cioè di clinicamente rilevante.
Addirittura c’è quasi una delusione perchè erano sicuri di trovare la proverbiale ernia che anche lo zio dice di avere e che l’ortopedico ha detto essere la causa del suo problema.
E invece… nulla… magari solo qualche alterazione del disco ma che fa davvero ridere e quindi non spiega il mal di schiena…
Quindi, se non ci sono ernie o altre condizioni particolari, il mal di schiena dipende da altro…
Questa è un fatto clinico che solo adesso sia i medici che i pazienti stanno cominciando a capire e ad accettare.
Il mal di schiena ha tante cause. L’alterazione del disco intervertebrale (almeno per come documentato dall’imaging strumentale) è solo una di queste cause.
In questi casi il dolore lombare può essere la manifestazione di un disequilibrio più globale e il trattamento osteopatico è molto efficace nell’aiutare questi pazienti, identificando le zone anatomiche “distanti” dalla schiena che comunque influenzano la salute della lombare. Non possiamo dimenticare che fra tutte le cause di mal di schiena, la mancanza di attività fisica sembra essere una delle più frequenti e impattanti!
Ho puntualizzato questo concetto nel caso in cui vi fosse qualcuno che è rimasto indietro e negli ultimi 5 anni si è perso questo passaggio.
Ma adesso andiamo avanti e occupiamoci di un altro concetto che in un certo senso possiamo definire “complementare” al precedente.
Lo studio che ti propongo oggi
Infatti da una revisione del 2015 pubblicata su American Journal of Neuroradiology e che puoi raggiungere cliccando qui, gli autori raccolgono 33 differenti studi che hanno eseguito la risonanza a soggetti SENZA mal di schiena. Mi raccomando a questo punto: gli autori si sono chiesti
“Nei soggetti sani, che non hanno mal di schiena, in che condizioni è la loro colonna e in particolare i dischi intervertebali lombari?”
Vediamo i risultati di questo interessante studio. Si tratta di una revisione sistematica, che ricordiamo essere l’apice della piramide dell’evidenza. Se non sai cosa è la piramide dell’evidenza, ti consiglio di andare a leggere la parte introduttiva di un articolo che ho scritto, e che trovi cliccando qui.
In totale 3110 soggetti sono stati divisi in varie decadi dai ventenni agli ottantenni.
Risultati

Nella tabella qui sopra (l’ho tradotta in italiano per comodità di comprensione) puoi vedere i risultati. Incredibile quanto sia alta la percentuale dei giovani SENZA mal di schiena ma CON alterazioni del disco!
Stupefacente come nel caso della protrusione e della fissurazione dell’anulus ci sia poca differenza tra 20enni e 80enni (rispettivamente 29%-43% e 19%-29%)
Ricordiamo che questi erano soggetti ASINTOMATICI, cioè senza mal di schiena!
Considerazioni

Come possiamo interpretare questi risultati?
Dato che molti soggetti asintomatici presentano alterazioni, gli autori affermano che le alterazioni sono parte del normale processo di invecchiamento più che la manifestazione di un processo patologico che richiede necessariamente un intervento.
Condivisibile, ma non totalmente in quanto in quanto occorre fare il massimo anche per migliorare la qualità del normale processo di invecchiamento.
Personalmente sono d’accordo con l’affermazione degli autori per cui questi sono reperti casuali (caso) e non causali (causa) circa la comparsa del mal di schiena.
Gli autori raccomandano di interpretare questi reperti nel contesto della clinica del paziente: infatti quel che deve guidare la scelta (che non è mai solo del clinico, ma che deve coinvolgere anche il paziente) è la valutazione clinica.
Se c’è un paziente con una condizione strumentale disastrosa (occhio a non usare questo lessico nocebico con il paziente) ma il paziente non sta poi così male, possiamo pensare di attuare un trattamento più conservativo.
Il compito difficile del clinico è quello di educare il paziente, spiegandogli come la presenza di un’ernia non necessariamente sia la spiegazione del suo mal di schiena. Si può educare il paziente anche grazie a questi studi, magari facendogli vedere la tabella che vi ho mostrato, tradotta in italiano.
Io stesso, da quando ho visto questo studio, quando incontro il paziente che ha una credenza negativa e limitante rispetto alla salute della sua schiena, faccio una cosa molto semplice: giro il computer verso di lui e gli mostro questi dati, spiegandogli per bene la tabella. La soddisfazione da parte sua è tanta e se lo fai anche tu, vedrai che ti ringrazierà. Di solito i pazienti apprezzano molto il clinico che “perde” tempo a spiegargli qualcosa…
Ovviamente occorre proporre una soluzione: non possiamo permetterci di dire soltanto “ehi, caro paziente, non devi pensare che la causa del tuo mal di schiena sia l’ernia che la risonanza ha evidenziato”.
Occorre proporre qualcosa, magari qualcosa di pratico. Sostituire il pensiero con la pratica.
Ad esempio il trattamento osteopatico, ma anche qualcosa che preveda una parte attiva e quantitativamente rilevante da parte del paziente, come ad esempio l’attività fisica.
Conludendo, questo studio dimostra come l’evidenza scientifica sia un alleato del clinico e della pratica clinica
Se ti interessa questa rubrica di evidenze scientifiche, cliccando qui puoi trovare tutti i miei articoli con l’analisi delle evidenze scientifiche!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro