Quanto dura una seduta osteopatica?
Molti pazienti pongono questa domanda direttamente al proprio osteopata o ad amici che sono andati dall’osteopata. Il paziente può fare questa domanda perchè mosso da semplice curiosità, oppure da necessità di organizzare altri impegni oppure perchè pensa che poco tempo sia correlato ad una peggiore qualità del lavoro.
C’è un altro motivo. Nella mia esperienza mi è capitato di essere protagonista di uno scambio di battute con il paziente. Il dialogo era pressapoco così:
“Ma perchè da te la seduta osteopatica dura così tanto?”
“Occore un certo tempo per portare a termine il trattamento”
“No perchè, quando ho detto al mio amico che il mio osteopata mi tiene quasi un’ora, lui mi ha detto che il suo osteopata lo tiene al massimo 30 minuti”.
(chiedo ai miei colleghi) Vi è mai capitato un dialogo del genere?
Scrivo questo articolo perchè proprio oggi mi è stata fatta nuovamente questa domanda. Alla fine del trattamento di un neonato, la mamma mi ha fatto una domanda ancora più specifica: “perché le sedute durano più tempo a me che a mio figlio?”.
Le ho dato una risposta molto articolata, analitica e approfondita. Avevamo molto tempo (avendo appunto finito prima il trattamento)! Per scelta, anche se con i neonati mi occorrono dai 15 ai 30 minuti per portare a termine il trattamento, in agenda considero sempre un’ora di tempo. In un altro articolo ti spiego il motivo di questa scelta strategica.
Quella mamma aveva fatto una giusta osservazione: effettivamente la durata della seduta è inferiore quando tratto il figlio rispetto a quando tratto lei.
Questo perchè la durata della seduta dipende da un fattore cruciale: la velocità del processo terapeutico. Il processo terapeutico mira a correggere le disfunzioni somatiche e, appunto, non vi è un tempo fisso affinché questo processo avvenga. Ci sono alcuni fattori che influenzano la velocità di correzione delle disfunzioni e quindi la durata complessiva della seduta. Li elenchiamo:
4 elementi che influenzano la durata della seduta di osteopatia

Quelli che seguono sono i 4 elementi che dobbiamo tenere in considerazione per capire la durata della nostra seduta: grado di salute del paziente, età del paziente, numero di sedute precedenti, durata intrinseca della tecnica.
Grado di salute del paziente
Il trattamento osteopatico funziona perchè il corpo ha delle riserve che mette in atto per auto-correggere determinate disfunzioni. Un paziente con una salute maggiore risponderà più velocemente alle nostre tecniche.
Addirittura, nei soggetti in cui si fanno sedute di mantenimento (quindi questi pazienti vengono da noi periodicamente e mantengono alto il loro livello di salute) anche le tecniche più lunghe possono durare pochissimi minuti! Inoltre questi pazienti sono anche più propensi a mangiare bene, fare sport e vivere in maniera più equilibrata. Va da sè che la loro salute sarà nettamente migliore!
Al contrario, pazienti defedati perchè molto stanchi, perchè utilizzano tanti farmaci, perchè hanno delle patologie più o meno gravi, perchè conducono una vita sregolata, hanno minori risorse interne e il trattamento avvieve con fatica. E intendo anche con fatica da parte dell’osteopata!
Età del paziente
Come regola generale: nei più piccoli le sedute hanno una velocità maggiore e quindi la seduta dura meno rispetto ad un adulto! Questo è collegato ovviamente al motivo precedente: i più piccoli hanno un grado di salute maggiore rispetto agli adulti. C’è anche un altro motivo: noi osteopati impieghiamo meno tempo a valutare un neonato o un bambino rispetto ad un adulto o addirittura ad un anziano.
L’età del paziente influenza non solo la durata della singola seduta, ma anche il numero di sedute che occorrono ad un determinato paziente per risolvere un determinato problema. Ne ho parlato in un articolo ad hoc. Lo puoi leggere cliccando qui.
Numero di sedute precedenti
Ovvio: un maggior numero di sedute precedenti implica che il grado di salute è maggiore! Come vedi, tutto torna al grado di salute del paziente, perchè davvero in osteopatia è il corpo che deve correggere se stesso!
Ci sono altri due motivi.
(1) il primo ha a che fare con il condizionamento classico ed è un’idea che non ho mai sentito nominare in giro. Nel condizionamento classico si ottiene la risposta condizonata a partire dallo stimolo condizionato che è stato precedentemente accoppiato allo stimolo incondizionato. Quindi il corpo ha “imparato” a reagire alla tecnica che sta ricevendo e si “predispone” a rispondere alla tecnica anche quando il paziente stesso sta entrando nel nostro studio. Su questo tema, se vuoi, ci torniamo. Ho preso spunto dagli studi sul placebo per declinare questo fenomeno in osteopatia.
(2) Se il paziente ha fatto da noi già diverse sedute, da un punto di vista operativo sa già cosa deve fare, quindi non perdiamo tempo nei convenevoli e nella spiegazione di ciò che stiamo per fare. Spesso i pazienti che vengono da me con una certa regolarità (ogni 3-6 mesi per le sedute di mantenimento), dopo aver detto “buongiorno” si stendono sul lettino senza nemmeno dirmi come stanno. Volontariamente bypassano l’interazone verbale perchè hanno compreso che occorre ottimizzare la parte palpatoria, il vero tratto distintivo dell’osteopatia!
Durata intrinseca della tecnica in sé.
L’osteopatia ha tanti approcci differenti. Differenti in termini di principi, tipo di tocco, ampiezza di movimento, coinvolgimento attivo del paziente, invasività, intensità, meccanismi di funzionamento. Un’altra differenza riguarda il tempo: alcuni approcci durano molto più tempo di altri. Tralasciando la fase di valutazione palpatoria che ci porta alla diagnosi osteopatica, si va dai pochi secondi di un thrust ai 20-30 minuti dell’approccio con l’osteopatia biodinamica!
Esempio di trattamenti con durate diverse

Facciamo l’esempio dei due trattamenti relativi al figlio e alla mamma che mi aveva fatto la domanda iniziale “perché le sedute durano più tempo a me che a mio figlio?”.
Due fattori sono identici: numero di sedute precedenti (avevo trattato entrambi per 2 volte dopo il parto) e durata intrinseca della tecnica (preferisco utilizzare tecniche sul punto neutro come il BLT e l’approccio con l’osteopatia biodinamica).
Rimangono due fattori: l’età e lo stato di salute. Facilmente si può capire che sono due fattori a “favore” del figlio che è più piccolo e con un dinamismo metabolico (per noi questo dinamismo è la salute) maggiore della mamma.
Ecco che la differenza fra mamma e figlio di 2 fattori su 4 spiegano la differenza di durata del trattamento fra i due.
Un altro elemento da considerare

Un altro aspetto, a mio avviso, spiega la brevità del trattamento nei più piccoli.
Nei più piccoli manca tutta quella costruzione cognitiva, quell’interrogarsi su cosa sta facendo l’osteopata, quel desiderio di controllare che invece caratterizza (non tutti) i pazienti adulti.
Ovviamente ci sono pazienti che hanno una grandissima capacità di rilassarsi e di fidarsi all’osteopata… ma sono davvero rari!
Affidarsi, rilassarsi e lasciarsi andare è un fattore che contribuisce non solo alla velocità del processo terapeutico (e quindi alla durata della seduta), ma contribuisce anche alla profondità e qualità del processo terapeutico stesso. Sicuramente torneremo su questo concetto, ma vi posso anticipare questa cosa: notate che quando il paziente adulto sta per addormentarsi, il processo terapeutico diviene più facile e profondo. Certo, dipende dalla vostra abilità di percezione, ma questa è un’osservazione che ho fatto centinaia di volte in questi anni. Fateci caso e datemi un feedback a riguardo.
Conclusione
La risposta alla domanda sulla durata delle sedute trova risposta nella combinazione di questi 4 elementi che ricapitoliamo: grado di salute, età, numero di trattamenti pregressi e durata intrinseca della tecnica.
Se ti ha incuriosito l’accenno al trattamento dei neonati e hai pensato “ah, ma l’osteopatia tratta anche i neonati?”, la risposta è sì! E inoltre nei neonati il trattamento osteopatico esprime il meglio della sua potenzialità!
Ti lascio qui di seguito delle prove scientifiche che ho sintetizzato e raccolto per facilitare la comprensione!
Se già conosci questi articoli, cliccadi qui puoi andare a leggere un bell’articolo che riguarda la domanda in assoluto più frequente che i pazienti pongono agli osteopati “Quante sedute occorrono per risolvere un problema?”
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A cura di Giandomenico D’Alessandro