SINTESI SEMPLICE DEL PENSIERO DI ANTONIO DAMASIO: PREPARAZIONE AI SUOI LIBRI – PARTE 2: i sentimenti

Nella parte zero abbiamo introdotto questa sintesi semplificata del pensiero di Antonio Damasio, spiegando il motivo che mi ha spinto a intraprendere questa piccola avventura. Avevamo visto che il programma sarebbe stato questo qui:

– I livelli della macchina omeostatica
– Cos’è un’emozione
– Cos’è un sentimento (che emerge da un’emozione)
– Il ruolo strategico dei sentimenti nella sopravvivenza
– Sentimenti “come se” o false rappresentazioni: una considerazione clinica

e nella parte 1 avevamo visto i primi due punti (quelli in arancione). Ecco una breve sintesi: ogni organismo preserva l’omeostasi grazie ad una più o meno complessa macchina omeostatica, fatta di vari livelli che diventa tanto più complessa, quanto più saliamo nella scala evolutiva. Quando siamo ad un bella “altezza” di questa scala, ecco che  compare il cervello, il principale “decisore” della macchina omeostatica. L’emozione non è altro che la rappresentazione degli stati corporei nelle mappe somatosensitive e motorie. L’emozione serve alla sopravvivenza proprio perché regola il mezzo interno in funzione di come sta il corpo. Avevamo anche riconosciuto nell’interocezione il sistema afferente corporeo più importante per la generazione dell’emozione.

Queste sono le domande a cui risponderemo in questo seconda parte.

Cosa sono i sentimenti?
Come si differenziano dalle emozioni?
Che rapporto hanno con le emozioni?

 

I sentimenti sono rappresentazioni coscienti delle emozioni. Come le emozioni emergono dal corpo e vengono rappresentate in mappe somatosensitive di determinate aree cerebrali, i sentimenti emergono a partire dalle emozioni e vengono rappresentate in altre aree cerebrali. Avrete già capito che i sentimenti per emergere necessitano di aree del cervello moooooolto “alte”. In un linguaggio più tecnico, si dice aree gerarchicamente superiori. State pensando alla corteccia? In particolare all’insula anteriore? Esatto! E quando diciamo “insula” non possiamo non pensare a Craig e all’interocezione che ha come stazione più alta proprio l’insula anteriore. Non è un caso che Damasio ne ‘Alla ricerca di Spinoza’ citi apertamente i lavori di Craig (pag 132). Per riprendere la visione “ad albero” della macchina omeostatica di Damasio, i sentimenti si trovano più in alto delle emozioni. Ricordiamo anche qui che “più in alto” non significa “più fighi”, significa… beh, quello che abbiamo detto 10 righe fa.

Nella visione “ad albero” della macchina omeostatica, i sentimenti sono i dispositivi omeostatici più alti, perchè più complessi e recenti filogeneticamente.

Sapete qual è la conseguenza di qualcosa che avviene più in alto nel nevrasse? Diventa cosciente! Cioè può essere sentito. Infatti il sentimento, in fin dei conti, è il poter sentire una determinata emozione! Dico può essere sentito” e poter sentire” perché noi non poniamo sempre la nostra attenzione consapevole sul sentire, sul sentimento. Quindi, il termine “consapevolezza” è diverso da termine “coscienza”.

Spesso li vedo usare in maniera intercambiabile come se fossero sinonimi e il mio corpo rabbrividisce. Il rabbrividire del corpo viene rappresentato in zone cerebrali basse (emozione), poi viene rappresentano in zone cerebrali alte (sentimento) e se io ci faccio caso allora divento consapevole del mio rabbrividire. Cosciente è qualcosa che avviene ai piani alti del nevrasse e il sentimento è una “cosa” cosciente in quanto abbiamo detto fino alla nausea che dipende dai piani alti.

Consapevole è qualsiasi cosa che viene investita o illuminata o osservata dalla nostra attenzione. Possiamo dire che un sentimento diviene consapevole quando viene attenzionato. Poi possiamo parlare di attenzione (e di consapevolezza) focalizzata o diffusa/divisa, concentrata o distratta, ma non cambia la sostanza…

Quindi la prima differenza fenomenica tra emozione e sentimento è il fatto che l’emozione è una faccenda corporea, mentre il sentimento è una faccenda cosciente o mentale (a volte anche consapevole).

Lasciamo descrivere a Damasio questa cosa. Siamo a pag 18 de ‘Alla ricerca di Spinoza’. “L’emozione e le reazioni affini sono schierate sul versante del corpo, mentre i sentimenti si torvano su qquello della mente”.

O ancora a pag 40, “Le emozioni sono azioni o movimenti in larga misura pubblici, ossia visibili ad altri nel momento in cui hanno luogo, manifestandosi nel volto, nella voce o in comportamenti specifici. I sentimenti sono sempre nascosti, come lo sono necessariamente tutte le immagini mentali, invisibili a chiunque salvo che al loro legittimo proprietario; essi rimangono pertanto la proprietà più spiccatamente privata dell’organismo nel cui cervello hanno luogo”.

Ne consegue anche una differenza “sperimentale”: le emozioni si possono studiare più facilmente grazie all’osservazione diretta del corpo o grazie a tecnologie che amplificano i nostri occhi, come ad esempio i dosaggi ormonali. I sentimenti possono essere studiati in maniera indiretta, chiedendo al soggetto cosa prova, ma avremo l’interposizione della consapevolezza perché il soggetto avrà posto la propria attenzione sul sentire, sul sentimento.

C’è però una somiglianza funzionale tra emozioni e sentimenti. Entrambi emergono grazie ad un flusso informazionale bottom-up, che dal basso va verso l’alto; è identico anche il principio per cui il cervello funziona molto per previsione: le aree cerebrali più alte (come quelle più basse) sono in grado di ricostruire lo stato emozionale corporeo a partire da pochi parametri andando a “riempire gli spazi vuoti”. Come? Solito principio: memoria di quel che c’è stato in passato!

Riprendendo quanto detto prima per poter creare un collegamento mentale… pag 42, “Le emozioni sono visibili nel corpo e sono misurabili; i sentimenti sono fenomeni interni e sono proprio i sentimenti a causarci sofferenza o piacere e per noi sono principali. “Ma ‘principale’ non significa ‘primo’ o ‘causativo’”. Infatti, PRIMA ci sono le emozioni e DOPO i sentimenti. Tranne in un caso. Quando ci sono i sentimenti ‘come se’, che vi spiego nell’articolo con le considerazioni cliniche. “La centralità dei sentimenti finisce per oscurare la materia stessa da cui essi derivano, favorendo quindi l’idea che essi sorgano per primi e vangano successivamente espressi come emozioni”(pag 42).

La seconda differenza riguarda i tempi di formazione di emozione e sentimento. Parlo proprio di quando emerge l’una e quando emerge l’altro. Se avete capito come funziona il “giochetto”, anche se non sarà sempre così, l’emozione viene prima del sentimento. Il motivo è semplice: il sentimento necessita delle attività delle aree più basse (emozione) che a loro volta dipendono dall’emozione corporea (cioè, da come sta il corpo).


La teoria di Damasio è certamente coerente con la teoria delle emozioni di James-Lange piuttosto che quella di Cannon-Bard. Di che stiamo parlando? Vi spiego al volo queste due teorie delle emozioni perché, quando 12 anni fa le ho studiate, la loro contrapposizione mi ha fatto intuire i funzionamenti basilari del sistema nervoso centrale.

Teoria di Cannon-Bard “Vedo l’orso, ho paura e quindi scappo

Teoria di James-Lange “Vedo l’orso, scappo e quindi ho paura

(In questo caso è anche consapevole).

Teoria di Cannon-Bard “Vedo l’orso, ho paura e quindi scappo

Vuol dire: vedo l’orso, sperimento la paura mentale come sentimento e il mio corpo risponde con una serie di modifiche corporee (autonomiche, ormonali e muscoloscheletriche) che chiamiamo emozionali e che nella frase sono riassunte dall’atto dello scappare.
Noi tutti pensiamo istintivamente che le cose stiano proprio così.

Teoria di James-Lange “Vedo l’orso, scappo e quindi ho paura”.

Vuol dire: vedo l’orso ma prima di sperimentare la paura intesa come sentimento, l’immagine dell’orso viene inviata immediatamente dalla corteccia visiva a strutture più basse (come l’amigdala) che mettono in atto i programmi efferenti che mi fanno scappare, cioè provocano un cambiamento del profilo emotivo, quindi corporeo (autonomico, ormonale e muscolo-scheletrico). Solo DOPO questo subbuglio corporeo-emotivo diviene cosciente, diventando sentimento di paura.
Questa seconda teoria, meno intuitiva, si è rivelata essere più precisa nello spiegare molte evidenze scientifiche. Lo stesso Damasio ha portato avanti degli studi in cui si è scoperto che gli strumenti registravano un cambio dell’attività corporea, prima che i soggeti riferissero di star sperimentando una determinata emozione.

Le ho un po’ semplificate: ad esempio la teoria di Cannon-Bard prevede che ci sia uno sviluppo quasi contemporaneo dell’emozione e del sentimento. Nel corso dei decenni ci sono state altre teorie delle emozioni che hanno incluso entrambe, le hanno ampliate e arricchite. Ve le ho presentate perchè fanno parte della storia delle neuoscienze e, soprattutto, fanno capire alcuni funzionamenti basilari del cervello.


Nella teoria di Damasio (grazie al conforto dei suoi stessi studi sperimentli), le emozioni compaiono prima dei sentimenti nel senso che l’emozione emerge qualche secondo prima del sentimento. Ma c’è dell’altro. E qui, se siete romantici, nel senso che vedete come “anche nel piccolo c’è il grande e il viceversa”, vi emozionate.

Le emozioni compaiono prima dei sentimenti anche da punto di vista evoluzionistico! Lo avevamo accennato nella parte 1: le emozioni sono repertori di sopravvivenza elementari più o meno semplici. È chiaro che un verme manifesta un repertorio meno complesso di una scimmia, sebbene entrambi stiano scappando da un predatore. Il sentimento di paura che emerge come correlato mentale dell’emozione che chiamiamo ‘fuga per mettermi in salvo’ compare solo dopo nell’evoluzione. Il verme, infatti, è improbabile che sperimenti il sentimento di paura. È, cioè improbabile che il verme senta la paura. Il serpente? È comunque improbabile! Il cane o la scimmia? Qui diventa interessante, perché sono animali a noi vicini (rispettivamente in termini di affetto e di evoluzione), ma anche qui… è improbabile che cane e scimmia abbiano dei sentimenti. Secondo Damasio, Craig e altri occorrono le strutture corticali filogeneticamente recenti affinchè emerga un sentire, un sentimento: in particolare l’insula anteriore e il prefrontale. La certezza non ce l’abbiamo, ma è importante indagare questo aspetto perchè diventa una questione etica: pensate solo all’etica degli studi sugli animali. Vi avevo anticipato nella parte zero che le neuroscienze possono arricchire l’indagine filosofica!

Al momento, comunque, sembrerebbe che questi sentimenti siano esclusività dell’homo sapiens sapiens (noi), non del cane, non della scimmia perchè “a queste creature mancano le strutture che rappresentano sottoforma di mappe cerebrali, le modificazioni che avvengono nell’organismo quando ci sono le reazioni emozionali”. Damasio sottolinea anche un’altara cosa “Queste creature mancano anche del cervello necessario a rappresentare l’anticipazione di tali modificazioni fisiche, capacità che potrebbe costituire la base del desiderio o dell’ansia” (pag ).

Vi chiedo di lasciare da parte osservazioni “ma il mio cane sente certamente”. Io sono il primo che si commuove di fronte alle emozioni del cane. Non so se quelle emozioni sono salgono al rango neuropsicologico di sentimento. Quello che vediamo (per esempio quanto forte sbatte la coda o la direzione in cui sbatte la coda o se ha la bava alla bocca e mi mostra i denti) essendo appunto visibili dall’esterno, sono emozioni, non sentimenti. I sentimenti (lo abbiamo detto una 70ina di righe sopra) sono fenomeni interni, intimi e privati.

Ora facciamo l’esempio dell’emozione ‘fame’. L’emozione ‘fame’ è una determinata fotografia corporea con quei parametri descritti nello scorso articolo (si abbassa la glicemia, il pancreas produce glucagone, le surrenali producono adrenalina e cortisolo, ecc). Ma quando lo stato corporeo emozione ‘fame’ giunge alle stazioni più alte, io sono cosciente dell’emozione fame e, se in più la consapevolizzo, posso dire “cavolo, ho fame”.

Facciamo l’esempio. Fate finta di stare in una stanza con un paziente in coma, che ormai non risponde più agli stimoli da diversi mesi. Il corpo funziona perfettamente (con qualche aiuto), ma per qualche motivo è in coma. La sua glicemia si abbassa. Il corpo, quindi, entra nell’emozione fame e il tronco encefalo e l’ipotalamo registrano questa condizione nelle loro mappe somatosensitive. In più, coerentemente con quello che è accaduto migliaia di volte in passato, le mappe motorie dicono al pancreas di produrre glucagone, al fegato di produrre glucosio e mille altri cambiamenti. Bene. Il povero paziente ha l’emozione fame, ma non è cosciente della fame. Non HA fame. Non può sentire la fame.

Continuiamo…

Immaginiamo che si svegli dal coma e colto di sorpresa piange e abbraccia i familiare che ormai lo davano per spacciato. [È chiaro che adesso ci sarebbero altre emozioni, altri paesaggi corporei (per esempio il cuore batterebbe più velocemente) ma per l’esempio facciamo finta che non cambia nulla]. Lui si sveglia e questa è la situazione: il corpo è sempre nell’emozione ‘fame’, lui ‘ha fame’ perché uscendo dal coma è rientrato in un normale stato di coscienza, con l’insula anteriore che torna in campo ricevendo quelle informazioni corporee emozionali della fame. Anche l’insula interviene nel processo di regolazione della macchina omeostatica scegliendo le risposte migliori. Quindi il paziente ha fame ma siccome la sua attenzione è rivolta totalmente altrove (è preso dai familiari che gridano al miracolo) non ha la consapevolezza del sentimento ‘fame’. Quando si calma la situazione il sentimento fame può essere attenzionato dalla consapevolezza e potrà dire “accidenti, ho fame”. Uso la parola “accidenti” per simboleggiare la differenza tra il sentimento cosciente della fame (“ho fame”) e la consapevolezza di tale sentimento (“accidenti, ho fame”).

Altra definizione di ‘sentimento’ di Damasio.

“Il sentimento è la rappresentazione mentale del corpo o di alcune sue parti come entità operanti in un modo particolare. È l’idea che il corpo sia in un certo modo (idea o pensiero o percezione). I sentimenti traducono nel linguaggio della mente lo stato vitale in cui versa l’organismo”. Quando si parla di stato vitale, dobbiamo immaginare lo stato fisiologico corporeo e l’interocezione, abbiamo detto più volte, rappresenta l’aspetto principale.

Ultima cosa…

Secondo Damasio, ogni sentimento è caratterizzato da 3 aspetti:

  • coscienza del corpo (già detto);
  • pensieri consoni.
  • certa modalità di pensiero.

Esempio

Il sentimento “tristezza” è costituito da:

  • percezione dell’emozione corporea tristezza
  • pensieri consoni, quindi pensare a cose negative
  • modalità di pensiero rallentata.

È questa triade che rende la teoria di Damasio differente da quella di altri. La sua triade comprende il corpo, anzi parte dal corpo! Nelle altre teorie il corpo non è menzionato, quindi i sentimenti sarebbero soltanto pensieri e modalità di pensiero. Quindi sarebbero come tutti gli altri pensieri. I sentimenti sono pensiero speciali perchè “la loro essenza consiste nei pensieri che rappresentano il corpo nel suo coinvolgimento in un processo reattivo” (pag 109). “Il contenuto essenziale dei sentimenti è la mappa di un particolare stato corporeo; il substrato dei sentimenti è l’insieme delle configurazioni neurali corrispondenti allo stato del corpo e dalle quali può emergere un’immagine mentale di quello stato. Essenzialmente, un sentimento è un’idea  – un’idea del corpo e , in particolare, un’idea di un certo aspetto del corpo, del suo interno, in determinate circostanze” (pag 111).

Per fortuna non percepiamo tutto del corpo (non potremmo!) ma “percepiamo alcune configurazioni chimiche el milieu interno, come sensazioni di fondo di energia, affaticamento o malessere”. Questi sono tutti percetti interocettivi.

William James (si quello della teoria di James-Lange esposta prima) diceva che

“quando sentiamo delle emozioni,
noi percepiamo in realtà degli stati corporei”

e Damasio aggiunge  che percepiamo coscientemente (poi anche consapevolmente se ci facciamo attenzione) mediante le aree somatosensitive; tra queste l’insula sembra la più importante.

 

Ecco qui parte successiva!

 

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L’errore di Cartesio
Emozione e coscienza
Alla ricerca di Spinoza

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A cura di Giandomenico D’Alessandro

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