Una delle lezioni che Andrew Taylor Still (per i non addetti ai lavori, lo ‘scopritore’, come lui si definiva, dell’osteopatia) ci ha lasciato in “Ricerca e pratica”, riguarda il delicato tema della SICUREZZA delle tecniche, INVASIVITA‘ del trattamento, presenza di DOLORE/DISCOMFORT, ecc.
Tema sempre importante, ma ancora più importante in seguito ad una recentissima vicenda mediatica che non riporto in quanto, essendo sia complicata che complessa, necessita di differenti livelli di analisi, sia sul versante scientifico che su quello burocratico-legale.
In questo collage ho raccolto 3 passaggi (pagg. 45, 60 e 139) che hanno a che fare con il suddetto tema. Penso che non ci sia nulla da aggiungere.
Solo una cosa: per favore, leggetele con calma, tenendo bene a mente che chi scrive è Still in persona.
Aggiungo solo due cose:
– vi è un 4° passaggio (pag 229). Non l’ho riportato sperando che possa essere uno stimolo in più per esortarvi a leggere autonomamente questo libro.
– non significa che le tecniche da utilizzare devono necessariamente essere “mosce”; infatti nell’arco di tutto il libro Still dice di usare “delicatezza ma decisione”. Penso che non abbiamo riflettuto abbastanza su questa (apparente) contraddizione linguistica.
Ricordatevi, colleghi e futuri colleghi, di queste frasi di Still quando alcuni vostri insegnanti, o meglio, pseudo-insegnanti vi diranno:
– “è normale che il paziente abbia qualche sintomo vegetativo dopo un thrust cervicale”.
– “in questo corso non parleremo di barriera***: per me il trattamento osteopatico è uno shock da dare al corpo”.
Queste frasi mi sono state personalmente riportate da miei colleghi o futuri colleghi.
No! Non è normale avere qualche sintomo vegetativo dopo un thrust cervicale!
No! Il trattamento osteopatico non è uno shock!
*** = per i non addetti ai lavori: la ‘barriera’ è un termine che si utilizza per definire il “limite” di un qualsiasi movimento. Concetto teorico, ma apprezzabile palpatoriamente.
Essa è importante per poter eseguire con precisione una tecnica diretta, detta appunto “contro barriera”, e ancora più importante perchè quando si supera la cosiddetta ‘barriera anatomica’, vi è il danno tissutale.
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A cura di Giandomenico D’Alessandro