Ormai mi sono arreso: la parola complessità sta diventando una delle mie preferite, al pari di ‘interocezione’, ‘sensitizzazione’, ‘allostasi’ e ‘placebo’ e nella mia testa sta cominciando a prendere forma un paradigma clinico che le mette insieme… ma devo ancora studiare tanto sulla complessità, anche perché rappresenterà la prossima grande innovazione da introdurre nella pratica clinica in osteopatia.
Con questo spirito ho iniziato a leggere questo libro di Paolo Bellavite, medico ematologo, per 30 anni professore di patologia generale alla facoltà di Medicina dell’università di Verona.
Dovrei sintetizzarvi qualcosa sul concetto di complessità e sulla cosiddetta scienza della complessità ma siccome l’ho già fatto nella recensione di altri 3 libri sull’argomento (che vi ripropongo alla fine), entro subito nel racconto del libro che è una consapevole e ordinata dimostrazione di come sia possibile far entrare la complessità in quella branca umana, la medicina, che tende a ragionare ancora in maniera lineare e meccanicistica.
Dico “consapevole” perchè un punto di forza del libro è la prospettiva filosofica e ragionata come dimostra il 1° capitolo che crea la cornice concettuale storica e antropologica. Il 2° capitolo accompagna il lettore alla scoperta delle caratteristiche dei sistemi complessi viventi (a cui ho fatto riferimento sopra) dove, oltre ai concetti di informazione, apertura ed eneriga, ho trovato una chiara descrizione dell’omeodinamica, l’insieme dei fenomeni che chiameremmo “allostatici” e della teleonomia, “il carattere finalistico di ogni essere vivente”, senza cadere in banalità new age, ma rimanendo ancorati alla fisica e alla biologia.
Il 3° capitolo tratta della comunicazione biologica, e sebbene la trattazione iniziale dei recettori mi ha fatto pensare ad un capitolo più classico, è stato incredibile scoprire l’ormesi o farmacologia paradossale, in cui in determinate condizioni il fenomeno biochimico diviene opposto a quello che avviene “normalmente”. In questo capitolo si incontrano vecchie conoscenze (Del Giudice, Preparata) e i domini di coerenza dell’acqua.
Il 4° capitolo su ‘Infiammazione e connettivo’ è quello più classico con definizioni e classificazioni, descrizioni di meccanismi (ad esempio la coagulazione) su cui si potrebbe andare velocamente se già in possesso di queste conoscenze.
Con il 5° e il 6° capitolo si riprende con sistemi dinamici, caos, frattali e reti dinamiche. Sono stati i miei capitoli preferiti come dimostra il fatto che li ho evidenziati per intero (tranne la parte più “matematica”). Effetto-farfalla, attrattori, invarianza di scala… tutte cose che già conoscevo ma presentate in maniera così semplice che erano immediati i collegamenti mentali con la clinica osteopatica. Ad esempio, è molto forte la sensazione che lo spostamento del fulcro in osteopatia biodinamica corrisponda allo spostamento dell’attrattore della salute del paziente.
Nel capitolo 6 ho molto apprezzato il paragrafo sull’uso dell’analogia come elemento principale del pensiero sistemico. Nulla a che vedere con il contenuto del libro, ma un grande “insight” per quanto riguarda pregi e difetti circa una delle modalità di pensiero umano più creative.
Ho ritrovato il modello dello ‘spazio delle fasi’, una rappresentazione grafica che descrive l’andamento nel tempo di un sistema in funzione di diverse caratteristiche, in particolar modo l’energia: nella descrizione del percorso che fa il paziente virtuale, ho iniziato a riconoscere alcuni dei miei pazienti e ho trovato spiegazione ad alcuni fenomeni a cui non sapevo dare risposta, come la cronicizzazione di un sintomo.
Il capitolo 7 è una raccolta di esempi di come si possa applicare la complessità a determinate malattie (influenza, stress, cancro, ecc) mentre il capitolo 8 spiega come la visione complessa-sistemica possa rappresentare il terreno comune per la medicina integrata.
Scrittura solo a tratti molto tecnica, eleganza nell’espressione, presenza di concetti classici alternati a proposte innovative; ci sono pochissimi esempi pratici (lo stesso autore più volte ribadisce che si tratta di un libro che si limita a presentare i tratti fondamentali sull’argomento) ma sono sicuro che qualsiasi clinico non avrà difficoltà a riconoscere determinati pazienti in alcuni schemi .
A chi lo consiglio? A clinici che hanno già incontrato la complessità in maniera più “soft”, magari in questi due libri
– http://bit.ly/Complessità_Libro_2
– http://bit.ly/Complessità_Libro_1
e, perchè no, anche il recente libro di Sara Diani
Il libro “la complessità in medicina” è acquistabile cliccando qui
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A cura di Giandomenico D’Alessandro