Effetto dell’approccio manuale con tocco osteopatico sui correlati cerebrali dell’interocezione: uno studio di risonanza magnetica funzionale
Nel mese di Febbraio è stato pubblicato un importante studio osteopatico sulla rivista “Scientific Reports”. Il gruppo di ricerca è formato dall’osteopata clinicoricercatore Francesco Cerritelli della COME Collaboration onlus, Piero Chiacchiaretta, Francesco Gambi, Mauro Gianni Perrucci, Antonio Ferretti, Giovanni Barassi, Christian Visciano, Raoul Saggini dell’università di Chieti-Pescara e Rosa Grazia Bellomo dell’università di Urbino.
Gli autori hanno visto come cambiava l’attività dei correlati cerebrali dell’interocezione (in particolare il network dell’insula) in soggetti con lombalgia cronica durante l'”heart beat test” a seguito di trattamento osteopatico e trattamento placebo.
Che cos’è l’interocezione?
L’interocezione è lo stato fisiologico del corpo. Esso viene costantemente rappresentato in specifiche aree somatosensitive del nevrasse: dalla lamina 1 fino all’insula anteriore. L’interocezione è importante perchè è:
– la principale fonte di informazione su cui si basa il sistema vegetativo per regolare l’attività dei sistemi allostatici,
– la principale base neurofisiologica del senso del Sè.
Il senso del sè può essere indirettamente esplorato mediante vari test, tra cui l’heart beat test (spiegato dopo).
COME HANNO FATTO
I pazienti sono stati divisi in due gruppi di studio:
15 pazienti nel gruppo di osteopatia. I pazienti ricevevano 4 sedute settimanali della durata di 30 minuti l’una. L’osteopata utilizzava tecniche di bilanciamento ligamentoso, membranoso e fluidiche. Si tratta di approcci indiretti caratterizzati da tocco leggero che poggiano la loro specificità sul modello del punto di bilanciamento di Sutherland.
14 pazienti nel gruppo placebo. I pazienti ricevevano 4 sedute settimanali della durata di 30 minuti l’una. L’osteopata metteva le mani su aree standardizzate con un tocco leggero senza porre attenzione al corpo del paziente
I pazienti sono in cieco (non sanno a quale gruppo appartengono).
MISURAZIONI
Acquisizione di risonanza magnetica funzionale durante:
– Compito interocettivo: ‘Heart beat task’ – il soggetto conta in silenzio i propri battiti cardiaci senza “barare” (ad esempio, non poteva “prendersi il polso”). Doveva fare riferimento solo alla sensazione che emergeva dal corpo. Per chi di voi ha familiarità con il linguaggio che spesso ho utilizzato, i pazienti dovevano basarsi solo sul flusso delle informazioni bottom-up. Voi stessi provate in questo momento a percepir il vostro battito cardiaco… Alla fine si calcola la discrepanza tra il numero di battiti percepiti dal paziente e il numero dei battiti registrato oggettivamente con strumenti di rilevazioni posizioni sul corpo del paziente (in questo caso un pulsossimetro).
– Compito uditivo: il soggetto conta il numero di toni acustici che gli arrivano nelle cuffie (cuffie speciali e compatibili con la risonanza magnetica funzionale). Anche qui si confronta il numero di toni acustici riportati dal paziente con l’effettivo numero di toni acusitici inviati nelle cuffie. Si calcola, quindi, l’accuratezza.
Le misurazioni sono state effettuate:
– alla baseline prima del primo trattamento (T0) ;
– immediatamente dopo il primo trattamento (T1);
– alla fine dei 4 trattamenti (T2)
RISULTATI
Si è registrato un aumento statisticamente significativo nell’accuratezza del compito interocettivo dei soggetti del gruppo osteopatia rispetto a quelli del gruppo placebo, sia a T1 che a T2. In pratica, già dopo il primo trattamento (confermato anche alla fine delle 4 sedute) i soggetti facevano meno errori nel conteggio dei propri battiti cardiaci.
In pratica era migliorata l’accuratezza interocettiva. Questa cosa non è accaduta nei soggetti che hanno ricevuto il tocco placebo.
In entrambi i gruppi, non c’è stato alcun cambiamento nell’accuratezza del compito uditivo (cioè erano bravi/scarsi come prima nel contare i toni acustici).
I soggetti del gruppo osteopatia mostrano una riduzione statisticamente significatva del segnale BOLD nella corteccia anteriore del cingolo, nell’insula sinistra, nello striato sinistro, nel giro frontale medio alla fine delle 4 sedute durante il compito interocettivo.Il giro frontale medio mostra riduzione anche a T1, cioè dopo il primo trattamento durante il compito interocettivo.
Nessun cambiamento nelle immagini di risonanza in nessuno dei due gruppi mentre i soggetti erano impegnati nel compito uditivo.
CONSIDERAZIONI
Lo studio è robusto per questi motivi:
1) Il paradigma (che non vi ho descritto) dei due compiti è stato ben studiato per evitare qualsiasi artefatto.
2) Utilizzo di dati oggettivi (fMRI) e di confronto tra dati oggettivi e soggettivi (compiti interocettivo e uditivo)
3) Procedura placebo perfettamente adeguata alla modalità del controllo. Se dobbiamo essere super-critici (e proprio il primo autore del presente articolo mi ha abituato ad esserlo), mancando la descrizione di quel che è stato trattato nel gruppo osteopatia ci mancano dei dati per portare a termine il confronto fre le procedure dei due gruppi. Non mi riferisco solo a “quante volte è stata trattata la lombare” (dato che si tratta di pazienti con lombalgia cronica e quindi con aspettative su quella zona) ma anche “quante volte sono state spostate le mani nei 30 minuti”.
In merito a quest’ultimo aspetto, mi piacerebbe sapere quali aree sono state trattate e le sensazioni dell’operatore: non capita tutti i giorni di chiedere le sensazioni che un ostepata ha avuto mentre trattava pazienti dei quali abbiamo dati così unici. Questa cosa “collaterale” è possibile formalizzarla in una pubblicazione su una delle riviste specialistiche osteopatiche (dato che importa solo a noi)?
Non so se vi rendete conto della portata di questi risultati: vi è un cambiamento nelle aree più intime del paziente. Considerate che queste aree interocettive sono quelle “utilizzate” dal paziente quando risponde alle nostre domande “Come stai?”, “Com’è il tuo dolore?”, “Com’è andata dopo lo scorso trattamento?”. E, come detto all’inizio, sono le aree interocettive che hanno a che fare con la regolazione del sistema nervoso autonomo. E l’interocezione è la struttura portante dell’attività emotiva e cognitiva.
Complimenti a Francesco e a tutto il gruppo di ricerca!
p.s. = questo stesso gruppo di ricerca aveva già prodotto uno studio di risonanza magnetica funzionale, e si trattava di uno studio molto interessante! Infatti hanno testato se l’attenzione dell’operatore in qualche maniera cambiava l’attività corticale del paziente… e la risposta è… SI!
Qui lo studio sintetizzato, spiegato e analizzato!
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A cura di Giandomenico D’Alessandro