L’#epicondilite (o #gomitodeltennista) caratterizza i soggetti che hanno a che fare con ripetute attività di prensione e movimenti del polso. La letteratura scientifica non è chiara sul miglior approccio terapeutico da utilizzare. Da notare che gli studi prodotti fino ad ora guardano soprattutto al breve termine, denotando una visione “miope” che non tiene conto
della prevenzione e del costo economico delle ricadute.
Questo studio (link articolo originale http://bit.ly/Epicondilite_Corticosteroidi_TerapiaManuale) del 2013 pubblicato su ‘Archives of Physical Medicine and Rehabilitation’, mette a confronto gli effetti a breve e lungo termine dell’approccio farmacologico e della terapia manuale.
COME HANNO FATTO
82 soggetti con epicondilite unilaterale da più di 3 mesi con dolore di almeno 50/100 valu.tato con la scala VAS sono stati randomizzati in questo modo
– 41 hanno ricevuto iniezione di corticosteroidi
– 41 hanno ricevuto 8 trattamenti in un mese (tecniche ad energia muscolare a livello dell’avambraccio).
MISURAZIONI
Le misurazioni, effettuate all’inizio dello studio, dopo 6 settimane, dopo 6 mesi e dopo 1 anno, hanno riguardato:
– Forza di prensione senza dolore: si chiede al soggetto di esercitare una prensione con entrambe le mani fermandosi quando sente dolore al gomito interessatoo. Un dinamometro rivela la quantità di forza esercitata
– VAS (misurazione dell’intensità del dolore) durante un compito di prensione.
– Questionario su funzione e disabilità dell’arto superiore.
RISULTATI
– La forza di prensione senza dolore dei soggetti che hanno ricevuto le iniezioni di corticosteroidi era maggiore rispetto ai soggetti che hanno ricevuto la terapia manuale. Ma a 6 mesi e a 1 anno il risultato si capovolgeva.
– Stesso discorso per l’intensità del dolore durante il compito di prensione: i soggetti che hanno ricevuto la terapia manuale manifestavano minor dolore a 6 mesi e a 1 anno rispetto a quelli che hanno ricevuto le iniezioni di corticosteroidi.
– Nessuna differenza per quanto riguarda il questionario sulla funzione e la disabilità dell’arto superiore.
– Nessun effetto collaterale nel gruppo dei soggetti trattati con terapia manuale, 3 pazienti hanno riportato effetti collaterali in seguito a inizione di corticosteroidi.
CONSIDERAZIONI
– Studio che conferma quell’intuitiva verità nota a chiunque abbia un minimo di capacità di osservazione e senso critico rispetto ai fenomeni clinici: l’approccio farmacologico è più efficace a BREVE termine mentre l’approccio manuale lo è nel MEDIO e LUNGO PERIODO. Il motivo è banalissimo e questo caso lo esemplifica bene: l’iniezione locale agisce sull’ultimo anello della ‘catena causale’ che provoca il sintomo (l’infiammazione), ma nel medio e lungo periodo le cause non rimosse dell’infiammazione tornarno a “nutrire” l’infiammazione stessa e siamo punto e a capo. La terapia manuale, andando a migliorare la funzione muscolare dei muscoli interessati, agisce su cause antecedenti alla cascata infiammatoria. Il risultato è che l’effetto sia più lento ma più duraturo.
– Il fatto che gli efffetti collaterali ci siano stati solo nel gruppo delle iniezioni dei corticosteroidi penso non meriti alcuni tipo di commento. Aggiungo solo che il cortisone usato in maniera locale si è dimostrato più volte essere in grado, nel medio-lungo periodo, di “ragalare” più danni dei benefici.
– Allo stesso tempo, da clinico (e da paziente) mi rendo conto che quando c’è di mezzo il dolore la sola cosa che vogliamo è che esso vada via immediatamente; tuttavia esistono tecniche manuali in grado di dare un beneficio immediato al paziente (ma non era oggetto di questo lavoro).
– Punto di vista dell’ #osteopatia: da osteopata rabbrividisco all’idea che sia stato applicato un PROTOCOLLO di tecniche LOCALI.
Ma questa è un’altra storia.
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A cura di Giandomenico D’Alessandro