I miei consigli di lettura
Con la recensione dell’ultimo libro appena “divorato”, inauguro la rubrica “Consigli di lettura”. In questa nuova rubrica, troverete le mie recensioni, arricchite da miei personali commenti agli stessi libri.
Quali libri recensirò? Vi proporrò libri che ritengo utili e costruttivi che trattano di osteopatia, neuroscienze, salute, complessità e magari qualcosa di inaspettato.
Se ve li propongo vuol dire che mi hanno arricchito in qualche modo e spero che questa rubricapossa aiutarvi nella scelta della vostra prossima lettura!
Ma adesso vediamo cosa accade “quando è difficile imparare a leggere”.
Quando è difficile imparare a leggere, di Carl Delacato
Ci sono un insegnante, un neurochirurgo e un fisiatra. No, non è una barzelletta, ma l’inizio della storia che condurrà alla formulazione di una teoria della dislessia e all’ideazione di un metodo per curarla. Delacato e Doman con il neurochirurgo Fay (che morirà poco dopo) scoprono che la dislessia deriva da una mancata o incompleta lateralizzazione della funzione linguistica.
Ma che cos’è in parole povere la dislessia?
La dislessia
La dislessia è uno fra i più frequenti disturbi specifici dell’apprendimento ed è caratterizzata da una difficoltà nella lettura. Questa difficoltà si può manifestare in tanti modi: il bimbo può avere difficoltà nella lettura veloce oppure nella pronuncia delle parole, in altri casi può avere difficoltà nella scrittura a mano oppure nella comprensione di quello che si legge.
Immaginate la frustrazione di un bimbo che sta imparando a leggere e che vede gli altri andare spediti, mentre lui ha difficoltà. Per fortuna adesso c’è molta attenzione e sensibilità rispetto alla dislessia (e a tutti i disturbi specifici dell’apprendimento). Anche gli insegnanti stessi sono preparati a riguardo e sono i primi ad accorgersi del problema.
Ma prima non era così. Infatti, ho avuto diversi pazienti adulti che, durante l’anamnesi, mentre esploravamo la storia clinica, hanno affermato di aver scoperto solo a 40-50 anni di essere stati dislessici. Un paziente mi ha detto che se ne accorto perchè ha letto il libro di un autore dislessico e si è reso conto che quel lui stesso, da piccolo, ha avuto gli stessi problemi.
Quindi la dislessia è in aumento soprattutto perchè viene diagnosticata molto più facilmente. Di pari passo sono anche aumentate i mezzi e le competenze didattiche per aiutare l’apprendimento di bambini dislessici. Questa cosa me la confermano direttamente moltissime maestre di scuola elementare che tratto e che mi raccontano come, per fortuna, le loro competenze e conoscenze sul ema siano cambiate.
Ora che abbiamo definito la dislessia e abbiamo immaginato un po’ di contesto, torniamo al libro quando è difficile imparare a leggere.
Il libro

Abbiamo anticipato la parte iniziale del’idea del libro: la dislessia deriva da una mancata o incompleta lateralizzazione della funzione linguistica.
Con lateralizzazione si intende quel processo di maturazione che porta un unico emisfero cerebrale a controllare una determinata funzione. Quando ciò non avviene si crea una sorta di “conflitto” fra i due emisferi che impedisce la corretta registrazione, decodifica ed elaborazione delle informazioni senso-motorie.
A questo punto si sposta il focus della domanda: perché non avviene la lateralizzazione linguistica? La causa, a sua volta, sarebbe un’incompleta o mancata lateralizzazione di altre funzioni durante le tappe di sviluppo: dapprima quelle sensoriali e successivamente quelle motorie. Questo inquadramento mi piace, perchè si dà molta importanza agli aspetti sensoriali, prima che a quelli motori.
Chi mi conosce, sa quanto io sia “affezionato” al concetto di trasformazione senso-motoria. Un gesto inteso come output del sistema nervoso centrale è sempre basata su input cioè informazioni in entrata e ovviamente sulla memoria che ha quel sistema nervoso centrale.
Un bambino, secondo Delacato, rimarrà dislessico se non “ripara i danni” creati dalla non corretta stimolazione sensoriale (visiva, vestibolare, uditiva, propriocettiva) e se non corregge gli alterati schemi di motricità (striscio e gattonamento).
Occorre, dunque, lavorare su altri sistemi per preparare il terreno alla completa lateralizzazione delle funzione linguistica.
Questa cosa non stupisce gli psicomotricisti più attenti, gli allenatori più acuti dei bimbi: nella loro esperienza (comunicazioni personali) hanno notato che la goffaggine motoria, la scarsa coordinazione, la ridotta intraprendenza motoria, spesso sono prodromici a disturbi cognitivi più alti, come ad esempio la lettura. Questo è coerente con una visione gerarchica e progressiva delle funzioni cerebrali e con la visione per cui il corpo è il nostro primo strumento di apprendimento.
Ah, in accordo con il paradigma senso-motorio, quei bimbi goffi, scoordinati e con ridotta intraprendenza motoria, spesso sono deficitari da un punto di vista sensoriale. Spesso si tratta di scarsa stimolazione sensoriale, a volte di cattiva stimolazione sensoriale. Pensate, ad esempio, ad un problema di tipo visivo che non è stato ancora diagnosticato: il cervello di quel bimbo riceverà informazioni visive alterate e costuirà la sua idea di mondo in maniera alterata. E sarà anche alterato la costruzione esperienziale di come il suo corpo interagisce con il mondo.
E l’interazione col mondo è comprensione del mondo!
In maniera diffusa, queste informazioni le avevo apprese dalle esperienze avute ai corsi di Mario Castagnini, neurologo che ha messo a punto il metodo FSC, che si occupa di facilitare lo sviluppo delle cerebropotenzialità e di cui vi parlerò.
Leggibilità del libro
Delacato, con uno stile narrativo scorrevole, racconta la nascita dell‘istituto dove ha testato, perfezionato e utilizzato il suo metodo, raccontando i progressi dei bambini dislessici che fino ad allora avevano ottenuto scarsissimi risultati utilizzando vecchi sistemi di recupero basati sull’approccio fonetico.
Coloriti ed emozionanti i racconti delle lotte con il mondo accademico che, come sempre, è restìo a considerare le novità terapeutiche. Per fortuna l’appoggio dei genitori era entusiasta e sono stati i genitori a raccontare ai medici i successi del metodo di Delacato. Come spesso accade le rivoluzioni (o i cambiamenti) avvengono dal basso, non dall’alto. Per questo motivo esorto i genitori dei bimbi prematuri a parlare dei vantaggi dell’osteopatia nella prematurità e quindi a condividere l’articolo che ho scritto a riguardo (lo puoi leggere cliccando qui).
Il libro si chiude con una parte operativa con esercizi adatti alla stimolazione sensoriale e degli schemi motori.
Ho trovato molto interessante il continuo rivolgersi ai genitori mettendo in evidenza la necessità di un atteggiamento positivo e l’importanza della loro partecipazione attiva al programma di recupero. Infatti, quando un figlio ha un problema, il genitore può entrare nel panico più totale, complicando la situazione. Il terapista deve guidare sia il bambino che il genitore. Questa cosa la sappiamo bene anche in osteopatia.
Punti di forza:
▪ Spiegazione chiara di un argomento impegnativo
▪ Narrazione coinvolgente; scrittura lineare
▪ Parte pratica
▪ Gran numero di esempi e aneddoti
▪ Utile per capire la base fenomenologica del sistema nervoso centrale, ossia la primarietà della sensorialità
Punti di debolezza:
▪ Libro datato (1977), quindi non aggiornato alle recenti acquisizioni del campo.
Per acquistare il libro, clicca qui!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro