Altri studi avevano indagato l’effetto del trattamento osteopatico sul sistema nervoso autonomo (SNA): qui ne avevamo riportato uno dei tanti.
Allora perchè farne un altro? Perchè in tutti i precedenti studi si è sempre e solo usato il famigerato ‘Heart Rate Variability’ o HRV.
In questo studio gli osteopati Francesco Cerritelli e Fabio Scoppa insieme a ricercatori dell’università di Chieti e Sassari hanno utilizzato l’HRV insieme ad altri due indici di funzione autonomica… vediamoli insieme!
COME HANNO FATTO
37 volontari sani sono stati divisi in due gruppi:
– Trattamento osteopatico (25 minuti, BLT, BMT e osteopatia in ambito craniale su aree con disfunzioni somatiche individuate con criteri TART).
– Trattamento sham, cioè placebo (25 minuti toccando arti superiori e inferiori, pelvi, addome, torace, colonna vertebrale. Ogni area toccata per 3-4 minuti, mentre l’operatore era focalizzato su stimoli uditivi).
Lo studio è un ‘cross-over’ per cui i soggetti dei due gruppi si “incrociano” ricevendo, alla fine dello studio, ENTRAMBI i trattamenti.
MISURAZIONI
- Variabilità della frequenza cardiaca (l’HRV nominato su)
- Valutazione termica di regioni d’interesse del viso (punta del naso, guance, regione periorale, fronte), dipendente dalla vascolarizzazione
- Conduttanza cutanea, dipendente dalla sudorazione.
Queste misurazioni sono state prese
- 5 minuti PRIMA dell’intervento
- DURANTE l’intervento
- 5 minuti DOPO l’intervento
RISULTATI
I soggetti trattati osteopaticamente rispetto ai soggetti che ricevono il trattamento placebo vanno incontro a:
- Aumento statisticamente significativo della temperatura di naso, regione periorale e fronte. Questi cambiamenti sono legati ad un aumento dell’attività parasimpatica
- Aumento del parametro nuHF e riduzione del paramentro DFAa1in maniera statisticamente significativa. Questi indici, rispettivamente direttamente e indirettamente, sono legati all’aumento dell’attività parasimpatica.
- Aumento della conduttanza cutanea a livello del palmo delle mani, indice legato ad aumento dell’attività ortosimpatica.
CONSIDERAZIONI
- La prima considerazione da fare è che se da 5-7 anni con la metodologia generale eravamo già molto bravi, questo studio dimostra ancora una volta che siamo diventati bravissimi anche col controllo placebo: è molto confortante leggere i risultati di uno studio in cui il controllo placebo è stato così ben studiato perchè siamo sicuri che i fattori non-specifici o placebo sono stati adeguatamente controllati, quindi la differenza nell’effetto non può che dipendere dalla specificità del trattamento! L’unico appunto riguarda il numero di volte in cui l’operatore sposta le mani nella procedura sham che, sospetto, sia maggiore rispetto a quanto avvenga nel gruppo OMT.
- L’apparente discordante risultato che suggeriesce attivazione sia #orto che #para è, appunto, solo apparente. Ricordo quel che dice Janig (spesso anche inalberandosi) nei suoi corsi: il SNA non dobbiamo immaginarlo solo come un’UNICA bilancia “orto vs para”… l’output è altamente SPECIFICO, per cui si possono avere attivazioni maggiormente para in alcuni distretti (o alcune attività fisiologiche, es vasodilatazione) e maggiori attivazioni orto in altri distretti (o altre attività fisiologiche, es. sudorazione).
- Infine, siamo d’accordo tutti che non vediamo l’ora di vedere gli effetti del trattamento osteopatico misurati con indici come questi, ovvero qualcosa in più dell’HRV? E siamo d’accordo che vogliamo fare questi studi anche su soggetti sintomatici?
Complimenti e grazie ai colleghi Cerritelli della COME Collaboration Onlus e Scoppa della Chinesis IFOP!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro